UE: quote obbligatorie di migranti tra i Paesi o salta Schengen

26 Gennaio 2016, di Alessandra Caparello

AMSTERDAM (WSI) – Ancora forti le tensioni tra i paesi dell’area euro sulla questione dell’emergenza migranti che mette in bilico l’esistenza del trattato di Schengen, parte dell’identità europea.

La miccia si è accesa quando nelle ultime settimane diversi paesi come Francia, Germania, Svezia, Danimarca e Croazia hanno deciso di chiudere le frontiere bloccando così l’arrivo dell’ondata di profughi dalla Grecia. Così  i ventotto ministri degli interni dell’Ue si sono riuniti ad Amsterdam per cercare una via d’uscita.

Alcuni stati europei hanno invitato la Commissione europea a preparare le procedure per l’attivazione dell’articolo 26 dell’ambito del codice Schengen che prevede la possibilità per uno o più paesi di estendere i controlli alle frontiere interne, fino a due anni. Commenta così  a caldo la ministra dell’Interno dell’Austria, Johanna Mickl Leitner:

“Schengen sta per saltare. Ciascuno è consapevole che l’esistenza dello spazio Schengen è in bilico, e che deve succedere qualcosa velocemente”.

Ma potrebbe esserci una soluzione diversa, tanto voluta sia dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che dal nostro Premier Matteo Renzi e riguarda la redistribuzione in maniera equa dei migranti tra tutti i paesi dell’area euro, con un sistema di quote automatiche e obbligatorie. Ma l‘incognita maggiore è la Grecia che avrà tre mesi di tempo per riprendere il controllo delle frontiere e registrare tutti i richiedenti asilo. Il rischio: il ritorno dei confini, la chiusura della Grecia  e i rifugiati che rimarranno in terra ellenica.

“Faremo pressione sulla Grecia perché faccia i compiti” – così il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere, all’arrivo ad Amsterdam per il vertice Ue su migranti e Schengen. “La Grecia deve rinforzare le risorse (alle frontiere) e accettare aiuto” – chiosa il ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner.

Anche il ministro degli Interni italiano Angelino Alfano ha affermato:

“A tutti quelli che credono che per l’Italia la soluzione sia chiudere Schengen  al di là dei principi generali, dico: ma si rendono conto o no che non possiamo mettere il filo spinato nel mar Mediterraneo e nemmeno nell’Adriatico e il danno economico sarebbe enorme?”.

Intanto, il Corriere della Sera riporta indiscrezioni secondo cui nei colloqui della delegazione italiana con Germania e Austria è trapelata la richiesta di sospendere Schengen per sei mesi “fino a quando i numeri dei migranti non si ridurranno in maniera concreta”. La Stampa scrive poi un articolo dal titolo più che indicativo:  Per l’Italia l’incubo si chiama Balcani: “Se tutti chiudono 400 mila in arrivo”

Il quotidiano scrive:

Ancora peggio potrebbe essere se altri chiudessero la rotta balcanica. Il rischio, visto da Roma, è che i migranti potrebbero tornare a traversare il mare. Oppure che da Grecia e Croazia potrebbero riversarsi verso i porti di Ancona e Bari. E allora sì che sarebbero guai. Ci troveremmo a dover accogliere 200 o 300 o 400 mila persone.  Stime al ministero dell’Interno non ne fanno. «Discorsi assolutamente prematuri. Ci sono troppe incognite».