Ue: Italia rischia misure aggiuntive dopo la manovra

12 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

(in aggiornamento)

Roma – Azioni aggiuntive saranno richieste” anche all’Italia se, “per esempio, le entrate da una migliorata tax compliance saranno minori di quanto previsto”. E’ quanto si legge nel Rapporto 2011 della Commissione europea sulle Finanze pubbliche. Contestualmente, la stessa Commissione ha reso note le stime sul nostro paese: nel 2011, l’Italia assisterà a un deficit al 4% e a un debito a 120,3% nel 2011, mentre nel 2012 il disavanzo calerà al 3,2% e il debito segnerà una flessione 119,8%.

Per riportare il debito pubblico al 60% del Pil, come richiede il Trattato di Maastricht, nell’arco dei prossimi 20 anni l’Italia dovrà realizzare un aggiustamento “significativo”, ma inferiore a quello richiesto a Irlanda, Grecia, e anche a Gran Bretagna, Spagna e Francia.

“Uno sforzo di consolidamento significativo, superiore a 5 punti percentuali del Pil, sarebbe necessario per Italia, Paesi Bassi, Ungheria, Austria e Belgio” si legge nella sezione del documento dedicata all’aggiustamento dell’avanzo primario strutturale necessario da qui al 2030 per riportare il debito al 60% del Pil.

In media per tutti i paesi dell’Ue lo sforzo richiesto è di 5,3 punti percentuali, mentre per un altro gruppo di paesi tra cui Irlanda, Grecia, Gran Bretagna, Spagna e Francia il consolidamento richiesto è di “almeno 6 punti percentuali”.

La proiezione sul deficit greco è di 9,5% quest’anno e 9,3% il prossimo, accompagnati da un debito pubblico pari rispettivamente a 157,7% e 166,1% del Pil.

A livello aggregato di zona euro, il disavanzo è proiettato a 4,3% quest’anno e 3,5% il prossimo, mentre le indicazioni sul debito sono pari a 87,9 per il 2011 e 88,7 sul 2012.

La strategia europea in materia di consolidamento dei conti pubblici, scrive ancora il documento della Commissione, non è in alcun modo messa in causa dalle tensioni che affliggono i mercati finanziari. “L’approccio europeo di un consolidamento di bilancio differenziato e graduale resta valido di fronte alle persistenti turbolenze sui mercati e all’elevato grado di incertezza sul ritmo della ripresa” si legge in un comunicato del commissario per gli Affari economici e finanziari Olli Rehn.

La Commissione non lavora affatto sullo scenario di un default greco, risponde poi Rehn in occasione del briefing con la stampa.

“Gli Stati membri attualmente sotto pressione sui mercati devono continuare a perseguire i propri obiettivi di bilancio e se necessario adottare misure aggiuntive. I Paesi che hanno invece ancora margine di manovra devono lasciare agire gli stabilizzatori automatici per controbilanciare gli effetti del rallentamento della ripresa” conclude il testo dell’esecutivo Ue.

La Commissione prevede in ogni caso che il debito pubblico della zona euro continuerà a salire e raggiungerà l’88,7% del pil nel 2012, un aumento di oltre 20 punti dal 2007, quando era a quota 66,3%.

Moody’s vede nero nel futuro greco

“Le ipotesi che la Grecia possa fallire a causa del debito pubblico sono cresciute di nuovo”. Lo sostiene in una nota Melanie Bowler, analista di Moody’s, secondo la quale “la crisi dovuta al debito sovrano dell’area dell’euro è ancora lontana da trovare una soluzione”. L’analista aggiunge che “la sospensione dei colloqui sul salvataggio della Grecia tra l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale la scorsa settimana non ha fatto bene al mercato dei titoli di stato”. Il quadro complessivo, inoltre, risente delle “preoccupazioni per i dati deboli sul terzo trimestre attesi nel corso della settimana”.

Berlino corregge il tiro

In questo quadro, alla luce dell’intervista del vice cancelliere tedesco che ipotizzava un default greco, Berlino ribadisce che il Trattato Ue non contempla l’uscita di un paese membro dall’euro e che “la Germania vuole che la Grecia rimanga nell’euro”. E’ quanto ha precisato un portavoce del ministero dell’Economia tedesco sottolineando che “il nostro obiettivo è la stabilità dell’area euro”.

Il portavoce del cancelliere Angela Merkel ha ribadito che la Germania dà per scontato che “la Grecia stia facendo tutto il necessario per implementare il piano di austerità per la correzione dei conti pubblici”.

E tuttavia, il portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble riferendosi alla Grecia poco dopo ha detto: se la troika verificasse che gli
impegni presi dalla Grecia non sono stati rispettati, “allora il pagamento della seconda tranche (di aiuti) dovrebbe essere discusso nuovamente”