UBS-PARMACRACK: BONDI BATTE CASSA

31 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – Il commissario di nomina governativa Enrico Bondi ha iniziato una serie
di coraggiose e doverose azioni di responsabilità nei confronti delle
banche d’affari che, a suo dire, hanno contribuito al default della
Parmalat.

Una delle azioni più pesanti è stata intrapresa nei confronti della
svizzera Ubs (presieduta da Marcel L. Ospel) responsabile, secondo il
commissario, dell’operazione del bond Totta. In sostanza un’emissione
obbligazionaria del gruppo Parmalat da oltre 400 milioni di euro, per
290 milioni utilizzati per sottoscrivere obbligazioni della banca
portoghese Totta, con la clausola di esonero dal rimborso in caso di
default della stessa Parmalat. Ciò significa che a fronte di un
indebitamento effettivo di oltre 400 milioni di euro, nelle casse del
gruppo di Collecchio, già in evidente affanno, sarebbero finiti poco più
di 100 milioni di euro di denaro fresco.

Naturalmente le commissioni
percepite da Ubs sarebbero state piuttosto elevate e trattenute
direttamente sul ricavato dell’emissione.
Chi sarà chiamato a giudicare si formerà il suo libero convincimento, ma
il mercato internazionale ha già un’opinione decisamente negativa nei
confronti degli istituti di credito che hanno montato, organizzato e
partecipato a simili operazioni. Un autorevole commentatore
internazionale, senza peli sulla penna, ha scritto che le banche possono
difendersi solo sostenendo di essere state «finanziariamente ignoranti,
incapaci di leggere un bilancio e sprovviste dell’istinto del
banchiere».

Stupisce, quindi, che il ministro dell’Economia Domenico
Siniscalco, nella prima emissione obbligazionaria dopo il taglio del
rating del debito pubblico italiano, si sia rivolto anche all’Ubs,
accusata di illegalità da un commissario governativo. Se la sanzione
peggiore per un intermediario finanziario è la perdita di reputazione e
conseguentemente di clienti, non fa buona impressione che un dicastero
si sia avvalso dei servizi di chi ha in corso un pesante contenzioso con
un altro organo pubblico e, di fatto, con molti piccoli investitori
italiani. Per la cronaca il collocamento dei titoli di Stato sindacato
da Ubs non ha riscosso un grande successo.

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