UBS: FISCO USA CHIEDE NOMI DI 52 MILA CONTI SEGRETI, MA LA BANCA DICE NO

20 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

– Ubs si prepara a un braccio di ferro con il fisco americano: le autorità statunitensi presentano un’azione legale nella quale chiedono a un giudice federale di costringere la banca svizzera a fornire informazioni su 52.000 conti segreti intestati ad americani. Ma Ubs non ci sta e annuncia la propria intenzione di «contestare vigorosamente» in tribunale la richiesta: le informazioni oggetto dell’azione legale – spiega l’istituto in una nota – sono protette dalla legge sulla privacy finanziaria svizzera e la giustizia americana, nell’esprimersi, deve tenere conto delle leggi straniere.

A poche ore dall’accordo raggiunto fra le autorità americane e Ubs, in base al quale la banca ammettendo le proprie responsabilità si era impegnata a pagare 780 milioni di dollari e a svelare i nomi di 250 americani, il Dipartimento della Giustizia statunitense annuncia un’azione legale per costringere Ubs a rivelare all’Internal Revenue Service, il fisco americano, informazioni su 52.000 clienti Usa, per un totale di 14,8 miliardi di dollari, che hanno tenuto illegalmente i loro conti segreti al governo americano: secondo le autorità, l’azione legale è l’unico modo per ottenere le informazioni necessarie per perseguire gli americani “evasori”. Ma proprio l’accordo raggiunto ieri offre a Ubs – spiega la stessa banca respingendo la richiesta di fornire informazioni – delle argomentazioni per contestare la richiesta che «riguarda informazioni su un numero sostanziale di conti segreti intestati ad americani presso Ubs in Svizzera, dove le informazioni sono protette dalla legge elvetica».

L’accordo fra Ubs e le autorità americane ha da subito aperto un ampio dibattito perché si è trattato di una decisione senza precedenti che rischia di far vacillare l’istituzione elvetica del segreto bancario. Ieri l’Autorità federale svizzera dei mercati finanziari (Finma) ha acconsentito all’accordo con gli Usa, spiegando che in gioco c’era la sopravvivenza della stessa Ubs: le conseguenze di un «minaccioso procedimento penale» a carico della banca di Zurigo – ha detto la Finma – avrebbero potuto essere «drammatiche» per l’istituto di credito e il sistema bancario elvetico. Ieri sera il ministro delle Finanze svizzero, Hans-Rudolf Merz, ha rincarato la dose, spiegando che il dipartimento di Giustizia americano, in assenza di un accordo entro il 18 febbraio, aveva minacciato un’incriminazione a carico di Ubs, che avrebbe messo a rischio l’esistenza della banca e danneggiato l’intera economia del Paese.

La Finma ha approvato il compromesso, spiegando che un mancato accordo con gli Usa avrebbe potuto mettere a repentaglio la liquidità, e dunque l’esistenza stessa, della banca. Per scongiurare la minaccia, la Finma ha ordinato a Ubs l’immediata consegna di un «circoscritto numero di dati di clienti, che ha inoltrato alle autorità Usa», afferma la nota. L’apertura tuttavia rischia di aprire un breccia alle numerose richieste di far cadere il segreto bancario da parte di molti Paesi, che vedono nella normativa svizzera uno scudo per l’evasione fiscale. La Commissione europea, per esempio, potrebbe chiedere di estendere alla Svizzera la richiesta di maggiore trasparenza sui conti dei cittadini dei 27 Paesi membri. Inevitabili, dunque, le preoccupazioni per il futuro del settore bancario elvetico: il punto di forza della ‘cassafortè svizzera, che al contrario degli Usa non punisce penalmente l’evasione fiscale, è proprio la confidenzialità delle informazioni relative a chi apre un conto in una banca della confederazione, nei confronti dei privati e delle amministrazioni, sancita dalla legge sulle banche che risale al 1934.

La Svizzera è così riuscita ad attrarre il 27% di tutti i conti offshore detenuti a livello globale. Lo stesso Merz ha messo le mani avanti: il segreto bancario resta intatto – ha ribadito – ma, come previsto dalla normativa svizzera, non copre coloro che si macchiano di frode fiscale che, a differenza dell’evasione, è un reato in Svizzera. E il presidente di Ubs, Peter Kurer, ha spiegato che il contenzioso con gli Usa era «chiaramente legato a un caso di frode fiscale», dato che alcuni clienti americani della banca avevano reso per iscritto false dichiarazioni. Numerosi quotidiani svizzeri, tuttavia, hanno commentato con preoccupazione la vicenda. Il ‘Neue Zuercher Zeitung’ parla di «kapitulation», e descrive la piazza finanziaria elvetica con le spalle al muro. «Washington frattura il segreto bancario svizzero», ha reagito La Tribune de Geneve, mentre Le Temps titola: «Ubs cede alle pressioni americane».

Copyright © Il Sole 24 Ore. Riproduzione vietata. All rights reserved

parla di questo articolo nel Forum di WSI