UBS e Barclays: “Banche nei guai”

29 Luglio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il giorno X è arrivato: da lunedì nulla sarà come prima per le banche europee. Gli stress test che vengono pubblicati oggi, esami sulla resistenza patrimoniale alle crisi dei 51 principali istituti di credito del contiente, dovrebbero mettere in luce le carenze di capitale MPS, e forse anche di Commerzbank e Deutsche Bank, che appaiono quelle più pericolanti di tutte.

Non è affatto il caso di UBS che ha battuto le attese quando ha pubblicato una trimestrale positiva proprio oggi, ma il suo top manager non ha grandi aspettative per il futuro. L’istituto svizzero ha archiviato il secondo trimestre con utili netti pari a 1,03 miliardi di franchi svizzeri, più dei 680 milioni previsti dagli analisti,

L’AD Sergio Ermotti ha però espresso parole ben poco incoraggianti per il business futuro del settore bancario e degli investimenti in generale. Sia dal punto di vista macro che geopolitico, dice Ermotti, “c’è ben poca chiarezza sul futuro”. “Non vedo alcun segnale confortante nel prossimo futuro”.

Gli fa eco il Ceo di Barclays, secondo cui sono tempi difficili per il settore. “Le banche europee sono messe a dura prova”, ha detto alla CNBC Jes Staley nel giorno in cui verranno pubblicati gli stress test dell’Eba sulle banche europee con più di 30 miliardi di euro di attivi. Di queste cinque sono italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, UBI Banca e la già citata Mps).

L’incertezza, le tensioni geopolitiche e la volatilità, spiega il Ceo della banca svizzera, provocano un’avversione al rischio dei clienti e questo atteggiamento è destinato a rimanere tale ancora per diverso tempo. Il volume delle operazioni, per esempio, è molto basso a causa dei fattori sopra citati.

L’effetto dell’incertezza generale e dei tassi bassi o sotto zero, che compromettono la redditività, si sta facendo sentire sugli affari di tutte le banche europee, come dimostrano gli ultimi conti fiscali pubblicati. Gli utili sono minacciati, le sofferenze in portafoglio preoccupano e i clienti più benestanti riducono il numero di operazioni eseguite, per evitare di correre troppi rischi in un contesto di mercati altamente volatili.

“Non stiamo nemmeno spingendo i clienti a effettuare transazioni, perché l’avversione al rischio è troppo alta”: così ha detto Ermotti all’emittente tv CNBC.