TUTTI ALLA FINESTRA ASPETTANDO FED E FONDI

24 Giugno 2003, di Redazione Wall Street Italia

da Affari & Finanza

Milano. E’ il tempo della bonaccia. Della mancanza di vento nelle vele, con i marinai che stanno sul ponte a leggere romanzi o a guadare l’orizzonte. Delle quotazioni che un giorno vanno su dello 0,20 e che il giorno dopo arretrano dello 0,30, per poi tornare magari su dello 0,40. Insomma, bonaccia su tutto il fronte. E quindi anche di una certa noia. “Questo bel rialzo si sta sgretolando, commentava qualche giorno fa un broker che lo ha cavalcato sin dall’inizio e che si è fatto così un sacco di soldi.

Il rialzo sta cedendo un po’ per stanchezza fisica. Dopo tanto correre non si sa più bene dove andare ancora. Un po’ perché i dati che arrivano dall’economia continuano a essere ambigui. E sono chiari solo su un punto: in America, forse, ci sarà un po’ di ripresa (anche se non è facile capire quanto sarà grande o piccola), in Europa invece non ci sarà proprio niente. Anzi, quest’anno si rischia di fare quasi peggio dell’anno scorso.

E se l’Europa è andata su lo si deve non certo alle buone prospettive economiche (che non ci sono) quanto al fatto che le piazze del Vecchio Continente si sono fatte trascinare, come sempre, da Wall Street. Non è escluso, quindi, che una mattina si sveglino e si accorgano di aver fatto troppa strada in avanti.

Il cuore di tutto è e rimane l’America. Ma è proprio da quella piazza che arrivano i segnali più ambigui e incerti. Ogni giorno escono sondaggi, indici, super-indici, dati sulle vendite, dati sull’inflazione, ma il panorama è sempre quello. Tutto sembra tenere, miracolosamente. Tranne una cosa: l’occupazione. L’occupazione non cresce. Anzi, mostra continui segni di cedimento, anche se magari meno grandi di qualche trimestre fa.

E tutti sanno che senza una decisa ripresa dell’occupazione, che vuol dire buste paga, soldi da spendere, è impossibile avere una vera ripresa. Ma, se l’occupazione è il cuore della futura ripresa americana, proprio quel cuore non batte, ansima, va a sbalzi.

E allora, in questo clima ambiguo e perplesso, affiorano dubbi di tipo amletico, francamente non risolvibili. Come quello che si sta avvicinando. Mercoledì prossimo, il 25 giugno, la Federal Reserve di Alan Greenspan dovrà decidere se tagliare oppure no i tassi di interesse. E gli operatori hanno attraversato tutti gli scenari possibili. Prima erano convinti che la Federal Reserve avrebbe dato prova di grandissimo coraggio decidendo di tagliare addirittura di 50 basis point, poi hanno pensato che sarebbe già stato un bell’affare vedere un taglio di 25 basis point, poi hanno detto che non avrebbe tagliato proprio niente. Infine sono tornati a sperare che tagli davvero 50 basis point. Mai, forse, si è arrivati alla vigilia di una riunione della Federal Reserve in un clima così incerto.

Ma l’incertezza è ancora più generale. Ecco, infatti, il dubbio amletico. Se Greenspan taglia di 50 basis point, che cosa dobbiamo pensare, dicono i broker? Che ci vuole aiutare, certo. Ma, se taglia di 50 basis point, dopo tutti i tagli che ha già fatto (dieci o dodici), allora vuol dire che la situazione è davvero grave, difficile. Ma, se la situazione è questa, che cosa stiamo qui a fare con i titoli in mano?

E se dovesse tagliare solo di 25 basis point, che cosa dobbiamo pensare? Che, forse, nemmeno la Federal Reserve capisce bene a che punto siamo del guado. Insomma, siamo, come sempre da un anno a questa parte, sospesi fra l’inferno e il paradiso. Né di qui né di là.

E allora che cosa si fa? Si compricchia e si vendicchia. Ma, quando si può, si cerca di vendere, di alleggerire i portafogli. A Wall Street un po’ tutti hanno chiaro in mente che se la ripresa americana sarà quello che si dice, e cioè modesta, allora i titoli hanno già fatto fin troppa strada. Insistere ancora, andare avanti, forzare questi livelli vorrebbe dire andare a cercarsi grande sul serio. Vorrebbe dire costruire con le proprie mani un’altra bolla che poi non potrebbe che esplodere, come è già accaduto, seminando perdite e disastri.

Insomma, mercati dentro la grande bonaccia e incerti, perplessi. Con due sole punti fissi, due ancoraggi, a questo punto. Il primo è appunto la riunione del 25 giugno della Federal Reserve: mercoledì si vedrà se la Fed ha le idee più chiare dei mercati o se naviga dentro la stessa nebbia. Quindi, aspettiamo almeno fino al 25 giugno.

Il secondo ancoraggio dei mercati è il 30 giugno, cinque giorni dopo. Il 30 giugno i fondi e le gestioni patrimoniali chiudono i loro conti del secondo trimestre del 2003 e del primo semestre. Grazie all’ultimo rialzo sono in condizioni, per la prima volta dopo tanto tempo, di presentarsi ai loro clienti con dei bilanci abbastanza buoni, positivi. Quindi è chiaro, si dice, che fino al 30 giugno non può accadere niente di grave. Insomma, fino al 30 giugno ci arriviamo tutti, più o meno.

Dopo, si tratterà di vedere che cosa succede. Fondi e gestioni, insomma le mani forti, terranno duro oppure molleranno il mercato e si metteranno alla finestra in attesa di buone notizie dal mondo dell’economia e delle imprese? Ecco perché, nel dubbio, qualcuno comincia a vendere. Non si sa mai.

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