Turchia, finisce impero Erdogan. Sorpresa Partito pro-curdi. Mercati: crollo Borsa e lira

8 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Sell sulla lira, che è scesa al minimo storico nei confronti del dollaro, dopo che il partito del premier Erdogan ha perso la maggioranza di governo, per la prima volta dal 2002. La prospettiva è la formazione di un governo di coalizione.

La valuta turca è crollata oltre -5%% a 2,8096 per dollaro, al valore più basso di sempre. L’indice Istanbul 100 è sceso -6% dopo essere scivolato in avvio di seduta più dell’8%. I tassi sui bond governativi a 10 anni sono volati di 44 punti base al 9,76%, testando il valore più alto dall’ottobre del 2014 (in base ai valori di chiusura). I cds a cinque anni sono saliti di 15 punti base a quota 234, segnando l’aumento maggiore dallo scorso dicembre.

La Banca centrale turca è intervenuta per sostenere la valuta e ha così tagliato i i tassi sui depositi a medio termine in valuta estera. In particolare, il tasso di interesse dei depositi in dollari è stato ridotto dal 4 al 3,5% e quelli in euro dal 2 all’1,5%. La decisione è stata presa “in seguito ai recenti sviluppi globali e locali”, ha reso noto la Banca centrale turca.

Una nuova era per la Turchia? Nigar Göksel e Hugh Pope, analisti dell’associazione The International Crisis Group, identificano i cinque punti principali che derivano da questo risultato elettorale.

1) Dopo 12 anni al potere, il vento è cambiato per il presidente Erdogan.

2) La democrazia funziona, anche per i curdi.

3) Il risultato potrebbe aiutare a porre fine alle rivolte del PKK.

4) Per un po’ ci sarà incertezza sul fronte politico del paese.

5) Ma la Turchia non tornerà ai giorni bui degli anni ’70 o ’90.

Il partito del premier Recep Tayyip Erdogan -AKP – di orientamento islamico moderato rimane primo partito, ma perde 9 punti rispetto alle politiche del 2011, e ottiene il 40,86% dei voti e 258 seggi, stando ai primi risultati preliminari.

Il risultato è decisamente lontano dal permettere a Erdogan di realizzare il suo progetto presidenziale, che prevede un emendo alla Costituzione, realizzabile con almeno 300 seggi. Il numero dei seggi non arriva neanche a quota 276, condizione sine qua non per un governo a un solo partito.

Successo per il Partito della Democrazia dei Popoli pro-curdo (HDP), che ha superato la soglia del 10% dei voti, soglia necessaria per entrare in Parlamento, contribuendo alla perdita della maggioranza del partito di Erdogan. L’HDP ha ottenuto il 13,12% dei voti e 80 seggi, al quarto posto. Il CHP, primo partito di opposizione (Partito Repubblicano) ha ottenuto il 24,96% dei voti, con 132 seggi. Il partito nazionalista MHP è al terzo posto, dopo avere ottenuto il 16,29% dei voti e 80 seggi. [ARTICLEIMAGE]

In teoria questi tre partiti potrebbero formare una coalizione di governo, ponendo fine all’era Erdogan. Se un nuovo esecutivo non si formerà nell’arco dei prossimi 45 giorni, il paese dovrà tornare al voto. Indicativa la dichiarazione di Devlet Bahceli, leader del partito nazionalista MHP, visto come il premier di ogni qualsiasi coalizione. “La prima possibilità è una coalizione tra il partito AKP e il partito pro-curdi HDP. Il secondo modello può consistere in una coalizione tra AKP, CHP e HDP. Se tutti questi scenari falliscono, allora bisogna tornare al voto”.

Arriva intanto la dichiarazione del vice premier del governo Erdogan, che afferma invece che il voto anticipato è una possibilità remota, e che il partito di Erdogan cercherà di formare una coalizione.

Il maggior partito di opposizione arrivato secondo, il CHP, ha reso noto invece di essere pronto a formare una coalizione se gli altri partiti decidono di essere coerenti con quanto promesso in campagna elettorale, e dunque di non formare un governo con il partito di Erdogan.

L’astro nascente di queste elezioni è senza ombra di dubbio Selahattin Demirtas, 42 anni, noto come “Selocan” (mio caro Selo) dai suoi sostenitori. Demirtas è stato target di continui attacchi da Erdogan, che lo ha chiamato “bel ragazzo”, e anche “infedele”, dal momento che Demirtas ha promesso di abolire il direttorio degli Affari religiosi del governo; Demirtas è curdo ed è nato a Elazig, nella città a sud est della Turchia a maggioranza curda. [ARTICLEIMAGE]

Stando ai dati di Bloomberg, la lira turca si è indebolita -15,6% quest’anno nei confronti del dollaro, segnando la flessione più forte tra le 24 valute dei paesi emergenti monitorate da Bloomberg, dopo il real brasiliano. Il Pil del paese dovrebbe salire nel 2015 del 3,2%, dopo essere salito a un tasso +5% negli anni in cui il partito di Erdogan ha governato da solo. Il tasso di disoccupazione oscilla vicino al record in sei anni e l’inflazione è al di sopra del target fissato dalla banca centrale, dal 2011.

Unione europea soddisfatta- Comunicato congiunto di Federica Mogherini, Alto rappresentante per gli Affatri esteri, e Johannes Hahn, commissario per l’allargamento europeo. Dal comunicato risulta che l’Ue è soddisfatta del fatto che il popolo turco abbia bloccato le ambizioni di Erdogan.

“Le elezioni generali della Turchia del 7 giugno si sono svolte con una affluenza record, pari all’86%; un chiaro segnale della forza della democrazia turca. Il fatto che tutti i partiti politici più importanti abbiano ottenuto la rappresentanza nel nuovo Parlamento è di particolare importanza. (Lna)