Società

TROPPI UTILI
PER LE MAJOR
DEL PETROLIO

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) –
L´entrata a piedi uniti del ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani contro il rialzo dei prezzi della benzina deciso venerdì dall´Agip è solo l´ultima goccia nel mare di polemiche che stanno travolgendo i big del petrolio. Vittime, per ironia della sorte, del loro stesso successo. Le sette sorelle del greggio mondiale (Exxon, Bp, Shell, Chevron, Conoco, Total ed Eni) hanno chiuso il 2006 inanellando l´ennesimo record di utili: in tutto 141 miliardi di dollari, il 6% in più dell´anno precedente.

Nessuno però ha avuto il tempo di festeggiare. La pioggia d´oro, 400 milioni al giorno, che sta riempiendo le loro casse si è trasformata ormai da tempo in un (dolcissimo) boomerang. Consumatori e politici sono sul piede di guerra: «Sono guadagni eccessivi – dicono – gonfiati dal fatto che i big del settore non investono nella ricerca di nuovi giacimenti, spingendo in alto il costo del barile». E dagli Stati Uniti alla Francia, dall´Italia alla Gran Bretagna, si moltiplicano le pressioni per “calmierare” questo pieno di profitti.

APPENA 299 TITOLI QUOTATI SU BORSA ITALIANA, BEN 5.964 TITOLI QUOTATI SU NASDAQ E NYSE. CHE ASPETTI? E QUI SU WALL STREET ITALIA TROVI LE QUOTAZIONI IN TEMPO REALE E IL BOOK A 15 LIVELLI DI TUTTE LE AZIONI AMERICANE! CLICCA SU TotalView ALL’INTERNO DI INSIDER

L´affondo sull´Agip – che ha varato il ritocco dei prezzi alla pompa proprio mentre la controllante Eni annunciava un utile record di 9,2 miliardi – è la fotografia esatta dei problemi d´immagine dei giganti del greggio. Al cane a sei zampe, tutto sommato, è andata ancora bene. In Italia nessuno ha fatto troppe polemiche per i suoi risultati. L´azionista di riferimento, il Tesoro, tace, forse perché stacca ogni anno un generoso dividendo. Anche la ramanzina di Bersani – ieri estesa alle altre compagnie («abbiamo tanti conti aperti con loro, c´è una forbice tra il prezzo del carburante al netto delle tasse di altri paesi europei e il nostro», ha detto) ha pochi effetti pratici. Vale come discreta moral suasion, un cartellino giallo a futura memoria.

Ai concorrenti dell´Eni è andata peggio. Gli Usa sono il paese in cui l´intervento sulle major del petrolio è stato finora più incisivo. Nemmeno Bush – legato a filo doppio con la lobby del greggio – si è potuto permettere di rimanere con le mani in mano. La Camera ha già varato una norma che elimina gli aiuti fiscali all´estrazione sul territorio Usa e penalizza le società che si rifiutano di rinegoziare le concessioni avute per un pugno di dollari a fine anni ´90. E il nuovo Congresso a maggioranza democratica sta già preparando nuovi interventi, con l´obiettivo di dirottare sulle energie rinnovabili i soldi sottratti ai colossi petroliferi.

Gli utili della Total sono diventati in Francia argomento di dibattito della campagna presidenziale, infiammando lo scontro tra i candidati. «La mia idea è di tassare un po´ di più chi ha più soldi a favore di chi fatica ad arrivare a fine mese – ha proclamato la candidata socialista Royal Ségolène – e ho in mente un tassa per le compagnie petrolifere più ricche». Un presa di posizione che le ha meritato una bacchettata di Sarkozy: «È semplicemente un´assurdità», ha liquidato la questione il suo rivale alle elezioni.

Le sette sorelle – dall´alto della loro montagna di profitti – tendono a snobbare la marea montante di proteste. Il prezzo del petrolio, sottolineano, è volatile. Oggi è a 60 dollari il barile, ma nessuno si scorda di quando, 10 anni fa, viaggiava a 10 dollari. I “grandi vecchi” del settore non hanno dimenticato nemmeno l´amara esperienza degli anni ´70, quando il barile viaggiava nella stratosfera e sono stati avviati investimenti mastodontici. Una scelta pagata carissima qualche anno più tardi con gli impianti che sono entrati a pieno regime nel momento in cui il petrolio era scivolato ai minimi.

Copyright © La Repubblica per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved