Troppe truffe, l’Italia dei furbetti

6 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Megatruffa nel settore dei prodotti biologici scoperta dalla Guardia di finanza. I militari del comando di Verona hanno sequestrato oltre 700 mila tonnellate di prodotti alimentari falsamente biologici che venivano commercializzati e scoperto un giro di fatture false per oltre 200 milioni di euro. Sei le persone arrestate.

Gli arresti, disposti dal gip di Verona, sono stati eseguiti a nella citta’ veneta e a Ferrara, Pesaro Urbino e Foggia. L’indagine riguarda una gigantesca frode nel settore della vendita di prodotti biologici e ha portato anche al sequestro di oltre 2.500 tonnellate di merce (frumento, favino, soia, farine e frutta fresca) spacciata per biologica. Secondo le indagini, i sei arrestati hanno immesso sul mercato una quantita’ di prodotti falsamente biologici che corrispondono al 10% dell’intero mercato nazionale.

Evasori, truffatori, ladri: tanti sono i furbetti che in Italia cercano la scorciatoia per non pagare le tasse, per frodare il fisco o per appropriarsi di quello che non hanno guadagnato con il sudore della fronte.

Un fenomeno fastidioso e pericoloso che pero’ sempre piu’ spesso – grazie al lavoro delle forze dell’ordine e di tanti cittadini onesti – viene smascherato.

Nella giornata di ieri i carabinieri del Comando Politiche Agricole e Alimentari e del Comando Provinciale di Reggio Calabria stanno eseguendo 12 misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di persone accusate a vario titolo di truffa e falso per il conseguimento di fondi comunitari. I provvedimenti cautelari scaturiscono da indagini svolte dai Carabinieri del Gruppo di Locri, grazie alla quale sono state denunciate 48 persone ritenute vicine alle cosche della ‘ndrangheta dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara e Mollica-Morabito di Africo e Vottari, Nirta di San Luca, nel reggino. Contestualmente agli arresti è stato eseguito anche un sequestro di beni per il valore di circa 1 milione di euro nei confronti di 25 indagati.

Si avvalevano di una fitta rete di complicità di diversi operatori dei Centri di assistenza agricola e di alcuni organi di controllo amministrativi le 12 persone arrestate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria per una truffa ai danni dell’Unione europea.

Grazie a queste complicità, secondo l’accusa, 30 allevatori hanno presentato una fittizia dichiarazione all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura dalla quale risultava il possesso di centinaia di capi ovicaprini in realtà inesistenti o superiori alla realtà allo scopo di ottenere dal Servizio veterinario il codice ed il registro aziendale necessari per presentare le istanze di finanziamento.

Alcuni ispettori degli Uffici provinciali agricoltura incaricati dei controlli, inoltre, nel corso delle verifiche delegate dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura avrebbero attestato la presenza negli allevamenti di capi di bestiame mai posseduti dagli allevatori. La complicità dei responsabili di alcuni Centri di assistenza agricola, infine, consentiva alla banda di ottenere l’inserimento nel Sistema informativo agricolo nazionale di domande di pagamento incomplete o riportanti dati palesemente falsi.

E’ poi anche degli ultimi giorni il caso dei tre romeni e di un marocchino in cerca di lavoro sono caduti nella rete di una falsa dirigente d’azienda, una romena di 54 anni, che si è fatta consegnare 300 euro da ciascuno di loro per un ‘contratto’ a tempo indeterminato in un’importante azienda di Pesaro.

Al mattino, i quattro operai si sono presentati ai cancelli della fabbrica per il primo turno di lavoro, ma i titolari sono caduti dalle nuvole: non avevano assunto nessuno e non conoscevano la fantomatica ‘dirigente’. I contratti naturalmente erano falsi, e ai quattro disoccupati non e’ restato altro che andare a denunciare la truffatrice in Questura.