TROPPA VOLATILITA’ MEGLIO STARE LIQUIDI

23 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Sara Silano, Vicecaposervizio di Morningstar in Italia, intervista Andrea Viganò, responsabile per l’Italia di Merrill Lynch Investment Managers.

(WSI) – Domanda: Secondo l’ultimo sondaggio di Merrill Lynch Investment Managers, gli investitori hanno assunto un atteggiamento di attesa in vista delle presidenziali negli Stati Uniti. Questo significa che i portafogli sono diventati più conservativi?

Risposta: In realtà sono molti i fattori che portano a preferire un portafoglio che tiene sotto controllo la volatilità: non solo le presidenziali americane, il cui esito incerto contribuisce ad alimentare speranze e timori nei mercati, ma anche i dati economici che continuano ad affluire e che mostrano un ciclo che fatica a convincere sia negli Stati Uniti sia in Europa.

In questo momento anche i nostri portafogli bilanciati privilegiano il monetario rispetto all’obbligazionario e, se il posizionamento sull’equity rimane neutrale, optiamo comunque per titoli con alti dividendi, solide prospettive di redditività futura e valutazioni interessanti.

D: L’inflazione è un altro fattore di preoccupazione. Quale può essere il suo impatto su un portafoglio bilanciato?

R: Ottenere un rendimento superiore al tasso d’inflazione rappresenta l’obiettivo minimo per ogni scelta d’investimento. Salvaguardare il potere d’acquisto dei risparmi, in effetti, costituisce un target di riferimento per l’investimento di medio-lungo periodo.

Nel perseguire questo obiettivo, i portafogli bilanciati si avvalgono di diversi punti di forza. In primo luogo, colgono le possibilità di diversificazione molto ampie, non solo attraverso l’esposizione a un elevato numero di titoli all’interno di ciascuna classe di attività, ma anche sovra/sottopesando asset class, area geografica, e settori, a seconda delle correlazioni con il momentum economico.

La generazione di alpha (misura dell’abilità del gestore nel creare valore aggiunto, ndr) deriva dallo sfruttamento delle inefficienze dei mercati e la diversificazione, unita alla gestione attiva, permette di costruire un portafoglio in grado di cogliere le opportunità in quei segmenti che risultano favoriti e, nello stesso tempo, di poter sottopesare le classi di attività su cui le previsioni non sono positive.

D: Qual è l’asset allocation attuale dei portafogli bilanciati di Merrill Lynch Investment Managers ed è possibile che sia modificata prima della fine dell’anno?

R: In questo momento siamo neutrali sull’azionario, sottopesiamo l’obbligazionario, privilegiando titoli con duration bassa, e sovrappesiamo la liquidità. Continuiamo ad avere fiducia nell’espansione economica mondiale e, dunque, la nostra view di medio termine vede favorito l’azionario rispetto all’obbligazionario. Tuttavia, la fase espansiva del ciclo, a giudicare dai principali indicatori economici americani, ha probabilmente già oltrepassato il “picco”.

I fattori che incideranno sul posizionamento dei nostri portafogli bilanciati nei prossimi mesi saranno le decisioni di politica monetaria, l’evoluzione del prezzo del petrolio e il suo impatto sulla sostenibilità della ripresa economica, l’andamento dei flussi di spesa e risparmio. Naturalmente, sarà fattore discriminante del processo decisionale anche il trend delle valutazioni nei mercati azionari.

D: Secondo i gestori, il dollaro continuerà a deprezzarsi. Qual è la strategia di Merrill Lynch Investment Managers sui mercati valutari?

R: In ottica di breve periodo, propendiamo per una sostanziale stabilità del tasso di cambio, influenzata da due principali fattori: la bilancia commerciale degli Stati Uniti e il deficit pubblico da un lato, che contribuiscono ad alimentare segnali di indebolimento del dollaro, e dall’altro lato le attese di una politica economica forte dopo le elezioni presidenziali, che alimentano previsioni di rafforzamento del biglietto verde.

Su orizzonte temporale di medio e lungo periodo, è probabile che assisteremo ad un progressivo e graduale indebolimento della valuta statunitense, che potrebbe risultare un utile strumento per riequilibrare il deficit commerciale degli Stati Uniti.

Attualmente, le nostre gestioni attuano una copertura sistematica sul dollaro americano, salvo l’esposizione tattica che viene attuata attraverso l’utilizzo di strumenti derivati per trarre guadagno dagli aggiustamenti congiunturali del tasso di cambio.

D: Il comparto MLIIF Conservative Allocation ha un portafoglio hedgato in euro e uno in dollari. Meglio l’uno o l’altro nell’attuale contesto di mercato?

R: Per individuare il prodotto vincente, bisogna sempre avere presente il profilo dell’investitore e i suoi target non solo di rendimento, ma anche di rischio.

Per un risparmiatore che ha interesse a tenere sotto controllo il rischio e la variabilità dei rendimenti riteniamo che in questo momento sia consigliabile la classe in euro, che garantisce flussi di rendimento più stabili. Per un investitore che vede il proprio investimento in ottica internazionale, vuole cogliere un più ampio spettro di opportunità e nel contempo è disposto ad assumersi il rischio che deriva da un’esposizione internazionale è, invece, più indicato il portafoglio in dollari.

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