TROPPA INCERTEZZA, QUASI TUTTE LE BORSE AL PALO

10 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Secondo l’ultimo sondaggio Morningstar, i mercati rimarranno attorno agli attuali livelli nei prossimi sei mesi, con l’eccezione del Giappone. Fund manager divisi su Piazza Affari. Bond in sottopeso.

Alti prezzi del petrolio, rallentamento della congiuntura internazionale e rischio geopolitico: per i gestori, lo scenario è troppo incerto perché le Borse possano salire nei prossimi mesi. Secondo l’ultimo sondaggio, condotto tra l’1 e l’8 settembre da Morningstar, a cui hanno partecipato le 23 principali società di gestione che operano in Italia, i mercati azionari rimarranno attorno agli attuali livelli, con l’eccezione del Giappone, che ha ancora spazi di apprezzamento.

Nel dettaglio, il 56,5% degli intervistati è convinto che le piazze finanziarie europee non si muoveranno in modo significativo nei prossimi sei mesi, contro il 43,5% che crede in un rialzo. Ancor meno ottimiste sono le aspettative su Wall Street: il 21,7% dei fund manager si attende un calo e il 43,5% una stabilizzazione. La Borsa di Tokyo si conferma la favorita, con il 78,3% degli operatori che prevede una crescita e il 21,7% una variazione non significativa.

Petrolio, spada di Damocle

Per i gestori, la rapida crescita del prezzo del greggio, che ha sfondato i 40 dollari al barile, è stato uno shock per l’economia e i mercati con effetti che è ancora difficile quantificare. La maggioranza concorda su un inevitabile rallentamento della congiuntura mondiale, ma nessuno parla di recessione. Questa situazione pesa soprattutto sul Vecchio continente, che resta dipendente dalla domanda esterna in quanto i consumi interni stentano a ripartire, proprio nel momento in cui cominciava a trarre vantaggio dalla ripresa americana.

D’altro canto, negli Stati Uniti, il quadro non è migliore, in quanto esiste una forte incertezza sull’esito delle elezioni presidenziali di novembre. E ai fattori specifici di ciascun mercato, si aggiunge la generale preoccupazione per il terrorismo.

Eurolandia batte gli Usa, ma il Giappone fa meglio

Nei portafogli azionari, l’Europa è in genere sovrappesata rispetto a Wall Street perché le valutazioni sono giudicate più interessanti e la dinamica degli utili più favorevole. Secondo Michael Straughan, economista di American Express, le piazze del Vecchio continente dovrebbero generare ritorni intorno al 6% nei prossimi sei mesi, contro il 3-4% degli Stati Uniti.

Ancora più ottimiste sono le stime sulla Borsa di Tokyo, per la quale si attende una performance del 7-8%. I gestori sono convinti che il Giappone abbia intrapreso con decisione la via della ripresa, grazie alle esportazioni verso il resto dell’Asia e alla crescita dei consumi interni. Per Morgan Stanley, il Paese ha tutte le carte in regola per uscire indenne dalla decelerazione mondiale.

Piazza Affari, gestori divisi a metà

La Borsa di Milano non si discosterà dalle altre europee secondo il 47% dei gestori, continuando ad oscillare attorno agli attuali livelli. Un altro 52% è però convinto possa salire, avvantaggiata dalle sue caratteristiche difensive in un contesto di globale incertezza. Questo vale soprattutto per le società a larga capitalizzazione e, in misura leggermente minore per quelle del Midex. Più negativa la previsione sul Numtel, con l’80% degli intervistati che crede in una stabilizzazione o in un ribasso.

Euro/dollaro ancora in stallo

Per il 45,5% dei gestori, il rapporto tra l’euro e il dollaro si è stabilizzato attorno a un range di 1,20-1,27 e la speculazione che lo aveva portato a 1,3 sembra essersi esaurita. Esiste, comunque, un 36% di fund manager che è convinto di un ulteriore apprezzamento della moneta unica, in quanto i deficit gemelli (pubblico e commerciale) restano un grosso peso sul biglietto verde.

Bond in sottopeso

I gestori sono convinti che i mercati obbligazionari occidentali non offriranno grandi soddisfazioni agli investitori nei prossimi mesi, in quanto i titoli sono sopravvalutati rispetto alle condizioni macro e alla dinamica dell’inflazione. Tuttavia, i governativi europei si trovano in una posizione migliore rispetto a quelli americani. Per il 47,8% dei fund manager, i prezzi nel Vecchio continente rimarranno stabili, contro il 74% che prevede una discesa negli Stati Uniti.

In generale, il comparto è in sottopeso nei portafogli e il mini-rally di agosto, avvenuto oltreoceano, è stato utilizzato da alcune società per alleggerire ulteriormente la posizione. La convinzione è che il mercato possa tornare a cedere dopo un recupero determinato dalla volatilità dei mercati azionari e dal rallentamento congiunturale.

Hanno partecipato al sondaggio le principali società di diritto italiano ed estero operanti sul territorio che contano per circa il 75% degli asset gestiti in Italia.

*Sara Silano è Vicecaposervizio di Morningstar in Italia

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