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TRONCHETTI, DE BENEDETTI SCALDA I MOTORI

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(WSI) –
Alla fine è prevalsa la linea soft, quella meno punitiva per Marco Tronchetti Provera. Telecom Italia e il gruppo News Corp sono arrivati a un accordo dal sapore squisitamente industriale: l’offerta di film della 20th Century Fox su Alice home tv, il servizio di tv via Internet (Iptv) del gruppo tlc, a partire da questo mese. Un’intesa per «rendere sempre più ricca l’offerta di contenuti disponibile attraverso Internet». Ma dopo l’intesa sui film, potrebbero non seguire accordi di natura finanziaria tra Tronchetti e Rupert Murdoch. In barba alle scommesse del mercato, infervorato dall’idea che dopo i contenuti lo step successivo sarebbe stato uno scambio azionario, magari con l’ingresso del tycoon australiano in Olimpia.

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Uno scenario che, secondo indiscrezioni raccolte da Finanza & Mercati, era assecondato sia dall’ex banchiere di Goldman Sachs Claudio Costamagna – consulente di Murdoch e vicino al premier Romano Prodi – e da esponenti di spicco del partito della Margherita. E che avrebbe fisiologicamente diluito il potere di Tronchetti sul gruppo acquisito nel 2001.

Le cose, alla fine, sono andate diversamente. Sparigliando le carte, Tronchetti, appoggiato da Gerardo Braggiotti di Banca Leonardo, è riuscito a mediare con il magnate australiano, spostando il peso delle trattative sui soli contenuti. Intanto, tramontata la partnership finanziaria con Murdoch, il mercato ha preso a interrogarsi sulle possibili conseguenze del riassetto di Telecom. Soprattutto sulla sorte di Tim, che dopo lo scorporo sembra fisiologicamente avviata a una cessione, anche parziale. Lo stesso Tronchetti, durante la conference call con gli analisti ha ammesso che «se ci saranno offerte, le valuteremo: è il nostro lavoro, dobbiamo creare valore per gli azionisti».

Al momento però «non ci sono state offerte, né per Tim né per Tim Brasil, e non è stato affidato alcun mandato a vendere». Lo scorporo però ha già ingolosito qualche predatore, soprattutto fondi di private equity. Gli altri operatori di telefonia, tutti fortemente indebitati a parte la spagnola Telefonica, difficilmente potrebbero accollarsi Tim, che forse verrà gravata dal debito di Telecom, anche se Tronchetti ha dichiarato che «non è stata presa alcuna decisione in merito».

In pole position per il pregiato asset al momento ci sarebbe il fondo americano Carlyle, guidato da Marco De Benedetti, che avrebbe una marcia in più per aggiudicarsi Tim: l’esperienza del top manager figlio di Carlo De Benedetti jr, già presidente di Infostrada e amministratore delegato della stessa Tim. Per quanto riguarda invece la rete fissa, sembra definitivamente tramontata l’ipotesi di una cessione dell’asset alla Cassa depositi e prestiti attraverso un’operazione di lease back.

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