Trichet: possibile stretta monetaria per contenere l’inflazione?

3 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia

Non possiamo che iniziare il nostro Morning Adviser con l’argomento principale che ha occupato gran parte del meeting mattutino che facciamo prima di stendere i nostri pensieri: il petrolio. Le analisi si sprecano, tutti ne parlano e non potrebbe essere che così. Le tensioni libiche e la paura del contagio sono davvero preoccupanti e l’effetto rischia di mettere in ginocchio l’intera ripresa mondiale.

Bernanke, nella sua relazione semestrale sulla politica monetaria si è mostrato vigile sulle potenziali pressioni inflattive che potrebbero derivare dall’aumento del petrolio, ma sostanzialmente tranquillo in quanto questi rialzi sono considerati temporanei e gli effetti reali dovrebbero mostrarsi soltanto nel breve periodo. Le attese per l’inflazione Usa rimangono ancora nella forchetta comporesa tra 1.3% ed 1.7%, cosa che invece non sta accadendo nel vecchio continente.

Dalle nostre parti infatti, le due banche centrali sono molto preoccupate per la stabilità dei prezzi. La Bank of England si trova di fronte a inflazione al 4% e ad una ripresa stagnante, messa ancora più in pericolo dall’aumento del VAT che porterà ad una diminuzione dei consumi delle persone meno abbienti, mentre la BCE si trova di fronte ad inflazione sopra il target del 2%, ma con aspettative di medio periodo, che fino all’ultimo meeting del board erano descritte come “fortemente ancorate”.

Oggi, alle 14.30, il presidente Trichet ci rivelerà l’idea dell’istituto di Francoforte circa le prossime mosse di politica monetaria. Come sempre ultimamente, le attese circa le mosse concrete verranno rispettate, infatti i tassi rimarranno all’1% ed il QE in atto, quello che sarà importante ascoltare è il discorso del presidente Trichet e soprattutto le risposte che verranno date ai giornalisti. Inutile ribadire l’importanza del wording in occasioni di questo tipo, soprattutto quando colui che lo utilizzerà si è rivelato, durante i suoi anni di permanenza alla giuda della Banca Centrale, molto metodico e preciso nell’utilizzo di termini che potessero agitare il mercato e creare volatilità.

Questo non significa che gli effetti sul mercato non si vedevano (ricorderete come al solo ingresso in sala di Trichet, l’euro saliva), ma che le intenzioni erano quelle di trasmettere un messaggio preciso al mercato. Tutto ciò che farà pensare ad una possibile stretta monetaria per contenere l’inflazione, sarà supportiva per l’euro.

Passiamo ora alla sezione di analisi tecnica, partendo come di consueto dall’eurodollaro.

La salita cui stiamo assistendo da metà febbraio non accenna a fermarsi e il livello di supporto di breve periodo da considerare può essere ritrovato in 1.3800. Per questo punto infatti transitano sia la media mobile esponenziale a 100 periodi che la linea di tendenza ascendente, tracciata su un grafico orario a partire dal minimo del 22 febbraio.

Per far sì che la salita proceda verso obiettivi più ambiziosi (il primo punto tecnico si trova sulla parte altea del 39 figura), occorre però una rottura decisa dell’area di congestione in cui si sta scambiando proprio nel momento in cui scriviamo e che ha funzionato egregiamente come livello di resistenza già a gennaio, oltre che la scorsa settimana.

Per quanto riguarda il dollaro yen, ieri abbiamo assistito al tentativo di rottura a ribasso del canale laterale che seguiamo da settimana scorsa. Parliamo dell’area compresa tra 81.60 ed 82.20. Come suggerito, possiamo continuare ad impostare delle operazioni che sfruttano il principio del ritorno della quotazione verso la parte centrale del canale, una volta raggiunti gli estremi, che può essere ben supportata dall’utilizzo dell’oscillatore stocastico a 10,6,3. Rimane valide anche la strategia di breakout dei due livelli indicati.

Nulla di nuovo sul cross euro yen. Il cambio, dopo aver ritracciato, dai massimi dell’altroieri a 113.65, ha trovato un livello di supporto sopra 112.50 ed ora si è riavvicinato all’area di resistenza posta come visto a 113.65. Fino a quando ci manterremo all’interno di questi livelli, vale il discorso di trading laterale visto per il cambio originario UsdJpy, così come la strategia di breakout. Attenzione però che in caso di rottura, da una parte o dall’altra, i punti di arrivo potrebbero essere molto vicini, a 112.00 e 114.00.

Il cable, dopo il doppio massimo di due giorni fa ha ritracciato fino a 1.6210, che si è rivelato un ottimo punto di supporto, in grado di riportare i prezzi all’attacco della resistenza posta in area 1.6330, dove vediamo come siano diventati vischiosi i prezzi. Anche in questo caso, dobbiamo riconoscere l’importanza dei suggerimenti datici dalla media mobile esponenziale a 100 periodi su un grafico orario, che ha funzionato perfettamente come livello di supporto dinamico, e da Fibonacci (se lo tracciamo sull’ultima ondata rialzista del cambio compresa fra 1.6040 e 1.6325 appunto, vediamo come 1.6210 coincida con il 38.2 di ritracciamento).

Tentativo di rottura a ribasso anche per il UsdChf, che ha toccato un nuovo minimo a 0.9203, per poi tornare intorno a 0.9250. Il mercato sta tentando di difendere la rottura di 0.92 figura, che se dovesse avvenire aprirebbe le strade per non si sa quali obiettivi, trovandoci come si suol dire nella terra di nessuno. Le strategie attuabili nel breve termine possono essere anche qui laterali, ma facendo ben attenzione alla possibilità che da un momento all’altro si inneschino vendite di dollari che potrebbero metterci in difficoltà quando proviamo ad approfittare delle correzioni rialziste del prezzo. In caso di mantenimento sotto 0.9260 è molto probabile un nuovo test dei minimi di ieri.

Concludiamo con l’euro contro il franco svizzero, dove possiamo continuare a ragionare sulle due figure di range mostrate ultimamente. Se si traccia un Fibonacci su un grafico a 4 ore a partire dal 10 gennaio, si può notare come sia possibile sfruttare i tre livelli di ritracciamento principale, anche qui per del trading laterale. Parliamo di 1.2910 come 38.2%, di 1.2817 come 50% e di 1.2730 come 61.8%, quest’ultimo anche resistenza statica in passato.

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