Trichet: “Euro mai a rischio. Problemi più seri per Stati Uniti e Giappone”

28 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Il dollaro ha sostituito l’oro ieri pomeriggio, quando sulla veloce e nervosa discesa delle borse americane, che hanno chiuso in territorio ampiamente negativo, è stato comprato dagli operatori in qualità di valuta rifugio, mentre l’oro, è stato venduto.

Il movimento generalizzato che si è visto sul greenback è diverso da quello che è accaduto durante gli ultimi giorni. Nella fase di avversione al rischio che abbiamo vissuto durante i primi due giorni della settimana, il dollaro si era andato a decorrelare da yen, franco ed oro, che erano in grado di salire in quanto safe heaven e che non erano accompagnati dal biglietto verde in quanto la causa scatenante delle tensioni che si vivevano sui mercati finanziari era proprio l’America ed il suo spauracchio chiamato 2 Agosto.

A cosa può essere dovuto questo scambio di ruoli tra oro e dollaro americano? Crediamo che tutto sia legato ai livelli record raggiunti in negativo dalla divisa americana ed in positivo dall’oro, che necessitavano, dopo le forti corse, di correzioni. Correzioni che sono arrivate ieri nel momento in cui il Dow Jones ha cominciato a piombare pesantemente, creando ulteriore panico che ha portato parecchi operatori a prendere profitto sulle posizioni lunghe di Gold e corte di Usd, facendoci assistere ai movimenti che i nostri occhi ricordano ancora.

Il mercato è molto volatile e la liquidità si sta mantenendo su livelli elevati. Dal punto di vista operativo non dobbiamo farci spaventare da movimenti così repentini che sono effettivamente difficili da prevedere (diremmo che è impossibile prevedere la partenza di una correzione improvvisa come quella di ieri), in quanto la strategia che dobbiamo mettere in atto deve sempre, a nostro parere, prevedere una difesa che si ottiene tramite l’utilizzo degli stop loss.

Inoltre, molto spesso, si riesce a prendere profitto da aumenti di volatilità improvvisi in quanto la maggior parte delle volte esse si accompagnano a rotture di punti tecnici importanti, che possono essere sfruttate a nostro favore tramite l’utilizzo di ordini di break out/pull back (pensiamo per esempio alla fase laterale di distribuzione vissuta ieri dall’EurUsd, che ci offriva dei punti precisi di ingresso, o a rialzo o a ribasso).

Cosa attenderci adesso? Sicuramente oggi e domani non saranno due giornate rilassate e l’avversione al rischio dovrebbe continuare, facendo tornare oro e dollaro allo stato di inizio settimana in quanto non vediamo particolari ragioni affinchè i movimenti di ieri continuino con questa veemenza.

Nota di viaggio prima di passare alla sezione dedicata all’analisi tecnica, Trichet durante un’intervista di ieri ha dichiarato che nonostante i problemi europei, la moneta unica non è mai stata a rischio e che Usa e Giappone hanno problemi più grandi rispetto a quelli europei.

L’impatto dell’avversione al rischio, aumentata esponenzialmente ieri pomeriggio ha portato ad una vendita tale di eurodollaro da ricondurlo nella tendenza ribassista di lungo, oltrepassata solamente due giorni fa con la rottura di 1.4430. Il movimento, piuttosto inatteso, non ha comunque per il momento interrotto la tendenza rialzista che il cambio sta evidenziando da tre settimane. La trendline che regge questo movimento infatti indica ancora un livello di supporto dinamico valido prossimo a 1.4330: questo livello è coincidente con una precisa serie di minimi dell’ultima settimana di scambi.

Il dollaro è ancora rivolto verso una costante perdita di terreno, nei confronti dello yen. Continua a rimanere valida l’idea di seguire la media mobile esponenziale di lungo, su grafico orario, come liane guida del calo in atto. Per le prossime ore questa transita a 78.15, mentre il naturale punto d’arrivo di questo evidente calo è ancora dato dal minimo storico precedente di 76.40, che dal minimo registrato ieri dista solamente 110 punti.

Il cambio EurJpy ha invece interrotto vistosamente la tendenza rialzista, coincidente con quella di eurodollaro ancora in atto. Sono tre i livelli di supporto, nel breve suggeriti dalle percentuali di ritracciamento di Fibonacci, che dobbiamo considerare ora: 112, già passato nella notte, 111.50, toccato e rispettato perfettamente ed infine 111 dove risiedono le ultime speranze di ripresa dell’euro.

Il dollaro si è ripreso anche nei confronti della sterlina rientrando nel range laterale che il cambio ha abbandonato due giorni fa. Per le prossime ore crediamo che 1.6340 e 1.6260 possano essere nuovamente utilizzati come livelli di rottura.

Si rivela ancora molto delicata la situazione del cambio UsdChf, nonostante in effetti non sia ancora stato registrato un nuovo minimo rispetto a 0.80 figura, livello intorno al quale troviamo i prezzi da due giorni. Ancora una volta confermiamo come, per assistere ad un cambiamento di rotta nel breve, si debba attendere un ritorno al di sopra di 0.8080.

Anche il cambio EurChf continua a mostrare la propria debolezza, avvicinandosi ad una figura esatta dal minimo storico di 1.14, visto il 18 luglio scorso. A 1.16 figura ed verso l’area di congestione di 1.1650 troviamo la resistenza nel breve.

Il dollaro australiano, complice la continua salita dell’oro e un’inflazione in aumento, ha mostrato ieri un nuovo massimo nei confronti del dollaro. Abbiamo toccato 1.1080, cancellando in un baleno il precedente livello di 1.1015. Lo spunto interessante, come supporto, però ci viene indicato proprio dal precedente livello di resistenza, dato che il tentativo di interrompere la salita del cambio ieri sera si è scontrato proprio con questo livello. L’ultima tendenza in salita del cambio, incominciata il 18 luglio scorso, indica un supporto dinamico a 1.0940, perfettamente coincidente con la media mobile di lungo su grafico orario.

Anche il dollaro neozelandese ha potuto, ieri, mostrare un nuovo massimo a 0.8765. In questo caso uno spunto interessante potrebbe giungere grazie alla media mobile di breve (21 periodi esponenziale) all’interno di un grafico con candele a 4 ore, dato che da quasi venti giorni continua ad essere perfettamente rispettata, nei numerosi tentativi di rottura a ribasso.

Concludiamo con il dollaro canadese che, nonostante abbia vissuto una giornata ieri molto volatile, non ha comunque variato il quadro tecnico. Ci troviamo infatti, da una settimana, compresi fra 0.94 e 0.9520, con una tendenza alle spalle che sembra aver tutte le intenzioni di spingere il dollaro canadese ad apprezzarsi verso i livelli di massimo del 2007. Una conferma, o meno, potrebbe giungere dalla rottura del’area di trading range appena indicata. Chiaramente se fosse ribassista sarebbe confermata la figura di continuazione del trend primario con primo obiettivo poco al di sotto di 0.93.

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