Tria: “Ridurremo tasse su famiglie e imprese”

10 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – C’è il rischio di una moderata revisione a ribasso delle stime di crescita ma tuttavia il Paese cresce. Così il ministro dell’economia Giovanni Tria intervenendo all’assemblea dell’Abi.

“Il Paese, seppure a ritmi non del tutto soddisfacenti – siamo 1 punto sotto la media europea – presenta tassi di crescita positivi e gli ultimi dati sono positivi sull’occupazione“.

Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha sottolineato più volte l’esigenza di “coniugare lo stimolo all’economia con la stabilità delle finanze pubbliche“.

“La sostenibilità di lungo periodo del debito e la sua progressiva riduzione dipendono dalla crescita economica e l’attenzione al sostegno alla crescita sarà non meno importante all’osservazione dei vincoli di bilancio”.

Le priorità del governo secondo Tria? Sono tre e l’esecutivo si impegnerà a realizzarle nei prossimi mesi.

“Alla luce del programma di governo ritengo di richiamare tre punti che ritengo prioritari: la riforma delle imposte dirette; l’inclusione sociale con una particolare enfasi al contrasto alla povertà e l’inserimento nel mercato del lavoro; il rilancio degli investimenti pubblici. Si tratta dello sforzo dell’intero governo, già all’ordine del giorno del lavoro dell’esecutivo.

Come realizzare questi punti? Il  progetto draconiano a cui punterebbe il ministro – reso noto dal Messaggero – riguarda il congelamento della spesa corrente primaria nominale, che significa blocco per i prossimi 3 anni delle uscite della Pa a quota 727,7 miliardi di euro.

Il ministro ha poi sottolineato le forti preoccupazioni che ci sono oggi per via delle guerre commerciali auspicando il libero commercio internazionale come strumento fondamentale affinché la crescita della nostra economia continui.

“Siamo esposti, ed è nel nostro interesse operare affinché non si arrivi a una guerra commerciale globale. L’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti e le ulteriori misure protezionistiche successivamente varate da Stati Uniti e Cina preoccupano le imprese che possono portare revisioni a ribasso dei programmi di investimenti. Desta inoltre forte preoccupazione il possibile ulteriore allargamento di misure protezionistiche degli Stati Uniti sull’industria dell’auto europea. L’Italia è un grande paese esportatore“.