Tremonti si deve dimettere

29 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Nessuna ipotesi di dimissioni per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “Io lavoro – ha detto Tremonti intervenendo a ‘Unomattina’ su RaiUno – faccio un lavoro difficile e impegnativo e vorrei continuare a farlo. Credo anche, per quanto posso, nell’interesse del mio paese”.

Tremonti continua a scaricare la colpa sull’Europa e sui suoi problemi strutturali. Dopo le dichiarazioni tinte di toni esageratamente cupi dei giorni scorsi (vedi infelice metafora sul Titanic), in un momento in cui il mercato ha bisogno di essere rassicurato, Tremonti rincara la dose: “Quello che e’ stato fatto finora e’ abbastanza buono ma deve essere fatto molto di piu’, dobbiamo essere convincenti”.

Lo ha detto il ministro intervenendo a Unomattina. “Bisogna fare di piu’ e piu’ in fretta”, ha aggiunto.

Con il passare dei minuti i toni del capo del dicastero dell’Economia, ormai isolato all’interno della maggioranza e coinvolo nello scandalo degli affitti in nero del suo ex consulente Milanese, si sono fatti piu’ cupi: “Qui o si fa l’Europa o si muore”.

“Abbiamo una moneta comune – ha detto Tremonti – non abbiamo un governo comune, abbiamo 17 governi e 17 parlamenti: c’e’ troppa confusione, abbiamo necessita’ di unirci e costruire un sistema di governo comune in Europa che non vuol dire una politica comune, significa governo della moneta comune”.

Quanto alla proposta di Giuliano Amato di una patrimoniale una tantum per abbattere il debito, Tremonti dice “La patrimoniale la possono fare loro (ndr la sinistra), credo che sia una follia, un errore”.

Giulio Tremonti ha evocato il Titanic e la morte. Oltre a scegliere un momento piu’ opportuno per farlo, avrebbe dovuto almeno assumersi qualche responsabilita’, anzi che scaricarle sull’Europa.

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Accettare la casa di via Campo Marzio è stata “una stupidata”, fatta però per l’impressione di “spiato e pedinato”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, parlando della vicenda dell’appartamento romano del suo ex consigliere Marco Milanese, che ha usato fino a qualche settimana fa. “Lo riconosco – dice in un colloquio con ‘Repubblica’ – ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità”. “Ma in quella casa – sottolinea il ministro – non ci sono andato per banale leggerezza. Il fatto è che prima ero in caserma ma non mi sentivo più tranquillo. Nel mio lavoro ero spiato, controllato, pedinato. Per questo – aggiunge – ho accettato l’offerta di Milanese”.