Tremonti attacca l’Istat, fa il ragioniere. E la crescita langue

25 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – “Forse la crescita non è sufficiente, ma senza la tenuta di bilancio non ci sarebbe stata neanche questa insufficiente crescita”. E’ quanto afferma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti secondo il quale e’ “discutibile” la rappresentazione della realta’ data dall’Istat quando afferma che 1 italiano su 4 è a rischio povertà. Tremonti non nega che ci siano situazioni di difficoltà nel Paese, ma complessivamente dice “la ricchezza in Italia non è scesa in questo decennio, ma anzi è salita. Questo risulta dalle statistiche ufficiali”.

PRIMA VIVERE POI CRESCERE – ”Primum vivere deinde crescere”. Lo afferma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti rivendicando, durante il suo intervento nel corso della presentazione di un rapporto della Corte dei Conti, l’azione svolta dal governo per la tenuta del sistema durante la crisi. Il ministro spiega pero’ che ora e’ il momento delle riforme per il quale tuttavia non esiste ”una formula istantanea e salvifica”. Alla base dell’azione di governo c’e’ piuttosto la formula ereditata da Cavour che e’ quella di ”camminare sulla via del progresso con energica moderazione evitando gli eccessi degli agitati e le secche dei retrogradi”. Il ministro ricorda in tal senso tutte le misure contenute nel decreto sviluppo varato di recente e afferma: ”Il ciclo delle riforme e’ appena iniziato e deve continuare. Tutto e’ aperto a formule costruttive ma considerando il giusto mezzo e l’energica moderazione”. Oltretutto ”non si puo’ immaginare che tutto avvenga in un attimo”.

GIOVANNINI, STAMPA HA CONFUSO SU INDICATORI POVERTA’ – ”Sono rimasto sorpreso da quanto riportato dai giornali, che hanno utilizzato una riga della sintesi di 25 pagine del Rapporto. E hanno confuso i dati sulla poverta’ col rischio di poverta’ e il rischio di esclusione sociale”. Cosi’ il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, a margine di un’audizione alla commissione Agricoltura della Camera. ”Purtroppo – spiega Giovannini – alcuni giornali hanno confuso le cose. L’indicatore della poverta’ e’ stabile al 13%, mentre al 25% e’ l’indicatore, scelto dai Governi a livello europeo, che comprende i rischi di poverta’ e i rischi di esclusione sociale. Un indicatore, come evidenziato nel Rapporto, che anche in questo caso e’ abbastanza stabile. Cosi’ l’opinione pubblica finisce per concentrasi piu’ su un livello che su un indicatore di tendenza”. Come si evince dallo stesso Rapporto poi – conclude Giovannini – la stabilita’ degli indicatori sui giovani ”e’ frutto di politiche che hanno salvaguardato il lavoro dei genitori e la ricchezza delle famiglie, elementi che hanno consentito di coprire la perdita di opportunita’ di lavoro per i giovani”.