Tremonti alle corde, nel PDL lo vogliono far fuori: ‘Si dimetta’

6 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – E’ sempre piu’ alta tensione tra Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi. L’incontro di ieri sera, di oltre due ore a palazzo Grazioli si sarebbe risolto con un nulla di fatto. Lo scontro tra il capo del governo ed il ‘superministro’ sembra trovare nuovamente sfogo nel braccio di ferro sul prossimo governatore di Banca D’Italia. Argomento discusso, riferiscono fonti del pdl, con toni accesi anche ieri nei ritagli del summit dedicato soprattutto al declassamento dell’Italia da parte di Moody’s.

Il titolare di via XX Settembre avrebbe confermato la sua contrarieta’, con il sostegno di Umberto Bossi, alla nomina di Fabrizio Saccomanni, attuale numero due di via Nazionale, alla guida di palazzo Koch. Una candidatura gradita invece al Colle cosi’ come al board stesso dell’Istituto e ‘sponsorizzato’ anche dalla Bce. Certo, il riferimento fatto a margine dell”Ecofin, anche se smentito dal diretto interessato, alla situazione economica italiana rispetto a quella spagnola, migliorata dopo l’annuncio di elezioni anticipate da parte di Zapatero, non ha aiutato a stemperare la tensione. Le smentite del ministro dell’Economia non sarebbero bastate al Cavaliere.

E Tremonti, si racconta in ambienti della maggioranza, avrebbe puntato il dito contro i colleghi di governo, accusandoli di fargli la guerra sfruttando proprio il Cavaliere come arma. Ma anche con i rapporti al lumicino, Berlusconi cerca comunque, anche con l’aiuto del ‘mediatore’ per eccellenza Gianni Letta, di trovare una via d’ucita. Ecco perche’ domani dopo il Consiglio dei ministri il premier ed il titolare di via XX Settembre torneranno ad incontrarsi: tra i due anche oggi ci sarebbero stati dei contatti telefonici.

L’obiettivo del Cavaliere e’ quello di spuntare le armi al titolare del Tesoro pronto a dare battaglia contro il resto dell’esecutivo sui contenuti del decreto sviluppo che dovrebbe recepire anche le proposte che arriveranno dai parlamentari: ”Nessuno deve protestare”, ha ribadito il premier a diversi ministri pidiellini perche’, avrebbe aggiunto, del provvedimento me ne occupo io quindi non voglio sentire obiezioni. Una richiesta, quella del capo del governo, seguita dall’impegno a coinvolgere ogni singolo esponente del governo. Il provvedimento sara’ domani oggetto di discussione del vertice di maggioranza a palazzo Grazioli dove non e’ prevista la partecipazione del titolare del’Economia.

Berlusconi e’ pronto a forzare la mano, spiegano i suoi fedelissimi, per arrivare alla messa a punto del provvedimento entro la prossima settima in modo da ‘giocarsi la carta delle misure per lo sviluppo’ al Consiglio europeo di Bruxelles. Sulla tabella di marcia del capo del governo pesa pero’ il risiko sulla nomina del governatore di Banca d’Italia su cui il ministro dell’Economia continua a porre i suoi veti spalleggiato dal leader della Lega Nord Umberto Bossi favorevole alla scelta di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro e candidato del ministro dell’Economia. Ma nella maggioranza non si esclude che Berlusconi sia tentato dal ‘blitz’ presentando una rosa di nomi nella quale figurerebbe anche Fabrizio Saccomanni che diventerebbe automaticamente l’uomo su cui il board di via Nazionale giochera’ le sue carte.

Una partita dura dalla quale il premier potrebbe prendersi una pausa momentanea da venerdi’ volando per il fine settimana in Russia in occasione del compleanno di Putin. A preoccupare pero’ i fedelissimi di Berlusconi non e’ solo il ministro dell’Economia. La paura che sale nelle file pidielline e’ data dall’iperattivismo degli Scajoliani (stasera si vedranno a cena) cosi’ come della pattuglia di parlamentari vicini a Beppe Pisanu, oggi impegnato in un lungo colloquio nel cortile della Camera con Walter Veltroni. I boatos parlano di un movimento parlamentare a cui i due starebbero lavorando: un modo per ufficializzare l’addio al Pdl, da parte dell’ex ministro dell’Interno, e con ogni probabilita’, dicono i piu’ pessimisti, staccare la spina al governo

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Roma – Continuano a piovere critiche sul ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ieri ha collegato all’annuncio di elezioni anticipate in Spagna il miglior andamento dello spread con i titoli di Stato tedeschi rispetto all’analogo indicatore per l’Italia.

“Come avete visto, in sede europea anche ai ministri più esperti capita di dire colossali fesserie: non so se siano lapsus freudiani o il riflesso di un pensiero”, ha detto il ministro per i Beni culturali Giancarlo Galan intervenendo a un convegno sul diritto d’autore.

“Non l’ho interpretato. Voglio ben sperare che non ci siano riferimenti all’italia”, ha commentato il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Rispondendo ad una domanda sullo spread tra il rendimento dei titoli di Stato spagnoli e il Bund tedesco, inferiore a quello italiano, il ministro dell’Economia ha detto ieri che ci sono diverse varianti da prendere in considerazione e, “nel caso della Spagna, potrebbe dipendere dall’annuncio di elezioni e dalla prospettiva di un nuovo governo”.

Tremonti aveva però subito escluso un collegamento con la situazione italiana. “Ho detto così per dire,” ha risposto al cronista che a Lussemburgo gli chiedeva se si potesse applicare la stessa logica all’Italia. Nella tarda serata il Tesoro è tornato con due diverse note a smentire qualsiasi collegamento con il contesto politico di Roma.

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MILANO – Le parole sulla Spagna che hanno evocato le elezioni anticipate come speranza di cambiamento, che non sono piaciute a Silvio Berlusconi e hanno creato molti malumori nel Pdl , sono state solo l’ultimo episodio della difficile convivenza tra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il resto del governo. Nel giorno in cui Giuliano Ferrara riferisce di avere sentito un Cavaliere «molto di cattivo umore» e che «minaccia di andarsene lasciandoci in balia della sorte e non di un alternativa concreta» sono molti gli esponenti pidiellini a scagliarsi contro l’inquilino di corso XX Settembre. E tra i tanti non è mancato qualche invito esplicito ad andarsene, come quello del sottosegretario alla DIfesa, Guido Crosetto, che senza mezzi termini dice che «Tremonti è un problema». «Si dimetta se pensa che questo governo è un ostacolo alla crescita dell’Italia – ha detto ai microfoni di Radio 24 -. Se fossi Berlusconi sarei furibondo». Intanto però nella giornata di giovedì, dopo il consiglio dei ministri, è previsto un incontro tra i due contendenti. Berlusconi e Tremonti si vedranno prima di un vertice di maggioranza in cui si discuterà di misure per la crescita e, forse, anche della questione Bankitalia, ovvero del nome di colui che dovrà succedere a Mario Monti alla guida dell’Istituto.

Per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, «il voto anticipato sarebe una sciagura, il nostro obiettivo è arrivare al 2013, chiudere la legislatura, andare avanti, fare le riforme». Lo dice il capogruppo del Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto in un’intervista a «L’avvenire» in cui prende le distanze dalla considerazione di Giulio Tremonti sull’effetto positivo che ha avuto in Spagna la decisione di Zapatero di andare al voto anticipato. «Elezioni – dice Cicchitto – vorrebbero dire mesi con un governo bloccato, incapace di fare, e con uno scontro poltico durissimo». Insomma, il paragone con la Spagna è «privo di logica». «Capisco tutte le novità della scienza economica – aggiunge – ma faticherei a credere a un economista che mi spiega che sospendere l’attività di governo e aprire una campagna elettorale è un colpo di bacchetta magica che migliora la situazione».

Il coordinatore del partito, Sandro Bondi, cita Tremonti in una nota in cui parla di economia e sviluppo: «È evidente ormai, anche a chi non è esperto di economia, che l’assenza di una politica a favore della ripresa e dello sviluppo, gli stessi conti pubblici sono destinati a peggiorare, in un circolo vizioso al termine del quale c’è solo lo spettro della Grecia. Alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro Tremonti fanno temere che manchi questa consapevolezza, che invece è decisiva per la ripresa dell’economia, per la stessa stabilità dei conti pubblici e infine per garantire la coesione sociale di un Paese».

Dal governo arriva su Tremonti l’affondo del ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan: «Come avete visto, in sede europea anche ai ministri più esperti capita di dire colossali fesserie: non so se siano lapsus freudiani o il riflesso di un pensiero». E quello degli Esteri, Franco Frattini, a chi gli chiedeva di interpretare il pensiero del superministro dell’economia, rispondeva: «Non l’ho interpretato. Voglio ben sperare che non ci siano riferimenti all’Italia».

«In questo momento c’è un governo legittimamente eletto che gode di una maggioranza stabile – ha invece dettato alle agenzie di stampa il senatore Esteban Juan Caselli, responsabile per il Pdl degli italiani nel mondo – . Silvio Berlusconi si è fatto promotore di un provvedimento per il rilancio dell’economia e il suo collaboratore in questo campo, Giulio Tremonti, deve mettere le sue note capacità esclusivamente al servizio del raggiungimento di questo obiettivo. Alla sua carriera politica avrà tempo di pensarci dopo».