Treasury? Ma quale fuga, i conti Usa non preoccupano

8 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

A Wall Street e’ allarme “bond vigilantes”. L’espressione, coniata dall’economista Ed Yardeni negli anni ’80, si riferisce al fatto che i maggiori investitori intenzionati a comprare Treasury pretendono maggiori rendimenti per compensare i rischi dovuti a un peggioramento del deficit pubblico Usa.

Il tema e’ tornato d’attualita’ proprio all’indomani del compromesso raggiunto tra Repubblicani e amministrazione Obama: si’ all’estensione dei tagli alle tasse in cambio di piu’ sussidi. Il punto e’ che – dicono i critici che monitorano i conti pubblici Usa – cosi’ facendo le finanze degli Stati Uniti sono destinate a peggiorare. Ecco perche’ nella seduta odierna, per esempio, il rendimento dei Treasury e’ tornato a salire portandosi ai massimi del 21 giugno scorso: gli operatori sono disposti a comprare bond Usa ma con yield piu’ succulenti.

C’e’ chi getta acqua sul fuoco. E lo fa sventolando il grafico che vedete: esso mostra la correlazione tra rialzo dei rendimenti dei Treasury e il piu’ alto appetito per titoli ciclici. La vendita di titoli di stato rappresenta la sete di rischio, non la paura che gli Usa faranno la fine della Grecia. Se cosi’ fosse i titoli piu’ rischiosi quotati in borsa non sarebbero il posto migliore dove investire e gli investitori ne starebbero alla larga.

E’, questo, un modo di interpetare l’andamento dei Treasury diverso da quello di molti economisti tra cui Nouriel Roubini che su Twitter ha scritto “l’accordo sulle tasse tra Obama e il Gop costa $900 miliardi in due anni. Gli Stati Uniti stanno continuando a spingere la lattina lungo la strada. I bond vigilantes si stanno risvegliando?”.

Anche il consulente della Banca centrale cinese Li Daokui sposa questa tesi: i prezzi dei bond Usa (che viaggiano in modo opposto rispetto al rendimento) e il biglietto verde scenderanno non appena la situazione nel Vecchio Continente si stabilizzera’.