Trasporti navali: è crisi profonda

13 Settembre 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Il settore del trasporto navale mondiale è in completa crisi. A dirlo sono i bilanci del secondo trimestre del 2016 pubblicati dalle più grandi società del settore: di queste 11 su 12 sono in grave perdita.

Gli analisti stimano che entro la fine di quest’anno il settore marittimo potrebbe perdere 9 miliardi di euro dei 150 miliardi fatturati ogni anno e questo per due ragioni, come spiega L’Economist. La prima ragione riguarda la difficoltà incontrata negli ultimi anni dal commercio internazionale dove a farla da padrone è stata la crescita economica sempre più lenta, a cui si aggiunge il fatto che sempre più aziende decidono di produrre nei paesi dove vendono i loro beni e non in patria  e poi spedirli.

L’altra ragione riguarda il fatto che dopo il 2011 le compagnie di trasporto hanno realizzato un numero maggiore di nuove navi con la conseguenza che sono crollate le tariffe, segnando in negativo logicamente i bilanci delle compagnie di navigazione. La soluzione? Ritirare le navi in eccesso, ma è difficile da realizzare perchè significa perdere milioni di dollari spesi per costruirle.

La soluzione migliore in questi casi è capire come ottimizzare le attività di risparmio sui costi e tornando a fare utili. In una parola sola digitalizzare. Pioniere della digitalizzazione nel settore dei trasporti marittimi è la Maerske che ha deciso di dividere le sue attività di gestione dei porti da quelle di spedizione ma soprattutto ha attuato una nuova iniziativa che prevede di riempire le sue navi di sensori.

Ma a cosa servono? I sensori invieranno al porto, ancor prima dell’attracco, molti dati in modo tale che le autorità portuali possano rifornire subito la nave di tutto quello di cui ha bisogno in breve tempo in modo tale che possa ripartire subito. Maerske è un esempio per altre società operanti nel settore ma, come scrive L’Economist, accanto alla digitalizzazione e all’ottimizzazione, occorre  in circolazione.

Fonte: L’Economist