TRAGEDIA GRECA: MEGLIO CHE ATENE ESCA DALL’EURO

8 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia
*Luca Ciarrocca e’ il direttore e fondatore di Wall Street Italia.

(WSI) – Sono ore critiche per la Grecia. I mercati si aspettano qualche scossone violento. Ma Jurgen Stark, uno dei tedeschi di punta della BCE, dice che i mercati “rimarranno delusi” se pensano che altri pagheranno per salvare Atene, sola responsabile del proprio disastro. E il capo della Bundesbank, Axel Weber, ha aggiunto che sarebbe “politicamente impossibile” chiedere ai contribuenti europei di andare al salvataggio di un paese con le mani bucate. Attenzione, se e’ vero che i tedeschi tirano le fila dell’euro, bisogna anche sappiate che il settimanale Die Welt ha chiesto gia’ il ritiro della Grecia dalla moneta unica.

Per la terza volta in 18 mesi, dunque, il sistema finanziario globale rischia
di andare fuori controllo. Questa “tragedia greca” si sta consumando mentre cresce il volume di capitali in fuga dal paese nostro vicino di mediterraneo. Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph parla di “improvviso ritiro” di capitali tedeschi ed asiatici dalle nazioni del Club Med (quelle che gli americani chiamano con l’acronimo spregiativo P.I.I.G.S.).

Secondo Barclays Capital il debito estero netto della Grecia ammonta all’87% del Pil, o €208 miliardi. La Spagna e’ messa perfino peggio, al 91% (€950 miliardi), il Portogallo batte tutti in negativo con il 108% (€177 miliardi). L’Irlanda e’ al 68% (€123 miliardi), mentre l’Italia in percentuale sta meglio di quanto si pensasse (23%) ma in valore assoluto c’e’ poco da stare allegri, con €347 miliardi. Aggiungendo le nazioni dell’Est Europa, la bolla del debito UE supera di gran lunga il tanto deprecato deficit degli Stati Uniti, visto che sorpassa in totale i 2 trilioni di euro.

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Insomma mentre lo specchio della crisi e’ l’euro che continua a perdere terreno nei confronti del dollaro, il rischio e’ questo sia il primo test serio per la tenuta dell’Unione Europea. Finira’ come il Messico o l’Asia nel 1998 o l’Argentina? Voci che rimbalzano dalle varie capitali europee parlano di un “eurobond” pronto a un’emissione di emergenza per consentire ad Atene di raccogliere denaro sufficiente a salvarsi, evitando allo stesso tempo l’effetto domino o il contagio agli altri paesi deboli della catena.

La facciata come al solito e’ imbellettata di dichiarazioni evasive e ottimismo ostentato. “I membri europei del G7 hanno detto alle loro controparti che i problemi di bilancio della Grecia non sono di pertinenza del Fondo Monetario Internazionale”, ha dichiarato nel weekend il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schaeuble. Il quale, alla fine del meeting del G7 a Iqaluit ha spiegato: “non ci sono dubbi” sul fatto che “i paesi membri dell’euro-zona si oppongono a qualsiasi coinvolgimento esterno per aiutare la Grecia a risolvere i propri problemi”. “Noi abbiamo con forza, e all’unanimita’ – ha aggiunto Schaeuble – rifiutato di discutere qualsivoglia problema interno”. E per essere ancora piu’ chiaro, il ministro ha buttato li’ un paragone poco gradito dal mercato (anche perche’ concettualmente sbagliato): “L’Europa non discute i problemi della Grecia cosi’ come gli Stati Uniti non discutono i problemi della California”.

Nel frattempo, ricordando che nel pieno della crisi finanziaria dell’ottobre 2008 in alcuni casi ci furono fughe degli investitori e depositanti da singoli istituti di credito in difficolta’ (Northern Rock in Gran Bretagna e Indymac negli Stati Uniti) adesso si potrebbe verificare una situazione di “fuga dai paesi”, visto che le turbolenze non riguardano tanto il sistema bancario/finanziario, ma coinvolgono in pieno il livello piu’ alto di questo meccanismo degenerato, cioe’ i debiti sovrani degli stati/nazione.

L’inglese The Guardian (ovviamente chi e’ fuori dall’euro non puo’ essere imparziale) conferma l’assunto riportando oggi che gli “investitori hanno fatto uscire dalla Grecia la stupefacente cifra di €8-10 miliardi di euro da quando la crisi ha cominciato a rivelarsi lo scorso novembre” (A staggering €8bn-€10bn (£7bn-£8.7bn) may have been taken out of Greece by private investors since it became engulfed by economic turmoil in November), fuga di capitali che si e’ intensificata dal momento in cui il governo di Atene per evitare il default ha annunciato un aumento delle tasse sulle proprieta’ immobiliari e una stretta nella lotta all’evasione fiscale.

La Grecia somiglia molto all’Italia, ahinoi, in cui troppa gente non paga le imposte che dovrebbe pagare, nonostante gli alti redditi guadagnati. “La Grecia ha molta gente ricca che non viene tassata in modo appropriato e questo per via della forte evasione fiscale”, ha detto al quotidiano Observer il ministro delle Finanze greco Giorgos Papaconstantinou.

“Se si guarda ai numeri reali, si vede che il numero di persone che dichiarano sopra i €100,000 euro l’anno e’ circa 15.000”, ha aggiunto il ministro. “E io non penso che nessuno in questo paese possa credere che ci sono solo 15.000 greci che guadagnano €100,000 euro l’anno”. In Italia, stando ai dati piu’ recenti, con una popolazione che e’ oltre 5 volte quella greca e un Pil 6 volte piu’ alto (la Grecia ha il 2,5% del Pil UE, l’Italia il 13%) ci sono appena 17.000 italiani che dichiarano un reddito di €200,000 euro l’anno e oltre.

Fisco a parte, sara’ meglio per tutti – a cominciare dal collega di Giorgos Papaconstantinou, Giulio Tremonti – seguire attentamente come si sviluppa nei prossimi giorni questa crisi finanziaria ellenica gia’ soprannominata dell’ouzo. Cerchiamo di capire dove non andare a parare.