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TRADING: POCO AMORE E ATTACCO MERCENARIO

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(WSI) – Non “sposate” la vostra posizione; non innamorarsi mai del proprio trade; non esitare ad abbandonare il terreno e fuggire a gambe levate. Questi suggerimenti non arrivano casualmente oggi: dopo la turbolenza della settimana passata, che ha creato un’insieme di opportunità notevoli, ci sono diversi che sicuramente hanno aperto posizioni e – nonostante le condizioni mutevoli – ne sono rimasti agganciati nel bene e nel male. Ebbene la fedeltà ci vuole nella vita, ma non nel trading.

Nel trading l’approccio “da mercenario” funziona molto meglio: scegliete il trade che vi accompagnerà per un certo tempo, ma appena questo trade inizia a mostrare le prime debolezze, uscite e cercate una nuova opportunità. La fierezza e la mancanza di modestia intellettuale possono portare proprio a questo: il mantenersi attaccati alla propria posizione. Questo, nel 95% dei casi, porta alla disfatta. Pensiamo ad ogni trade come un frutto: va coltivato, lasciato maturare e poi raccolto quando è maturo.

Passando alle news dal mercato, i membri del G7 che si è tenuto questo weekend in Canada hanno di nuovo deciso che “spendere ora genererà abbastanza attività economica da ristabilire i deficit di bilancio in futuro”. Una scelta difficile e quantomeno ambigua visto che il mercato, specialmente durante la settimana passata, ha dichiarato apertamente che le relative posizioni fiscali sono sotto attento scrutinio (non a caso il G7 non ha levato la spada di Damocle che pende su Atene).

Un commento importante per il nostro mercato è arrivato dal ministero della finanza canadese: “I paesi con tassi di cambio nominali fissi dovranno permettere una maggiore flessibilità del tasso di cambio reale attraverso un aumento dell’inflazione oppure attraverso un apprezzamento della propria valuta”. Dunque si può tranquillamente capire che il G7 è focalizzato sulla cura degli squilibri a livello internazionale.

Probabilmente la domanda sulla bocca di tutti coloro che ci leggono ora sarà: quali sono dunque le implicazioni per il dollaro e l’euro? I NFP di venerdì sono stati certo brutti, ma non pessimi. Poi se aggiungiamo un tasso di disoccupazione in discesa, si capisce perché il mercato è rimasto fondamentalmente fermo. Quindi dati misti dagli USA, mentre in Europa parole di conforto aiutano la Grecia e quindi l’appetito per il rischio, anche se i Credit Default Swap (CDS – derivati che assicurano contro l’insolvenza di un paese) hanno raggiunto i massimi storici su Grecia, Portogallo e Spagna. Dunque andando avanti il rischio sembrerebbe pendere più sull’eurozona.

Questa settimana sarà densa di dati sui componenti dell’area euro e quindi vedremo dove pende il sentimento di mercato. Risulta facile arrivare a posizionamenti estremi in queste situazioni quindi teniamo gli occhi puntati sull’SSI per cogliere la palla al balzo.

Passando alla consueta analisi tecnica, ci ritroviamo questa mattina con l’euro sopra quota 1.3600 nei confronti del biglietto verde. Dopo il quasi perfetto test del supporto indicato venerdì a 1.3580 (minimo a 1.3584) ci troviamo di fronte ad una fase correttiva di breve periodo, in quanto il trend principale rimane senza dubbio ribassista. Possibile una risalita che dovrebbe vedere come area ultima di resistenza quella compresa tra 1.3690 e 1.3725. UsdJpy rimane in fase di consolidamento e sembrerebbe non volersi scostare dall’equilibrio di brave termine raggiunto, che lo vede intrappolato in una figura, tra 88.75 e 89.75.

Interessante il cable se si osserva un grafico giornaliero. Rotto con decisione il supporto a 1.5700 il prossimo punto tecnico lo troviamo a 1.5350, ma gli stocastici in ipercomprato ci fanno pensare ad una possibile correzione, che non dovrebbe spingersi oltre area 1.5650, prima di continuare con l’indebolimento della sterlina.

Yen in rafforzamento contro euro e sterlina: 122.50 la resistenza che dovrebbe contenere un possibile movimento correttivo della valuta giapponese contro la moneta unica, livello individuabile a 141.00 per quanto riguarda la sterlina.

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