TRADING: ATTENTI ALL’ANALISI TECNICA DI MASSA

5 Febbraio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Un ordine di acquisto o di vendita ha in realtà alcune tipologie attuative, che sono contraddistinte da una specifica terminologia: sul limite, tutte o niente, debordant, al meglio e poche altre ancora e inoltre, per essere accettato dal negoziatore, richiede alcuni adempimenti di registrazione, fax, modulo firmato od altra specie di varia burocrazia, secondo il regolamento dell’intermediario esecutore. Lo scopo di queste formalità dovrebbe rappresentare la mutua difesa del cliente e dell’operatore da eventuali contestazioni a posteriori. In pochi istanti l’ordine viene inserito negli appositi terminali, dove riceve istantaneamente un numero identificativo univoco e rimane in una immaginifica sala d’attesa, fino a quando incontra il suo consenziente opposto. A transazione perfezionata, due operatori comunicheranno ai rispettivi clienti l’avvenuto eseguito.

Un processo apparentemente semplicissimo, tanto che il vero problema come sempre è un altro, ossia il desiderio di comprare ai minimi e vendere ai massimi, un risultato trasversale a tutti gli investitori del mondo e che proprio in funzione di questo strumentale obiettivo, va considerato come obiettivo privo di sostanziali probabilità di successo. Ragionamenti tipici della Business Intelligence hanno sospinto schiere di analisti a inventare teorie, trasformarle in prodotti di largo consumo graditi e quindi vendibili a vaste platee, visto che in linea logica non si materializza niente di diverso rispetto alle medievali fattucchiere con le sfere di cristallo, perché conoscere il futuro appare ancora privilegio che agli umani generalmente non viene concesso.

Il mercato salirà o scenderà, ma la risposta logica è una sola, che lo si può sapere con totale esattezza solo dopo e in effetti due grandi e fecondi fiumi dividono gli attori presenti nel proscenio, da un lato i seguaci della verifica dei fondamentali macro economici e dall’altro coloro dediti all’analisi tecnica, dato che questa si basa sull’esame dei bilanci allo scopo di dedurre in forma presuntiva se la compagnia sia ben diretta, se i prodotti godano del gradimento del mercato, ma anche se i costi vengano amministrati con ferreo controllo, nel mentre le vendite siano in condizione di posizionarsi con andamenti in costante aumento.

Il criterio appare sicuramente valido laddove persistano le giuste ipotesi strutturali, ossia che gli elementi patrimoniali ed economici di una qualunque corporate offrano affidabilità e rispetto della realtà, che la finestra di investimento abbia orizzonti pluriennali e che il denaro disponibile consenta di operare su tutte le azioni che soddisfino tali target valutativi. L’analisi tecnica considera solo agglomerati di numeri ordinati in sequenza temporale, con il fine di essere studiati attraverso algoritmi statistici.

Nascono quindi molteplici teorie ed indicatori, come la Dow Theory, point & figure, Bollinger band, Elliot wave, candle chart, relative strenght, momentum, on balance volume, Black & Scholes, dove vengono rilevate le maggiori figure significative dei diagrammi, quali il doppio minimo, doppio massimo, testa e spalle rialzista o ribassista, canale di tendenza, bandiera, pennone ed altre ancora.

Questa scienza conta su un numero elevatissimo di adepti e ha il vantaggio che gli assesment utilizzati sono incontestabilmente veritieri, visto che prezzi e relativi volumi sono comunicati dalle borse e non dalla singola società, ancorché inoltre tenti di suggerire il momento migliore per entrare od uscire dal mercato, supportando pertanto il gioco di predire un prezzo futuro tipico della fase speculativa, diversamente dall’analisi dei fondamentali che tende ad instaurare un rapporto di proprietà azionaria fiducioso, stabile e duraturo. La proliferazione dei personal computer, delle connessioni elettroniche che consentono una rapida ricezione dei flussi informativi, oltre che la apparente semplicità di interpretazione dei grafici, hanno favorito una incredibile proliferazione e diffusione di programmi commerciali a basso costo, tanto da sottolineare come la marea degli investitori in genere appoggi le proprie decisioni su quanto derivato da questi strumenti.

Un poco di Business Intelligence aiuta a comprendere gli insoliti risvolti di questa cultura chartistica di massa. Mentre la folla si china sul moderno schermo high tech a cristalli liquidi, da qualche parte esiste un operatore di grandi dimensioni che ha deciso di vendere o comperare grossi quantitativi di un qualche titolo e userà tutti i metodi possibili per spendere di meno o ricavare maggiori guadagni grazie ad osservatori privilegiati, presentando pertanto un intrigante quesito, ossia che i tanto amati chart rassomigliano forse al sistema della politica, per il quale chi non gestisce inevitabilmente subisce.

Ma con il tempo e sufficienti mezzi a disposizione è possibile costruire una ipotetica visualizzazione futura, predisegnando proprio quelle figure significative che tanto fideisticamente sono seguite dai comuni mortali. Così, le risorse finanziarie dei risparmiatori lavorano automaticamente per il potente broker, perché sottilmente indotte da apparenze matematiche per nulla spontanee, che sospingono la massa operante nella direzione adatta a favorire il buon esito della massiccia operazione predeterminata. Questo scenario offre l’opportunità di essere perfettamente legale, differentemente dal vetusto ed abbandonato metodo relativo alla strumentale diffusione di rumors fuorvianti, che ricadrebbe se provato sotto i fulmini della non sempre rigorosa legislazione sull’insider trading.

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