TRA FAZIO E FORLEO, DA CHI COMPRERESTE UN’AUTO USATA?

13 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

L’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio smentisce le ricostruzioni apparse sulla stampa a proposito del suo interrogatorio davanti ai magistrati di Milano che conducono l’inchiesta sulla vicenda Antonveneta. Fazio afferma anche di non aver mai preso alcun accordo con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in tema di conti pubblici in cambio dell’impegno del capo del Governo al mantenimento della carica a vita per il governatore di Bankitalia, né di aver mai saputo di pagamenti ai politici.

In un passaggio della sua ordinanza relativa alla concessione degli arresti domiciliari per gli ex amministratori di Bpl, Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni, il gip Clementina Forleo sostiene che durante la colazione di lavoro a Palazzo Chigi del 14 gennaio 2005 in cui venne siglato definitivamente il cosidetto ‘patto dello sciacchetra”, l’incontro di riconciliazione fra il premier Silvio Berlusconi e l’allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio, “fu assicurato a Fazio il mandato a vita in cambio di un’atteggiamento favorevole sui conti pubblici”. Una ipotesi, quest’ultima, già smentita ieri da Palazzo Chigi.

In una dichiarazione comunicata dal suo legale Franco Coppi, l’ex numero uno di Via Nazionale spiega che “con riferimento a notizie di stampa secondo le quali avrei ammesso nell’interrogatorio davanti al PM di Milano di essere al corrente di versamenti di denaro fatti nel mio interesse dal signor Fiorani all’onorevole Brancher e ai politici della Lega, é sufficiente leggere il verbale dell’interrogatorio (foglio 229) per rendersi conto che ho detto esattamente il contrario”.

“Smentisco – si legge poi nella nota – altresì qualsiasi accordo o patto con il Presidente del Consiglio, i cui termini sono palesemente non credibili e chiaramente contraddetti dalle posizioni costantemente assunte dalla Banca d’Italia in tema di conti pubblici”. Ma nell’ordinanza con cui ha concesso gli arresti domiciliari a Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni, la Forleo ha sostenuto che Fazio “rendeva dichiarazioni palesemente reticenti”, negando “pur con evidente difficoltà, di aver caldeggiato l’operazione Antonveneta”.

Il giudice nel suo provvedimento ha inoltre sottolineato che l’ex numero uno di via nazionale aveva risposto “con evidente imbarazzo alle domande relative alla nomina dei consulenti legali esterni per paralizzare il parere negativo dell’ufficio legale interno concernente il definitivo placet all’operazione”. In più, conclude il gip, Fazio si è trovato, invece, “costretto ad ammettere, sempre con analogo disagio, sia molto delle conversazioni intercettate sia i numerosi incontri tenutisi anche presso la propria abitazione”. Intanto continuano a filtrare notizie sulla posizione di Fazio in merito alle vicende bancarie dell’estate scorsa.

Sempre in base a quanto emerge dall’ordinanza della Forleo ha concesso gli arresti domiciliari all’ex guida della Bpi, Gianpiero Fiorani, Fazio ipotizzava un’altra soluzione per Antonveneta rispetto al progetto di aggregazione con Capitalia prospettato dagli olandesi di Abn già nella primavera del 2004. Un’altra soluzione che contemplava l’intervento della Popolare di Lodi (poi Bpi) e che comportò la rottura dei rapporti fra il Governatore e l’allora presidente di Capitalia, Cesare Geronzi. E anche altri due azionisti di rilievo di Antonveneta, Ennio Doris di Mediolanum e Gilberto Benetton “hanno confermato – scrive il gip – che Fazio si era palesato del tutto contrario alle iniziative di Abn appellandosi all ‘italianita’” e alla necessità di proteggere il sistema creditizio italiano dall’invasione delle grandi banche estere”.

A proposito invece dell’altra banca sotto scalata, la Bnl, il gip Clementina Forleo scrive nella stessa ordinanza che l’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, “era apparso molto preoccupato per la sorte di Bnl”, tant’é che suggerì che “almeno una parte” doveva essere acquistata dalle banche italiane “quanto meno per realizzare un’operazione-ponte in attesa di individuare un soggetto bancario italiano definitivo”.

Il gip, riassumendo gli interrogatori di Boni (Bpl), scrive che l’ex direttore generale aveva raccontato della vicenda Bnl e di incontri “avvenuti al riguardo con la Banca D’Italia, i cui dirigenti si erano posti il problema di convincere immobiliaristi che avevano partecipazioni forti a cedere le stesse ad una banca italiana”. Perciò, nel marzo 2005, in seguito al lancio dell’ops del Bbva, c’erano state riunioni a Roma, “anche a casa del Governatore”, alle quali avevano partecipato lo stesso Boni, Fiorani, l’ex capo della vigilanza di via Nazionale Francesco Frasca e l’avvocato Francesco Gianni (legale dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone).