Tra 30 anni caricheremo i nostri cervelli sui computer

20 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Tra circa 30 anni, saremo in grado di poter caricare il nostro cervello su dei computer e divenire immortali, digitalmente parlando. Entro il 2100, poi, le parti biologiche del nostro corpo verranno interamente rimpiazzate da quelle meccaniche.

Queste le parole, riportate dal Telegraph, pronunciate da Ray Kurzweil, direttore del dipartimento di ingegneria presso Google.

Kurzweil ha fatto sapere che le parti biologiche del nostro corpo saranno rimpiazzate da quelle meccaniche e questo potrebbe succedere anche prima del 2100.

Durante il congresso internazionale Global Futures 2045, svoltosi a New York e incentrato sui modi in cui il mondo può cambiare nel futuro, Kurzwell ha cercato di spiegare cosa intende: “Avremo una sorta di immortalità digitale, perché il cervello e l’intelligenza di una persona verranno memorizzati digitalmente per sempre, anche dopo la morte e questo sarà possibile attraverso l’ingegneria neurale, che negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti”.

Tali tecnologie includono l’impianto cocleare, un orecchio artificiale elettronico in grado di ripristinare la percezione uditiva nelle persone con sordità profonda e che viene collegato al nervo cocleare del cervello che stimola elettronicamente.

Tra gli altri esempi, sono state citate tecnologie in grado di ripristinare capacità motorie, dopo che il sistema nervoso viene danneggiato.

Sempre meno biologici quindi, al punto che la parte meccanica dominerà il nostro corpo, mentre quella biologica non sarà più fondamentale. Questo perché l’altra sarà cosí potente che la potrà perfettamente capire e rimodellare.

Stesso discorso per i nostri corpi. Già oggi con le nano tecnologie si possono ricreare dei corpi virtuali e anche delle realtà virtuali, che possono essere tanto realistiche quanto quelle vere.

“A noi serve un corpo”, conclude Kurzwell. “Questo potrà diventare meno fragile in futuro e saremo in grado di espandere la ‘portata’ della nostra intelligenza di un miliardo di volte”.