Tonfo petrolio, rublo ai minimi 2015. E l’Arabia Saudita vara misure anti-deficit

28 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Il trend ribassista dei prezzi del petrolio ha messo KO diverse economie. Tra queste, si mettono in evidenza quelle di Russia e Arabia Saudita, paesi in cui i proventi delle vendite di petrolio incidono in gran parte sulle entrate fiscali.  Tonfo del rublo, che ha aggiornato nella seduta odierna i nuovi minimi, in concomitanza con il crollo del Brent, che viaggia attorno a $37.

La moneta russa, stando a quanto riporta Bloomberg, è precipitata al minimo del 2015 nei confronti del dollaro, cedendo oltre -2% e oltrepassando quota 72, a 72,1730. La performance è stata la peggiore tra le valute emergenti che sono monitorate da Bloomberg, e ha portato i ribassi del 2015 a quasi -19%.

Il rublo è prossimo a soffrire il suo terzo calo consecutivo su base annua, complice il crollo dei prezzi del petrolio, che sono scesi fino al minimo in 11 anni; la valuta sconta anche le sanzioni che i governi di Ue e Usa hanno lasciato in essere, come risposta al ruolo che la Russia ha avuto nella crisi ucraina.

Altro motivo del trend del rublo, stando a quanto spiega Denis Davydov, analista presso Nordea Bank a Mosca, è la pressione che arriva direttamente dal Ministero elle Finanze, che tipicamente aumenta le spese di budget negli ultimi giorni dell’anno, e che rifornisce le aziende statali di rubli, permettendo loro di convertirli in euro e dollari.

E’ innegabile che il crollo del 47% delle quotazioni di petrolio Brent – dal record testato a giugno di quest’anno – abbia aumentato le pressioni sul governo e sul presidente Vladimir Putin, che già fanno fronte alla recessione della Russia più forte dal 2009. Il petrolio crude, così come il gas naturale, incide sulle entrate fiscali della Russia per circa la metà.

Alexey Kudrin, ex ministro delle Finanze, ha detto chiaramente che il Pil russo continuerà a stagnare se i prezzi del petrolio rimarranno sui livelli attuali anche per i prossimi 6-12 mesi. Nel mese di novembre, il Pil è sceso -4% su base annua, rispetto al -3,7% di ottobre.

Tornando al rublo, Evgeny Koshelev, analista presso Rosbank PJSC a Mosca, ha riferito a Bloomberg che:

“il desiderio di fare hedge sui rischi potenziali provenienti dalla geopolitica e dalle materie prime potrebbe deprezzare il rublo fino a 75 (sul dollaro). Sarà interessante vedere se ci saranno reazioni dalla banca centrale, dal governo e dalle famiglie, di fronte a questo rallentamento”.

Effetto petrolio anche sull’Arabia Saudita, che ha deciso di varare alcune misure – tra cui taglio dei sussidi e vendita di quote in aziende a partecipazione statale – per sconfiggere la piaga del deficit, che è salito a causa delle minore entrate: da segnalare, stando a quanto ha reso noto lo stesso ministero, che il petrolio ha inciso sulle entrate fiscali, nel 2015, per ben il 73%.

L’allarme conti pubblici ha portato il governo a porsi l’obiettivo di ridurre il deficit del 2016 a 326 miliardi di riyal (equivalente di $87 miliardi), dai 367 del 2015. Il budget implica un taglio delle spese da 975 miliardi di riyal di qyest’anno a 840 miliardi. Si prevede anche per il 2016 un calo delle entrate, da 608 miliardi di riyal a 513,8 miliardi di riyal.

Intervistato da Bloomberg Alp Eke, economista senior presso National Bank, ad Abu Dhabi, afferma che nel 2015 il deficit è salito al 16% circa del Pil, comunque meglio di un deficit del 20% atteso dalle stime di 10 economisti che hanno partecipato a un sondaggio di Bloomberg.

Alle 16 circa ora italiana, il WTI Crude cede a New York -2,68% a $37,08 al barile, mentre il Brent fa -2,40% a $36,98.