TLC: LE MANI FORTI COMPRANO
I MERCATI NO

10 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Non è affatto univoca e chiara la situazione dei titoli delle Tlc in Europa. Le quotazioni, in media, soffrono anche nel 2006, dopo le delusioni del 2005. La concorrenza continua a erodere i margini, e le nuove tecnologie consentono di avere servizi di comunicazione sempre più ricchi e veloci a prezzi calanti.

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Ma raramente si era visto un periodo così caldo per le fusioni e acquisizioni nel settore, anche da parte degli operatori di private equity. E questo è un dato che può sorprendere, perché in passato ci eravamo abituati a vedere le “mani forti” muoversi in modo pro-ciclico: di solito i boom dell’M&A coincidono con le fasi Toro dei settori e delle Borse. Che il miliardario egiziano Naguib Sawiris comprandosi Wind abbia commesso un costosissimo errore? Che il suo collega portoghese Belmiro de Azevedo debba un domani pentirsi di aver lanciato un’Opa su Portugal Telecom? Che le banche che li finanziano stiano andando incontro a sofferenze da capogiro? O questi e altri grandi compratori hanno fiutato correttamente l’affare?

Per il momento, c’è da rilevare che gli stessi mercati azionari stanno valutando le compagnie di Tlc in modi alquanto diversi. Per una Fastweb che vale 3,4 volte i ricavi 2005, c’è una France Telecom che capitalizza quanto il suo fatturato, e una Telecom Italia che ha un multiplo di 1,4. Può darsi che le Borse stiano scontando che in futuro i newcomer (i nuovi entrati) debbano rendere molto di più degli incumbent (gli ex-monopolisti). Ma non si può generalizzare, visto che a Piazza Affari due newcomer come Tiscali ed Eutelia valgono rispettivamente 1,4 e 0,9 volte il fatturato. E poi, non bisogna dimenticare i futuri collocamenti: quello annunciato da 3 Italia e quello promesso da Wind. Di solito, le aziende si quotano quando i soci di controllo ritengono di poter spuntare un prezzo molto alto. Ai risparmiatori più attenti questo non dovrebbe sfuggire.

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