TLC: LA LUNGA MARCIA VERSO I SUPERTELEFONINI

9 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il polverone sollevato sull’Umts (la tecnologia che permetterà ai telefonini di terza generazione di ricevere e inviare dati via Internet) per il rischio di elettrosmog sara’ presto solo un ricordo; questo il parere degli esperti interpellati da WallStreetItalia.

Tra coloro che seguono il settore delle telecomunicazioni c’è la sensazione che l’impatto del problema inquinamento sarà molto limitato sui titoli delle aziende interessate e coinvolte a vario titolo nella gara per la licenza Umts.

E questo per due motivi. Innanzi tutto quando sono in gioco interessi molto potenti (non solo in Italia, ma in tutto il mondo), si finisce comunque per andare oltre; i governi hanno poi un estremo interesse alle entrate che deriveranno dalla gara e sono poco inclini a danneggiare le società che operano nel comparto.

Sara’ da verificare, aggiungono gli analisti, se questo argomento creerà un problema sul lungo periodo, cioè dopo qualche anno dall’assegnazione delle licenze, quando i governi potrebbero chiedere una serie di investimenti per limitare possibili danni causati dall’inquinamento elettromagnetico.

Sul fronte dell’investimento azionario, dunque, sembra non ci siano nubi all’orizzonte. Perplessità e quesiti sono altrove. Anche per quanto riguarda i tempi.

E’ stata convocata per venerdì 16 giugno la riunione del Comitato dei ministri che gestisce la gara per l’assegnazione delle cinque licenze. Il comitato esaminerà il bando e le modalità di gara messe a punto dal Gruppo tecnico interministeriale. Successivamente, entro una settimana al massimo, l’Authority per l’energia darà il suo parere (non vincolante) e sarà predisposto il disciplinare per la gara da sottoporre alle società interessate. Solo a quelle ammesse sarà consegnato il disciplinare di gara.

Alla Tim, una delle concorrenti, sono preoccupati e già l’amministratore Marco De Benedetti spera che la scadenza autunnale come termine per l’assegnazione delle licenze sia rispettata. Al di là di questo, ciò che in generale le aziende chiedono è la certezza delle norme.

Il commissario dell’Authority per l’energia Alessandro Luciano, interpellato da Wall Street Italia, ha forti motivi di preoccupazione. Spiega che il provvedimento di legge sull’elettrosmog in discussione proprio in questi giorni al Senato, non riconosce un ruolo di coordinamento tra le diverse Regioni d’Italia.

Allo scopo di salvaguardare la salute dei cittadini e dell’ambiente, sarà fissato un tetto alle emissioni elettromagnetiche prodotte dalle antenne dei telefonini con tecnologia Umts; ma la stessa legge delegherà agli Enti locali (Regioni, Province e Comuni) i rapporti con le aziende.

Queste insomma, rischiano di essere oggetto di trattamenti diversi a seconda del luogo in cui andranno a installare antenne e ripetitori. “Alcune Regioni, come la Lombardia – dice Luciano – hanno definito una sorta di codice di autoregolamentazione per tutte le province lombarde. Ma è ancora poco; bisogna dare le giuste garanzie alle imprese, e la possibilità di svilupparsi, sia pure nel rispetto di certe regole”.

Il commissario non ha intenzioni polemiche, ma di fatto rivendica per l’Authority un ruolo maggiore nel coordinare tutta la vicenda. “Gli stessi operatori lo vorrebbero”, assicura. Di fatto, aggiunge, “il nostro organismo vigila sulle emissioni ma non può intervenire nella fissazione dei limiti, né nella individuazione dei siti per le nuove antenne”. Luciano gradirebbe un peso diverso dell’Authority anche per quanto riguarda la stessa gara. Lo si capisce da come racconta l’esperienza francese.

In Italia, protagonista è il Comitato dei ministri, che sceglie a chi concedere la licenza dopo una gara giocata sulla base della licitazione privata (è la regola della busta chiusa: sostanzialmente, chi fa l’offerta più alta vince); “in Francia, invece – racconta il commissario – viene precedentemente fissato un prezzo adeguato, che tiene conto dell’esigenza di non strozzare gli operatori, i quali altrimenti si svenerebbero per vincere rischiando di rimanere senza fondi sufficienti per investire; poi la scelta viene fatta dall’Authority nazionale sulla base di aspetti tecnici e commerciali e sulla base di un business plan”.

C’è poi un altro argomento che divide gli animi: la contabilizzazione delle entrate dopo l’assegnazione delle licenze. Il governo conta di ricavarne almeno 25 mila miliardi. Ci si chiede pero’ se questi fondi – almeno la metà, come chiede il ministro per le Politiche Comunitarie Alfonso Pecoraro Scanio – saranno destinati al a risanamento dei danni da inquinamento elettromagnetico, oppure – come ha suggerito ieri il presidente della Bce (Banca centrale europea) Wim Duisemberg – finiranno per ripianare il debito dei Paesi meno virtuosi. Potrebbe anche darsi che parte dei proventi finisca nelle casse degli Enti locali come incentivo per la concessione di autorizzazioni per l’installazione delle antenne.

Fonti del Tesoro, interpellate da Wall Street Italia, si limitano per ora a ricordare una recente dichiarazione del ministro Vincenzo Visco: i proventi che deriveranno dalla assegnazione delle licenze Umts sono da considerarsi entrate straordinarie, da utilizzare una tantum secondo la loro destinazione fisiologica, cioè la riduzione del debito. Se una parte debba essere destinata ad altre finalità urgenti, ciò sarà oggetto di un esame approfondito in sede di governo.

A Bruxelles l’Eurostat (istituto europeo di statistica) concorda con l’orientamento pro-deficit alla luce delle regole di contabilità europea. Resta invece aperta la discussione sulla contabilizzazione temporale: se cioè i proventi vadano contabilizzati nell’anno di assegnazione delle licenze o invece ripartiti per tutto il periodo di durata della concessione.