Tiziano Renzi, biografia e vicende imprenditoriali

9 Marzo 2017, di Alberto Battaglia

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo, è attualmente indagato nell’inchiesta giudiziaria Consip per concorso in traffico di influenze. Il nome di Tiziano Renzi è stato evocato per via delle presunte mediazioni che egli avrebbe compiuto sull’ad di Consip, Luigi Marroni, per favorire una società vicina all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, che avrebbe promesso denaro a Renzi per il servizio. Quest’ipotesi inquisitoria, comunicata da giornali, è stata duramente respinta dai legali di Romeo: “Il nostro assistito afferma di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all’entourage dell’ex presidente del Consiglio”. Secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, per citare il giornale più attento alla vicenda, Marroni sarebbe stato sensibile alla mediazione di Renzi senior in quanto è stato “l’uomo che Matteo Renzi”, da premier aveva “scelto nel giugno del 2015 per guidare la prima stazione appaltante d’Italia”, la Consip, appunto.

La storia di Tiziano Renzi era già passata attraverso un’altra vicenda giudiziaria importante, nell’ambito della quale era stato indagato per bancarotta fraudolenta della Chil Post, società di distribuzione di pubblicità e di giornali genovese in cui lavorò anche l’ex premier prima di entrare in politica. Nel luglio 2016 la vicenda è stata archiviata e Renzi senior ne uscì indenne.

Facciamo un passo indietro sui punti chiave della biografia del padre dell’ex presidente del Consiglio.

Tiziano Renzi nasce a Reggello, provincia di Firenze, nel 1951; dalla moglie Laura Bovoli ha quattro figli, fra cui il futuro sindaco del capoluogo toscano e premier, Matteo. Renzi senior inizia negli anni Settanta la sua carriera politica con la Democrazia Cristiana, per poi proseguire in Ppi, Margherita, fino poi confluire nel Partito Democratico seguendo il percorso “naturale” della corrente più progressista dell’allora Dc. Sotto il profilo imprenditoriale Tiziano Renzi è stato molto attivo: dal 1984 le società da lui costituite sono state dieci, scriveva il Fatto, sottolineando che, fra tutte, l’unico soggetto mai assunto a tempo indeterminato fu il figlio Matteo. I settori in cui hanno operato la maggioranza delle società legate a Renzi senior gravitavano intorno ai servizi per giornali e riviste come la distribuzione delle copie e il marketing.
Le aziende di famiglia dal 2000 a oggi “sono state condannate sette volte, tra cause di lavoro e civili” aveva denunciato un’inchiesta di Panorama. Si tratta di contributi non pagati, lavoro irregolare, licenziamenti illegittimi, danni materiali”. Ad esempio, nel caso della Speedy e di un’altra società, la Chil (“antenata” della già citata Chil Post), una vicenda giudiziaria iniziata nel 1998 e conclusa in Cassazione nel 2004 ha chiarito che i collaboratori delle due società (attive nello strillonaggio del quotidiano La Nazione) non percepivano i contributi e il tfr dovuti data la natura di “collaboratori coordinati e continuativi” in cui di fatto tali lavoratori erano inquadrati. Le multe originarie ammontavano complessivamente a quasi 36 milioni di lire.

 

Un altro caso è quello della Arturo srl della quale Tiziano Renzi deteneva il 90%. Creata nel 2003 per produrre pane, in realtà si occupò “di retribuire chi distribuisce Il Secolo XIX”, scrive Panorama ricordando la vicenda di un nigeriano che, per il suo licenziamento illegittimo, al quale il fu riconosciuto un risarcimento da oltre 85mila euro nel 2011 dal Tribunale di Genova. La Arturo, però, dal 2008 è in liquidazione, vanificando ogni “pretesa risarcitoria” da parte di vari ricorrenti.
Eppure alcune delle società di Renzi senior avevano giri d’affari ragguardevoli e avrebbero avuto, sulla carta, la possibilità di offrire forme di lavoro meno atipiche per i propri collaboratori. La Chil Post nel 2009 superava i 4 milioni di euro di fatturato, ricorda il Fatto; la Mail Service aveva un attivo di 4 milioni nello stato patrimoniale, mentre Uno Comunicazione e Arturo registravano ricavi da 458 mila e 954 mila euro.