Titoli di stato: venduti dai retail, finiscono alla Bce

17 Marzo 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Scaricate dagli investitori retail e in misura minore dalle banche per via dei rendimenti discendenti, le obbligazioni di stato italiani finiscono nella cassaforte della Bce, nell’ambito del proprio programma di Quantitative Easing.

È quanto emerge dai dati del supplemento al bollettino statistico ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito’ il cui ultimo aggiornamento, con i numeri di dicembre 2015, è stato diffuso pochi giorni fa da Banca d’Italia.

Secondo quanto rileva il bollettino, tra dicembre 2014 e dicembre 2015 l’ammontare dei titoli governativi italiani in mano agli investitori retail si e’ dimezzato, passando da 179,843 a 95,445. Nello stesso periodo – secondo i calcoli della Reuters – la quota sul totale e’ scesa al 5,2 dal 10%.

“La tendenza è chiara, a vendere all’Eurosistema sono state soprattutto le famiglie, che a fronte di rendimenti che sono andati progressivamente a scendere hanno dismesso soprattutto Btp” ha spiegato a Reuters la strategist di Intesa Sanpaolo Chiara Manenti. “In parte c’è stato un travaso degli investimenti del retail verso quote di fondi comuni, in parte verso altri asset come l’azionario”.

In flessione, anche se meno accentuata, il portafoglio in mano alle banche italiane, passato a 387,224 miliardi a fine 2015 dai 401,818 di dicembre 2014 (al 21,2% del totale dal 22,4%).

Tendenza inversa si registra tra le assicurazioni e i fondi: tra dicembre 2014 e dicembre 2015 il portafoglio di titoli di Stato italiani detenuti da questi ultimi è salito di oltre 40 miliardi, a 478,543 da 435,533 (con un aumento particolarmente marcato rispetto ai 442,748 miliardi di novembre 2015); la percentuale sul totale è salita in un anno al 26,3 dal 24,3.

Il portafoglio di titoli in mano a Bankitalia, che effettua la maggior parte degli acquisti di carta italiana nel Qe, è salito dai 101,988 miliardi del dicembre 2014 ai 165,159 del dicembre 2015, dal 5,7% al 9,1% del totale.