Titoli convertibili: e se la soluzione fosse questa?

31 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia
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Di Dan Caplinger

(WSI) –Yen, bond, oro: c’è voglia di sicurezza in questi tempi sui mercati. E come dare torto ai vari investitori. L’espressione “double dip” risuona martellante ovunque, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama fa disperatamente il suo lavoro assicurando gli americani, e promettendo nuove misure di sostegno, e così al suo seguito fa il “povero” Bernanke, pronto anche lui ad agire e a evitare che il peggio paventato e temuto si concretizzi.

I gufi non mancano e ogni tanto qualche ribassista prospetta scenari da capogiro che mandano nel panico dal più grande al più piccolo operatore.

Che la realtà abbia tinte fosche ormai è un dato di fatto: ma da un punto di vista operativo, cosa possono fare gli operatori? Il consiglio arriva da un articolo pubblicato da MarketWatch “Forget Treasuries. Buy Convertibles instead”.

Ecco prospettata una nuova idea: puntare sui titoli convertibili, di cui si parla in realtà così poco. Perchè?

Il punto è questo: “Con molti che iniziano a lanciare un avvertimento anche sul pericolo che si sviluppi una bolla sui bond, forse non c’è da stare molto tranquilli detenendo solo bond o solo azioni, in questo momento. Se si desidera invece puntare su un investimento che presenti i benefici sia degli stock che dei bond, allora guardate ai titoli convertibili ….questi hanno infatti alcuni lati appetibili che non si troveranno altrove”.

Le “convertible securities” (così chiamate in gergo) combinano elementi sia di azioni che di bond. “Alcune convertible securities tecnicamente sono bond, mentre altre società emettono tali titoli sotto forma di azioni privilegiate. In ognuno di questi casi, tali titoli attribuiscono agli investitori una priorità più alta verso la struttura del capitale, rispetto ai detentori di azioni ordinarie”.

La “priorità unica di questi strumenti consiste nell’abilità per i loro possessori di convertire i loro titoli; spesso, non è neanche necessario che la conversione in azioni avvenga se questa non è l’intenzione, il che significa che è come disporre di una call option sui titoli della società. Se il titolo sale, allora conviene avviare la conversione, e in cambio si otterrà un guadagno; altrimenti si otterrà comunque l’ammontare investito alla scadenza.

Un sondaggio di Merrill Lynch afferma che il ricorso a tali strumenti consente di riuscire a beneficiare di un 70% di rialzo dell’azione assicurando contestualmente una protezione maggiore contro un eventuale calo dei prezzi.

Ancora, un altro elemento appetibile è il rendimento. Talvolta, questi strumenti convertibili pagano infatti dividendi più elevati rispetto allo stesso dividendo erogato dall’azione ordinaria.

Ovviamente non è sempre così, ma pensiamo che l’azione ordinaria di El Paso ha un dividendo dello 0,4%, a fronte del 6,4% dello yield del titolo che si può convertire; Ford Motor paga un dividendo dello 0%, contro un 7% della convertible securities e Bank of America assicura un dividendo dello 0,3%, contro il 7,6% del titolo convertibile.