Tra Deutsche Bank ed economia, aumentano dubbi sulla Germania

9 Febbraio 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Parlare apertamente di crisi per l’economia della Germania, può sembrare forse eccessivo. La disoccupazione è ai minimi record e i bassi prezzi energetici stanno sostenendo le spese per consumi, con il risultato che la domanda interna è molto solida. D’altro canto la fiducia degli imprenditori misurata dall’indice Ifo è scesa a gennaio per il secondo mese consecutivo.

La Germania, inoltre, non vive in un mondo a sé e i problemi dell’Eurozona e dei mercati emergenti stanno mettendo a dura prova la sua industria. Anche perchè, se vende di meno, ha bisogno di produrre anche di meno.

Reso noto in mattinata il dato sulla produzione industriale tedesca, scesa a sorpresa per il secondo mese consecutivo a dicembre, a conferma dell’impatto negativo del rallentamento dei principali mercati in cui il paese esporta i propri prodotti. La crescita in Cina, per esempio, stando a quanto prevede lo stesso FMI, è attesa a un ritmo annuale del 6,3% nel 2016, rispetto al +6,9% del 2015 e il +7,3% del 2014. E la Cina è il quarto mercato per le esportazioni tedesche.

Tornando al dato, effettuati gli aggiustamenti stagionali e legati all’ inflazione, la produzione è scesa -1,2% rispetto al mese di novembre, quando aveva segnato un calo -0,1%.

I numeri, che comunque tendono a essere volatili, sono stati peggiori delle stime, dal momento che gli analisti intervistati da Bloomberg avevano previsto un aumento +0,5%. In particolare, la produzione manifatturiera è scesa -1,1%, causa il  calo del 2,6% della produzione di beni di investimento. La produzione energetica ha fatto -3%, mentre quella dei beni di consumo -1,4%.

 

Un problema che sta portando il paese ad assomigliare poi in qualche modo all’Italia porta il nome di sulle banche, Deutsche Bank in testa, vittima negli ultimi giorni di una vera e propria escalation di dubbi sulla sua solvibilità e bersagliata da attacchi speculativi al ribasso.

Un articolo della stampa americana ha anche ironizzato sulla situazione in cui versa il colosso bancario tedesco, mettendo a paragone il livello dei cds (credit default swap, contratti per assicurarsi contro il rischio di un default della banca), con quello dei cds che sulla banca greca Alpha Bank.

“Non fate vedere a Wolfgang Schaeuble questo grafico”, scrive l’articolo. E di fatto, i cds di Deutsche Bank sono saliti in modo netto, a fronte del calo dei cds su Alpha Bank.

Nella giornata di ieri, dove si è consumato l’ennesimo bagno di sangue sull’azionario globale, Deutsche Bank ha visto il proprio titolo crollare -11% al minimo in sette anni, ovvero dal gennaio del 2009, e al valore vicino al minimo di sempre di 13,385 euro.

A scatenare l’ondata di smobilizzi sul colosso tedesco sono stati i dubbi circolati da diversi esperti sulla reale capacità di rimborsare i bond subordinati in un momento in cui l’Eurozona intera, alle prese con la regolamentazione del bail in, vede tale categoria di obbligazioni alla stregua di una vera e propria minaccia.

Il nervosismo è aumentato nelle ultime ore, con gli analisti di CreditSights che hanno avvertito che Deutsche Bank potrebbe imbattersi in non poche difficoltà, il prossimo anno, nel versamento degli interessi sui suoi bond più rischiosi, soprattutto nel caso in cui il suo bilancio dovesse risultare deludente e le spese legali dovessero aumentare. La banca ha cercato di rassicurare gli investitori con un comunicato.

La preoccupazione riguarda soprattutto la capacità della banca di onorare gli impegni presi con l’emissione dei bond Coco, ovvero dei bond convertibili contingenti, visto che il costo per proteggersi contro il rischio di default dei debiti subordinati della banca, con i credit default swap a cinque anni, è più che raddoppiato dalla fine del 2015, salendo al massimo in quattro anni a 438 punti base.

Simon Adamson, analista di reditSights, si è così espresso:

“Sebbene siamo fiduciosi sulle cedole del 2016, lo siamo meno riguardo ai pagamenti del 2017”.

La banca ha diffuso una nota precisando di avere oltre un miliardo di euro per il rimborso delle obbligazioni subordinate con scadenza al 30 aprile. Notizia che per ora sembra aver calmato i mercati, visto che le quotazioni di Deutsche Bank sono in rialzo con  oltre +4%.

Ma, considerando anche la dipendenza che la Germania ha verso le esportazioni nei mercati emergenti, Carsten Brzeski, economista di ING, suona un campanello di allarme:

“Sebbene l’industria sia riuscita a digerire il rallentamento dell’economia cinese, l’indebolimento dei mercati emergenti, la crisi dell’euro e i rischi geopolitici, ora si ha l’impressione che sia i prezzi estremamente bassi del petrolio  che il rallentamento dell’economia Usa siano semplicemente due rischi troppo grandi per l’industria“.

E anche l’Economist Intelligence Unit lancia un avvertimento, sottolineando che il calo della produzione industriale potrebbe colpire la fiducia dei consumatori.