Tessile, il made in Italy delocalizza sempre più

27 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

La Bulgaria è la nuova frontiera per il tessile, non solo italiano. L’abbigliamento è la prima voce del nostro import da quel Paese, con una crescita nei primi quattro mesi del 2006, rispetto allo stesso periodo del 2005, dell’11 per cento. Il nostro export di macchinari per il tessile, l’abbigliamento e il cuoio cresce del 71 per cento, raggiungendo la quota di 9 milioni e 390mila euro. E sono sempre di più le imprese italiane che decidono di aprire stabilimenti in Bulgaria. Ormai sono almeno 25 le nostre aziende del settore presenti nel Paese. Secondo uno studio della Camera di commercio italiana in Bulgaria, nonostante l’indebolimento del dollaro e il rialzo dei costi produttivi, il settore del tessile e dell’abbigliamento riesce a mantenere alti livelli di produzione. Ad oggi vi lavorano oltre 177mila addetti. D’altronde produrre in Bulgaria è ancora molto conveniente. Un operaio specializzato costa al massimo 350 euro al mese. Circa l’80 per cento della produzione totale va verso l’estero, per un valore di oltre un miliardo e 600 milioni di dollari. La bilancia commerciale per il tessile vede un surplus di 311 milioni di euro, dovuta principalmente alle esportazioni di materie prime. Nell’Ue, l’Italia rimane il secondo mercato di sbocco.