TERZOMONDISMO AUTOMOBILISTICO

4 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

La Renault annuncia una inziativa che potrebbe rivoluzionare il mercato
mondiale dell’automobile, in una maniera simile a quando Ford lanciò, nel
1909, il modello destinato al grande pubblico, mentre allora l’auto era per
le élite.

Il progetto riguarda un’autovettura al prezzo di 5 mila euro, per
i paesi in via di sviluppo in cui miliardi di persone si stanno affacciando al
mercato dell’auto. Il nuovo modello, nome in codice X90, verrà prodotto in
Romania, negli stabilimenti della società Dacia che Renault ha acquistato nel
1999 e che, nell’epoca comunista, produceva centomila vetture l’anno con
27 mila addetti, un ventesimo della produttività delle fabbriche dei paesi ad
economia di mercato. Confidando sulla riqualificazione della manodopera, su
tecniche organizzative d’avanguardia, rivolte ad ottenere una elevata
produttività, su bassi salari e su un design semplificato con bassi standard
ecologici e materiali andanti ma dignitosi, la Renault mira ad offrire una
mille quattro-millesei per famiglie, simile alla Palio, escogitata dalla Fiat
negli anni ’90.

Ma a prezzi assai minori, per evitare l’insuccesso che
l’auto italiana ebbe allora, quando del resto la nuova specie di mercato su
cui adesso puntano i francesi, non era ancora maturato. Il progetto di 700
mila venture annue, di per sé, non sembrerebbe ambizioso, ma si sente dire
che altri grandi produttori come Toyota, Ford, Psa Peugeot-Citroën puntano a
cose analoghe. E poi (forse questo i managers della Renault non lo hanno messo
in conto) le imprese cinesi stanno probabilmente pensando di passare dal
tessile-abbigliamento all’auto, come è accaduto in tante economie, dopo la
fase iniziale dello sviluppo economico.

Occorre poi tenere presente che molte
famiglie, in quei paesi, non si possono permettere un’utilitaria ai nostri
prezzi, potrebbero preferire una delle nostre auto di secondo mano. Ma
dovranno fare i conti col costo delle manutenzioni. Mentre la nuova vettura
economica potrà diventare un simbolo di stato, come fu da noi la Topolino,
quando le famiglie a medio reddito avevano la “Balilla”. Pensare ai paesi
in via di sviluppo in chiave fordista e non terzomondista è un esercizio
tonificante.

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