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TELECOM, MANAGER E CONTROLLO ITALIANI

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(WSI) –
Secco altolà del governo alla vendita di Telecom Italia. A lanciare l’allarme è il sottosegretario alle Comunicazioni, Luigi Vimercati, che esprime a Finanza & Mercati i timori dell’esecutivo circa l’ipotesi di un ingresso del magnate australiano Rupert Murdoch nella società di Marco Tronchetti Provera. Una conferma indiretta delle manovre in corso sul riassetto azionario del gruppo tlc, che da parte sua preferisce parlare di accordo sui contenuti.

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«Stiamo seguendo la trattativa con grande preoccupazione», spiega Vimercati, alzando il sipario sulle recenti visite del numero uno di Telecom Italia a Romano Prodi. Ma anche sul monito lanciato dal presidente del Consiglio, che «in un recente incontro a Palazzo Chigi» avrebbe posto due paletti invalicabili sull’ipotesi della vendita di Telecom: «Oltre alla partecipazione di maggioranza – annuncia il sottosegretario – anche il management dovrà restare italiano».

Insomma, la strada è sempre più in salita. Dopo l’avvertimento del premier sull’azionariato della holding di controllo («I soci italiani, Pirelli e Benetton, non devono scendere sotto il 51% di Olimpia»), la condizione di un vertice tutto made in Italy potrebbe rappresentare il deterrente più forte per un eventuale acquirente. Mettendo quanto meno in discussione anche l’ultima ipotesi circolata in questi giorni: il conferimento di Sky da parte della News Corp di Murdoch, che in cambio avrebbe ottenuto il 10% di Telecom Italia, una quota che potrebbe essere poi conferita in Olimpia che già ha il 18% della società.

D’altra parte, spiega l’esponente di governo, «diversamente si rischierebbe un altro caso Autostrade. Con l’aggravante che in tale circostanza si tratta di un asset ancora più strategico, non solo per l’economia ma per l’intero sistema-Paese». Un esempio per tutti: la società di Tronchetti Provera controlla la dorsale nazionale che è il sistema nevralgico delle informazioni via Internet: «Se Telecom passasse in mano straniera, ci sarebbe anche un problema di sicurezza». Il segnale del governo è forte e chiaro: l’operazione non è un tabù, conclude Vimercati, «siamo disponibili a discuterne, ma a determinate condizioni». Un segnale che, a quanto pare, la Borsa avrebbe già iniziato a metabolizzare.

Ieri l’entusiasmo attorno ai titoli della galassia Telecom si è un po’ raffreddato. A cominciare da Telecom, che ha ceduto lo 0,93%, a 2,13 euro, pur a fronte di scambi sostenuti (sono passati di mano 104 milioni di pezzi, poco meno dell’1% del capitale ordinario). In discesa anche il gruppo Pirelli che secondo le previsioni degli operatori avrebbe dovuto avvantaggiarsi di un’eventuale operazione che prevedesse la discesa in campo di Murdoch. Sul mercato telematico, il titolo della Bicocca ha perso l’1,41%, chiudendo la seduta a 0,68 euro.

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