TELECOM ITALIA: SI AVVICINA L’ORA DELLA VERITA’

7 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

Si è vista una forte ondata di vendite nei giorni scorsi su Telecom Italia e sugli altri titoli del gruppo Colaninno.

La situazione a livello internazionale del settore telefonico è ancora ben lungi da una schiarita, ma, mentre nelle ultime settimane a fare le spese del malumore degli investitori sono state in particolare, British Telecom, France Telecom e Deutsche Telekom, nelle sedute scorse è risulta penalizzata soprattutto Telecom Italia: il prezzo del titolo è sceso addirittura sotto la soglia critica degli 11.5 euro, valore cui era stata lanciata l’OPA da parte di Olivetti nel 1999.

Certo, non hanno aiutato i rumors che si sono diffusi in Borsa di una possibile dismissione della quota residua ancora detenuta dal Tesoro italiano, tramite un meccanismo di collocamento privato riservato agli investitori istituzionali, sulla falsariga di quanto già compiuto recentemente con ENI.

E’ stato un fattore penalizzante anche la ventilata possibilità di una crescita di Telecom Italia nel capitale di AUNA. Attualmente l’azienda di Colaninno detiene una partecipazione del 27% nel terzo operatore mobile spagnolo, e l’incremento della quota andrebbe nella direzione di assumerne il controllo e, più in generale, di acquisire un ruolo di primo piano nella fornitura di servizi di telefonia mobile UMTS nell’Europa meridionale. A nulla sono valsi i no comment da Ivrea.

Il fatto è che nel road show con cui Telecom, il 6 febbraio, ha annunciato il piano di conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, e ha presentato agli analisti gli obiettivi per il prossimo triennio, la società aveva dichiarato di voler acquisire il controllo delle partecipate estere, fra cui, di conseguenza, anche AUNA.

Il mercato, in questa fase, pare essere poco incline a premiare l’annuncio di progetti legati alla telefonia di terza generazione che comportano ingenti investimenti, a fronte di ritorni che gli analisti considerano sempre più incerti e dilatati nel tempo.

Un messaggio, questo, in estrema sintesi, emerso anche nella convention internazionale che si è svolta nei giorni scorsi a Cannes sulle prospettive delle nuove frontiere della telefonia.

Inoltre, pesa sul titolo l’incertezza circa l’esito dell’operazione straordinaria dell’aumento di capitale e di conversione sopra citata. Sembra infatti che la contrarietà annunciata dai fondi di investimento, capitanati dal fondo Liverpool, possa mettere seriamente a rischio il piano originario.

Qualora un’opposizione insormontabile pregiudicasse i progetti di Colaninno, è inevitabile che ne vengano rivisti i termini.

Ciò costituisce un elemento negativo nel medio periodo, se si considera che le risorse eventualmente raccolte sarebbero destinate a finanziare nuovi investimenti e a stabilizzare l’indebitamento del gruppo, migliorandone anche la composizione, con la riduzione della componente più a breve termine, maggiormente soggetta alla volatilità dei tassi, a favore di quella a lunga scadenza.

E proprio sull’onda dell’aspettativa di un miglioramento della situazione finanziaria, il titolo nell’ultimo mese ha sovraperformato l’indice europeo DJ Euro Stoxx Telecom.

La situazione potrebbe volgere a sfavore di Telecom se divenisse via via più evidente un esito negativo del piano Colaninno, con possibilità di assistere ad una perdita di forza di Telecom Italia rispetto ai principali competitors europei.

Un fallimento sarebbe ulteriormente penalizzante per il titolo, in quanto verrebbe meno quella contendibilità che si avrebbe al termine dell’operazione, con la discesa di Olivetti al 40% del capitale.

Tutti questi elementi si prestano ad influenzare le quotazioni –nel bene e nel male- solo, però, nel breve periodo. In realtà, quello che conterà per il futuro sarà lo scenario competitivo e le strategie implementate per farvi fronte.

Da questo punto di vista –in un’ottica, ripetiamo, di lungo periodo- valgono almeno due considerazioni volte ad enucleare quelli che potrebbero essere i punti di forza di Telecom.

Da un lato occorre considerare che il servizio di telefonia fissa con semplice trasmissione vocale, con l’arrivo di nuovi competitors sul mercato italiano a seguito della liberalizzazione, assumerà un ruolo sempre più marginale: la stessa Telecom Italia si attende da questo business una crescita del MOL di appena il 2-3% l’anno, in media, nei prossimi tre anni.

La redditività della società è legata, pertanto, alla capacità di sviluppare servizi con tassi di crescita molto più elevati, come nel caso della telefonia mobile (attese di un MOL in crescita del 10-12% sempre nei prossimi tre anni), o del settore internet-media (+35-40%), cui concorre anche il nuovo polo Seat-Tin.it-TMC.

D’altro lato le ambizioni della società sono legate allo sviluppo delle nuove tecnologie di trasmissione dati. A questo proposito Telecom si è mossa in anticipo rispetto ai concorrenti, prevedendo di cablare entro fine anno oltre il 70% della popolazione italiana: ciò potrebbe costituire un vantaggio praticamente incolmabile.

Anche dal punto di vista tecnico emerge una evidente dicotomia fra il quadro di breve e quello di medio-lungo termine. Il primo suggerisce estrema cautela sul titolo.

La rottura di 11 euro proietterebbe il titolo sul supporto statico di 10 euro. Questo scenario sembra confermato anche dalla situazione non favorevole degli oscillatori.

Ciononostante il quadro tecnico di medio termine non è compromesso: il raggiungimento di area 10, in corrispondenza della trend line rialzista di lungo termine, valida dal 1996, rappresenta un segnale di acquisto con target 14 euro.