Tecnologia: compriamo hardware ma investiamo in software

9 Febbraio 2017, di Alessandro Piu

Investire in ciò che sta dietro e fa funzionare praticamente qualsiasi cosa nel mondo moderno significa puntare su uno spazio di crescita amplissimo

Nei negozi, che siano online o meno (brick and mortar in inglese) siamo abituati a comprare hardware: televisori, elettrodomestici, automobili, personal computer, tablet, telefonini. La lista è praticamente infinita perché quasi ogni oggetto che siamo abituati a maneggiare oggi contiene del software. Delle linee di codice di programmazione che affascinano i “geek” della programmazione e gli hacker ma che sono meno entusiasmanti e soprattutto incomprensibili per tutti gli altri.

Queste stesse linee diventano più attraenti se viste con la lente dell’investitore, quella utilizzata da Mark Hatwin, investment director di Gam: “Tutti gli aspetti più interessanti della tecnologia hanno una prospettiva legata alla memoria dei dati, un ambito dove il rapporto tra domanda e offerta si sta restringendo. Per la prima volta da 11 anni si è registrato un incremento del prezzo del materiale di base dei chip di memoria, mentre il valore azionario di alcuni titoli del settore legati al tema della gestione dati sono raddoppiati dal 2015 grazie all’incremento della domanda. Micron ha registrato utili molto solidi a dicembre e ha incrementato il proprio outlook trimestrale indicando margini di profitto potenziali fino al 34%. Anche il competitor di settore, Western Digital, ha aumentato la sua guidance sugli utili. Il mercato ha sottostimato la forza di questo tema nel 2017. I titoli growth hanno perso così tanto terreno rispetto agli omologhi value negli ultimi due anni che un’inversione di tendenza sembra certa”.

Alcuni esempi sono nomi famosi come Google e Facebook, che scambiano a multipli sugli utili attesi per il 2018 più bassi rispetto a quelli di large-cap storiche come Microsoft e Texas Instruments. Inoltre la variabile Trump potrebbe “generare un cambiamento favorevole a questa categoria di titoli”.

Tra i temi che secondo Mark Hatwin avranno maggiore spazio di sviluppo nel prossimo futuro le infrastrutture cloud e la sicurezza. “Solo l’1% della spesa globale è attualmente destinata alle risorse del cloud. Ma con oltre il 60% dei nuovi software che richiedono un’infrastruttura cloud di supporto, le società dovranno aumentare la propria spesa per supportare i software del futuro. Secondo un sondaggio Bernstein, nell’ultimo anno la percentuale dei responsabili degli investimenti che hanno affermato che il cloud pubblico sarà una parte fondamentale della loro esposizione all’IT per i prossimi 5 anni, è salita dal 24% al 51%. Microsoft e Amazon stanno offrendo metodi interessanti per ottenere esposizione al settore, con Amazon che all’inizio del prossimo decennio dovrebbe generare ricavi in ugual misura dai servizi IT e dalle vendite, con il business legato all’It che si distingue per profittabilità. Anche il tema della sicurezza sta riconquistando la sua importanza. In un mondo dove i dispositivi si diffondono sempre di più e gran parte del carico di lavoro è dirottato sul cloud, sta diventando sempre più difficile prevenire attacchi informatici attraverso metodi tradizionali. Il tema dei dati, infatti, sarà ciò che distinguerà le società vincitrici. Symantec, ad esempio, ha 30 milioni di utenti privati, 175 milioni di clienti aziendali e più di 3 trilioni di righe di codice malevolo nei propri database, e ne aggiunge 250.000 ogni secondo, ottenendo quindi una posizione da leader grazie ai Big data nel rilevamento delle minacce informatiche”.