TASSI USA: PROBABILE UN TAGLIO DI ALMENO LO 0,25%

1 Giugno 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il rapporto sulle buste paga suggerisce che anche se l’economia rimane debole, si continua a evitare la recessione.

Se il rapporto fosse stato piu’ debole, non avrebbe comunque probabilmente cambiato le percezioni del mercato, secondo cui la disoccupazione rappresenta un indicatore ‘lagging’, ossia che segue a posteriori i movimenti del mercato.

Quindi il fatto che i dati siano piu’ forti delle aspettative non fara’ che sostenere le attese per una ripresa dell’economia nei prossimi mesi.

Per la Federal Reserve, i dati rimangono abbastanza deboli da giustificare un altro taglio di un quarto di punto in occasione dell’incontro del FOMC del 26-27 giugno e potrebbero provocare un incremento maggiore se ulteriori rapporti economici dovessero mostrare debolezza.

Come sempre ogni anno in questo periodo, il Bureau of Labor Statistics ha incluso con i dati sull’occupazione di maggio le revisioni principali per gli ultimi cinque anni.

Le revisioni riducono in qualche modo il significato dei dati, ma non sostanzialmente. Un attributo chiave al rapporto sulle buste paga di maggio, le revisioni in rialzo degli ultimi mesi.

Aprile mostra ora una perdita di 182 mila posti di lavoro invece di un calo di 223mila e marzo mostra un aumento di 59 mila invece di una diminuzione di 53 mila.

Sebbene gennaio sia stato rivisto in negativo di 228 mila, il punto chiave e’ che la spinta al ribasso nelle buste paga per i mesi piu’ recenti non e’ cosi’ grave come inizialmente annunciato.

E, a -47.000, la media trimestrale della perdita occupazionale e’ severa, ma non recessionaria. Durante la recessione, ad esempio, era comune la perdita di 200.000 posti di lavoro al mese.

Inoltre, con la popolazione ora al 13,2% in piu’ di 10 anni fa, la perdita di posti di lavoro dovrebbe aggirarsi attorno a 250.000 al mese per essere in linea con la recessione.

Anche non in linea con la recessione e’ il tasso di disoccupazione; in maggio e’ sceso al 4,4% (consenso 4,6%) dal 4,5% di aprile. Tale calo rappresenta buone notizie per il pubblico in generale e quindi il suo impatto positivo non dovrebbe essere sottovalutato. Il decremento aiutera’ a superare il periodo tra ora e luglio quando verranno spediti i rimborsi fiscali e aumenta le probabilita’ che i consumatori si lanceranno negli acquisti durante i mesi estivi.

La spesa avra’ effetto su un’enorme riduzione delle scorte che potrebbe spianare la strada all’aumento della produzione prima della fine dell’anno.

Nonostante questo, l’abbassamento nel tasso di disoccupazione e’ avvenuto per ragioni che danno in qualche modo un quadro pessimista dell’economia.

In modo specifico, la ragione principale per cui il tasso di disoccupazione e’ sceso e’ il fatto che il mercato del lavoro si e’ ridotto di 485.000 persone. La forza lavoro generalmente si contrae quando i lavoratori perdono fede nel futuro dell’occupazione.

Le persone abbandonano la forza lavoro perche’ temono di avere difficolta’ a trovare lavoro o di non essere in grado di trovare un lavoro adatto. Quindi il calo del tasso di disoccupazione di maggio ha un angolo leggermente negativo.

Infatti, nel sondaggio tra le famiglie condotto per produrre il tasso di disoccupazione, l’occupazione e’ scesa realmente di 251.000.
Ma quella perdita di posti di lavoro e’ stata piu’ che compensata dal calo nella forza lavoro e questa e’ la ragione per cui il tasso di disoccupazione e’ sceso.

I dettagli del rapporto mostrano un continuo indebolimento nel settore manifatturiero.
Questo settore ha perso recentemente circa 100.000 lavori al mese mentre i produttori hanno ridotto le scorte. Questa perdita di posti di lavoro e’ stata convalidata da un debole rapporto NAPM dove la componente dell’occupazione e’ scesa a un nuovo minimo per gli ultimi 10 anni.

In un possibile segnale che la situazione occupazionale potrebbe stabilizzarsi, due indicatori simultanei chiave si sono stabilizzati a maggio. La settimana lavorativa media, ad esempio, e’ aumentata a 34,3 ore da 34,2 ore di aprile. I datori di lavoro sono piu’ propensi a aumentare le ore lavorative prima di revocare o aggiungere nuovi dipendenti.

Positivo e’ anche stato l’aumento di mille posti di lavoro temporanei. Questo settore ha sofferto per mesi pesanti perdite di posti di lavoro e quei cali hanno presagito debolezza nei rapporti occupazionali futuri, come e’ poi successo.

Cosi’ come nella settimana lavorativa media, i datori di lavoro sono piu’ inclini ad aumentare le assunzioni di dipendenti temporanei prima di intervenire sui livelli dell’occupazione permanente. Quindi l’aumento e’ almeno un segnale che l’erosione dell’occupazione potrebbe presto rallentare o fermarsi.

La Fed probabilmente interpretera’ questi dati come indicazione che la situazione occupazionale rimane abbastanza fragile da giustificare un taglio preventivo dei tassi all’incontro del 26-27 giugno, probabilmente di 25 punti base.

Ma se altri dati mostrassero una continua debolezza dell’economia, allora un taglio di 50 punti base e’ certamente possibile.

La Fed capisce appieno che sebbene la perdita di 19.000 posti di lavoro a maggio non sia ampia, la crescita occupazionale debba raggiungere circa 150.000 unita’ al mese per evitare un ulteriore aumento nel tasso di disoccupazione (poiche’ la forza lavoro cresce a una media di circa 150 unita’ al mese, dovuta all’aumento della popolazione, ogni crescita occupazionale al di sotto di quel livello accresce il livello di disoccupazione).

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.