TASSI USA: PASSA LA PAURA (PER ORA) DI UN RIALZO

16 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

I dati Usa di questo pomeriggio sembrano andare a giustificare la cautela
con cui la Fed, per voce di vari esponenti, continua a ribadire in tema di
eventuali rialzi dei tassi di interesse. Oggi, dopo le dichiarazioni prima
di Parry e poi di Bernanke è stata la volta di Broaddus. Il capo della Fed
di Richmond ha ribadito che la banca centrale non vede ancora le condizioni
necessarie per un rialzo dei tassi di interesse.

Sebbene la situazione
economica stia migliorando, è necessario che le autorità monetarie abbiano
“ulteriori conferme dell’apparente rafforzamento dell’economia”. I dati di
oggi hanno effettivamente lanciato un primo dubbio sulla situazione
congiunturale, dopo che durante l’intera settimana dal lato macro erano
giunte solo notizie positive.

La produzione industriale a marzo è infatti
scesa dello 0,2% m/m, dal +0,8% rivisto al rialzo di febbraio. Più
sensibile il calo se depurato dalla componente high-tech (-0,3%). Sebbene
in disaggregato il dato ha mostrato un calo del comparto utility, che in
gran parte è da imputare alla fine della stagione invernale, il calo della
produzione industriale è stato accompagnato dalla discesa del tasso di
utilizzo impianti che a marzo è sceso al 76,5%, dal 76,7% di febbraio, a
conferma di come l’attività industriale stia procedendo ancora a ritmi
contenuti.

In raffreddamento anche la fiducia dei consumatori. Il dato
relativo al Michigan confidence ha evidenziato un calo al 93,2, dal 95,8 di
marzo, trainato al ribasso sia dalla flessione delle condizioni correnti
che di quelle future. Pesano i rincari della benzina ed il crescere delle
tensioni irachene.

I dati macro ed i commenti di Bernanke e Broaddus hanno generato un
recupero dei contratti future sui Fed Fund un po’ su tutte le scadenze,
smorzando le attese di un rialzo dei tassi da parte nella Fed. Continuiamo
a credere che la Fed rimarrà prudente in attesa di ulteriori conferme, con
grosse probabilità di tassi fermi fino a fine anno, a meno di sostanziali
cambiamenti dal alto macro. Il prossimo appuntamento per avere
delucidazioni in tal senso sarà il discorso che Greenspan terrà al
Congresso il 21 aprile p.v.