TASSI USA: LA FED NON LI TOCCA, MA CAMBIA SCENARIO

28 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) NEW YORK – 28 GENNAIO 2004 – Come ampiamente atteso dal mercato, il Federal Open Market Committee, il braccio operativo della Federal Reserve, ha lasciato invariato il costo del denaro negli Stati Uniti (per i commenti e le analisi a caldo, in presa diretta dalle sale trading di alcune delle maggiori banche d’affari di New York, cliccare su Target News, una delle sezioni riservate agli abbonati a INSIDER).

L’overnight interbancario resta quindi all’1%, il livello piu basso degli ultimi 45 anni.

In esclusiva per i lettori di Wall Street Italia, ecco la traduzione in italiano del documento che accompagna la decisione della Federal Reserve Bank di lasciare invariati i tassi di interesse a breve (Fed Funds):

Il Federal Open Market Committee nel suo incontro di oggi ha deciso di lasciare invariato il target sul tasso (overnight interbancario) dei fed funds all’1,00%.

La Commissione continua a ritenere che una politica di tipo accomodante, insieme ad una forte crescita della produttivita’ sta fornendo un importante supporto all’attivita’ economica.

Dai dati accumulati nel medio periodo la produzione sta espandendosi ad un ritmo vivace. Anche se le assunzioni restano ad un livello basso, altri indicatori suggeriscono un miglioramento nel mercato del lavoro.

La Commissione ritiene che i rischi complessivi per l’ottenimento di una crescita sostenibile per i prossimi trimestri sono praticamente bilanciati. La probabilita’ di un indesiderato calo sostanziale dell’inflazione e’ calata negli ultimi mesi e appare adesso quasi della stessa misura rispetto a quella di una crescita dell’inflazione.

Con un inflazione cosi’ bassa e un utilizzo inattivo delle risorse, la Commissione ritiene che sara’ paziente prima di modificare la politica accomondante.

I membri votanti del FOMC in favore della misura sono stati:

Alan Greenspan, Chairman; Timothy F. Geithner, Vice Chairman; Ben S. Bernanke; Susan S. Bies; Roger W. Ferguson, Jr.; Edward M. Gramlich; Thomas M. Hoenig; Donald L. Kohn; Cathy E. Minehan; Mark W. Olson; Sandra Pianalto; and William Poole

Ed ecco il testo originale del documento che accompagna la decisione della Federal Reserve di ridurre il target sul tasso (overnight interbancario) dei fed funds all’1,00%:

The Federal Open Market Committee decided today to keep its target for the federal funds rate at 1 percent.

The Committee continues to believe that an accommodative stance of monetary policy, coupled with robust underlying growth in productivity, is providing important ongoing support to economic activity. The evidence accumulated over the intermeeting period confirms that output is expanding briskly. Although new hiring remains subdued, other indicators suggest an improvement in the labor market. Increases in core consumer prices are muted and expected to remain low.

The Committee perceives that the upside and downside risks to the attainment of sustainable growth for the next few quarters are roughly equal. The probability of an unwelcome fall in inflation has diminished in recent months and now appears almost equal to that of a rise in inflation. With inflation quite low and resource use slack, the Committee believes that it can be patient in removing its policy accommodation.

Voting for the FOMC monetary policy action were: Alan Greenspan, Chairman; Timothy F. Geithner, Vice Chairman; Ben S. Bernanke; Susan S. Bies; Roger W. Ferguson, Jr.; Edward M. Gramlich; Thomas M. Hoenig; Donald L. Kohn; Cathy E. Minehan; Mark W. Olson; Sandra Pianalto; and William Poole.

FED: TASSI ANCORA INVARIATI, ANTIDOTO A DEBOLEZZA LAVORO

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28 Gennaio 2004 21:12 NEW YORK (ANSA)

(ANSA) – NEW YORK, 28 GEN – (di Gianluca Angelini) – Ancora un nulla di fatto in casa Fed. L’immobilismo sul costo del danaro manifestato dalla Banca Centrale americana fin dallo scorso 25 giugno – quando assestò la tredicesima limatura consecutiva al tasso di sconto – continua ad essere mantenuto dagli uomini della Federal Reserve.

In linea con le previsioni della vigilia, l’istituto guidato da Alan Greenspan conclude il primo meeting 2004 del Federal Open Market Committee (Fomc) lasciando il costo del danaro alla soglia più bassa degli ultimi 45 anni, senza ribadire però il concetto secondo cui questa soglia potrà “essere mantenuta per un periodo considerevole”.

Malgrado il voto unanime con il quale la Fed ha deciso di non toccare il tasso di interesse perché “sta fornendo un sostegno importante e continuo all’attività economica” statunitense e alla sua crescita, gli uomini della Banca Centrale aprono interessanti spiragli per il futuro: cancellato il “tempo considerevole” come unità di misura per mantenere all’1% il costo del danaro, il Fomc ritiene ora di “poter essere paziente nel rimuovere la sua politica” attuale, dando il via alle interpretazioni degli analisti su come e quando la Fed tornerà a rialzare i tassi.

D’altronde, nel giustificare il lieve mutamento di prospettiva, la Banca Centrale americana non ha mancato di sottolineare come la crescita avviata nella seconda metà del 2003 stia iniziando a cambiare lo scenario economico a stelle e strisce in cui “la produzione si sta ampliando in maniera vivace” e, nonostante “le nuove assunzioni rimangano deboli, altri indicatori lasciano intendere un miglioramento del mercato occupazionale”.

E proprio questo punto, il lavoro, sembra essere il motivo principale del nulla di fatto della Fed la quale, dopo gli allarmi lanciati più volte nel corso del 2003, pare avere abbandonato la paura per una incombente deflazione. “La probabilità di una sgradita caduta dell’inflazione – si legge infatti nel comunicato del Fomc – è diminuita negli ultimi mesi ed ora appare uguale a quella di una crescita dell’inflazione”.

Accantonati i timori deflazionistici, l’unico appiglio per spiegare il mantenimento del costo del danaro all’1% resta allora il capitolo occupazione: il rimbalzo dell’economia infatti non è ancora riuscito a spazzare via la debolezza del mercato del lavoro capace di creare solo 1.000 posti lo scorso dicembre, a fronte di una crescita del Pil, nel terzo trimestre 2003, pari all’8,2%.

Non a caso, lunedì, lo stesso Greenspan, pur dicendosi fiducioso per una ripresa del mercato del lavoro negli Stati Uniti, non aveva mancato di sottolineare come, nei settori produttivi con il maggior grado di ‘turnover’, il recupero dei posti di lavoro possa rivelarsi difficile e non privo di sacrifici per i cittadini statunitensi. Ai quali, per altro, non ha fornito alcuna scadenza precisa sull’avvio del rilancio dell’occupazione rifuggendo da ogni calcolo seppure ipotetico. “Possiamo essere fiduciosi – aveva osservato – che nuovi posti di lavoro rimpiazzeranno quelli vecchi come è sempre accaduto, ma non senza un elevato grado di sofferenza” per quei lavoratori che hanno perso il loro impiego “nel segmento in cui vi è il processo più massiccio” di turnazione. (ANSA).