TASSI USA: LA FED NON CORRE IN AIUTO DEI MERCATI

19 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

La Federal Reserve conosce la disperazione degli investitori, ma potrebbe decidere di non correre in aiuto dei mercati.

“Anche se dovessimo adottare una importante variazione dei tassi d’interesse a breve termine per reindirizzare i cambiamenti dei prezzi azionari – ha commentato il presidente della Fed Alan Greenspan – dubito che la percezione del rischio da parte degli investitori venga modificata e che pertanto siano influenzati i prezzi azionari. La politica monetaria dovrebbe focalizzarsi sull’economia in generale”.

Il commento, parte di un discorso alla Casa Bianca dell’aprile dell’anno scorso – quando Greenspan veniva accusato di danneggiare il mercato, allora ai massimi, con i continui aumenti dei tassi nonostante la crescita economica – puo’ venire applicato alla situazione attuale e non lascia dubbi sulle intenzioni della Banca centrale di lasciare il mercato azionario alla propria sorte.

La Fed, quindi, potrebbe decidere di tagliare i tassi di soli 50 punti base e sebbene scegliesse una mossa piu’ aggressiva all’incontro di martedi’ del FOMC non ci sono garanzie che l’impatto sui prezzi azionari sia solo passeggero.

Il mercato azionario sembra di diversa opinione – il prezzo dei future sui fondi Fed riflette la certezza di un taglio di 75 punti base – e potrebbe crollare ulteriormente se la Banca centrale non intervenisse aggressivamente, ma gli operatori di Wall Street non sono cosi’ sicuri.

Un sondaggio tra i 25 maggiori dealer di titoli obbligazionari di Wall Street mostra che 13 societa’ credono nel taglio di mezzo punto percentuale, mentre le rimanenti anticipano una riduzione di 3/4 di punto.

Greenspan non teme la delusione degli investitori e l’ha dimostrato alla fine di febbraio quando – nonostante la convinzione di vari operatori – non ha ceduto a un intervento anticipato della Fed.

“Agire tanto per agire non e’ desiderabile”, ha commentato il presidente della Banca centrale nel corso della testimonianza davanti al Congresso il 28 febbraio.

Non sembra, poi, che i governatori della Fed siano pessimisti quanto Wall Street sull’economia americana.

Alcuni dei governatori della Fed – ma non Greenspan – hanno recentemente commentato che l’economia sta rallentando, ma che si riprendera’ nella seconda parte dell’anno”.

“Il pessimismo – ha sottolineato il governatore di Atlanta Jack Guynn – e’ eccessivo”.

Certamente la Fed e’ preoccupata per i mercati azionari e teme che il calo crei problemi al sistema finanziario e alterando la fiducia dei consumatori causi una recessione.

Per il momento nessuno dei due timori si e’ pero’ verificato.

L’Universita’ del Michigan ha riportato la scorsa settimana che la fiducia dei consumatori e’ salita leggermente a marzo e un sondaggio di Gallup per CNN/USA Today ha mostrato gli stessi risultati: i consumatori sono preoccupati, ma non c’e’ panico per il crollo di Wall Street.

Non c’e’ dubbio che nel lungo termine la distruzione di trilioni di dollari a Wall Street avra’ un effetto negativo sull’economia – i consumatori che si sentono meno ricchi taglieranno le spese – ma e’ un processo che si sviluppera’ in un anno o piu’.

Di per se’, non e’ chiaro se e’ sufficiente a spingere la Fed a operare un taglio aggressivo.

La Federal Reserve potrebbe comunque decidere di allentare la stretta monetaria di 75 punti base all’incontro di martedi’ considerando che il prossimo incontro avverra’ il 15 maggio e potrebbe essere piu’ prudente intervenire ora.

Certamente anche un taglio aggressivo non sara’ attuato con la convinzione di migliorare lo stato di Wall Street.

Del resto, dopo il taglio a sorpresa dei tassi avvenuto il 3 gennaio i prezzi azionari sono saliti leggermente, ma il mercato e’ caduto di nuovo dopo le delusioni sugli utili aziendali.
Come ha detto Greenspan lo scorso aprile:” I rischi dell’investieemnto azionario derivano innanzitutto dall’incertezza sugli utili futuri e molto meno dai cambiamenti dei tassi d’interesse”.