TASSI USA: L’ECONOMIA NON RISPONDE AI TAGLI

25 Giugno 2001, di Redazione Wall Street Italia

La Federal Reserve deve decidere se ridurre per la sesta volta consecutiva i tassi d’interesse all’incontro del FOMC di martedi’ e mercoledi’ nel tentativo di stimolare l’economia. Sebbene il mercato si aspetti un intervento di allentamento della politica monetaria, rimane il dubbio sulla dimensione del taglio e sulla sua efficacia.

La stessa Banca centrale ha dubbi sull’efficacia delle riduzioni apportate finora, considerando che l’economia non sembra rispondere agli interventi nel modo in cui ha reagito in passato.

Il problema, secondo gli economisti sembra risiedere nel fatto che l’attuale ciclo economico e’ trascinato dal settore aziendale, invece che dai consumatori; le societa’- specialmente quelle tecnologiche – stanno riducendo gli investimenti mentre cercano di eliminare gli eccessi nelle scorte e nella capacita’ produttiva e i consumatori stanno riducendo la spesa, ma contrariamente alle predizioni continuano ad acquistare beni durevoli.

Il taglio dei tassi d’interesse di solito rende piu’ abbordabili i prestiti e stimolando gli acquisti – che ammontano ai due terzi del prodotto interno lordo – fa riprendere l’economia dopo un periodo di 6-12 mesi.

“In un’economia rallentata dal calo della spesa aziendale, questa connessione puo’ non avvenire”, ha commentato Mark Zandi, capo economista di Economy.com.

Quando le societa’ temono per il futuro economico non hanno incentivi per costruire nuovi impianti o per acquistare nuovi sistemi informatici, nonostante l’accessibilita’ del credito.

La Banca centrale spera che l’aggressivo intervento di quest’anno – una riduzione del 2,5% in sei mesi – abbinato all’allentamento della politica fiscale dell’amministrazione Bush, aiuti le societa’ ad assorbire l’eccesso di capacita’ e a liquidare le eccedenze nelle scorte, ma questo potrebbe richiedere piu’ tempo di quanto gli economisti si aspettino.

Per il momento la fiducia delle aziende e la spesa in conto capitale continuano a scendere, soprattutto in aree che hanno registrato negli ultimi anni un eccesso di investimento e di espansione.

Nel settore della telecomunicazione, ad esempio, e’ utilizzato solo il 5% dei 100 milioni di miglia di cavi a fibre ottiche disponibili.

“Un calo dei tassi d’interesse non crea un aumento degli ordini per le infrastrutture a fibra ottica”, ha commentato Steven Wieting, economista di Salomon Smith Barney.

James Glen, economista di Economy.com, stima che l’arresto della spesa nel settore delle telecomunicazioni abbia ridotto dello 0,4% il PIL del primo trimestre e che abbia un impatto indiretto sulla fiducia e la spesa dei consumatori, soprattutto se le societa’ continueranno a operare licenziamenti.

La Fed, e’ pertanto divisa sul da farsi.

Alcuni membri del Federal Open Market Committee (FOMC), l’organo di politica monetaria della banca centrale, auspicano nuovi tagli per stimolare i settori economici piu’ riluttanti alla ripresa, mentre altri pensano che sia ora di fermarsi e di valutare l’impatto delle riduzioni gia’ attuate.

Nel tentativo di dare una mano al settore aziendale si rischia infatti si sovvrastimolare quello al consumo e di creare pressione inflazionistica.

Secondo molti operatori del mercato il rischio e’ pero’ minimo e la Fed dovrebbe optare per un nuovo taglio aggressivo – mezzo punto invece di un quarto.

Il settore tecnologico si riprendera’, comunque da solo, anche se lentamente. Le infrastrutture si deprezzano molto rapidamente e grazie alla tecnologia le scorte dovrebbero tornare in equilibrio velocemente, spingendo le societa’ verso nuovi investimenti.

La politica monetaria della Fed dovrebbe poi continuare ad essere efficace in altre aree dell’economia a parte quella tecnologica.
La riduzione dei tassi per i mutui, ad esempio, sta mantenendo a galla il settore delle costruzioni e quello immobiliare – Fannie Mae stima che l’attivita’ di rifinanziamento dei mutui iniettera’ nell’economia $40 miliardi poiche’ i consumatori spenderanno in mobili e elettrodomestici quanto risparmiato dai mutui – e dovrebbe incoraggiare gli investimenti nelle industrie della Vecchia economia, quali energia e servizi pubblici.

Poiche’ il costo del prestito e’ sceso considerevolmente, le societa’ dovrebbero poi iniziare a rifinanziare il debito. “Con il Libor – London interbank offered rate – in calo di tre punti percentuali al 3,75% se le societa’ americane rifinanziassero l’$1,86 trilioni di debito a breve nel primo trimestre, potrebbero risparmiare $56 miliardi”, ha commentato John Lonski, capo economista di Moody’s Investment Service.

Se le riduzioni dei tassi riuscissero a stimolare la Vecchia economia prima che la recessione della Nuova economia si faccia sentire, la Fed avrebbe vinto.

“L’idea che la Fed e’ impotente viene a galla a ogni recessione”, ha concluso David Orr, capo economista di First Union Capital Markets, “ma non e’ mai corretta”.