TASSI USA: I COMMENTI DEGLI ANALISTI

20 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

Ecco il commento degli analisti di Wall Street sul taglio dei tassi d’interesse di 0,5 punti percentuale effettuato oggi dalla Federal Reserve Bank.

Molti sottolineano il fatto che Greenspan ha lasciato la porta aperta a un ulteriore taglio dei tassi, forse anche prima del prossimo meeting del Federal Open Market Committee (FOMC), l’organo della Fed responsabile della politica monetaria USA.

Alan Blinder, in precedenza membro del Board of Directors della Fed (che costituisce in larga parte il comitato di politica monetaria), fa parte di coloro che si dicono d’accordo con la Fed.

Secondo Blinder “la dichiarazione che ha accompagnato il taglio non chiarisce se l’economia americana sia in via di ripresa o meno, per cui lascia la porta aperta a futuri interventi di politica monetaria”.

Sempre secondo l’ex membro della Fed, “saranno decisivi i prossimi dati macroeconomici, che potrebbero portare anche ad un taglio dei tassi prima del prossimo meeting del FOMC, che ci sara’ soltanto a maggio”.

Blinder conclude sottolinenado che “Greenspan non poteva accontentare quegli investitori che si attendevano un taglio di 0,75 punti base, per non dare l’idea di una Fed pronta a soccorrere i mercati azionari in difficolta’”.

Greg Ip, stock market reporter per il Wall Street Journal, sottolinea come “l’aspettativa di un taglio di 0,75 punti e’ nata solamente una settimana fa’, in coincidenza con un brusco calo degli indici di borsa. Non si puo’ pensare che la Fed stia dietro agli umori momentanei dei mercati”.

Ip concorda con Blinder che la Fed “sembra comunque pronta a un altro intervento sui tassi, anche prima della riunione di maggio del FOMC. Anche se interventi intermeeting non appartengono alla tradizione della Fed”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Ian Shepherdon, chief US economist per High Frequency Economics, secondo cui “il FOMC sembra molto piu’ preoccupato di quello che vorrebbe ammettere, ed e’ quindi pronto ad ulteriori tagli, forse gia’ a breve”.

John Lipsky, chief economist per JP Morgan Chase, si dice convinto che “il taglio di oggi non sia sufficiente a ridare fiato all’economia e alla finanza USA. Ce ne saranno altri, e penso che prima o poi i tassi scenderanno sino al 4%, o oltre”.

“Gli effetti dei tagli dei tassi di gennaio hanno avuto sino adesso solo un impatto limitato – dice Lipsky – Ci sono segnali che l’economia nel primo trimestre sia migliorata rispetto al quarto trimestre, ma credo che non ci sara’ un’accellerazione consistente sino alla fine del 2001”.

Decisamente critico verso Greespan risulta essere Lawrence Kudlow, contribuitor editor per CNBC.com, secondo cui Greespan avrebbe dovuto tagliare i tassi dello 0,75%.

Kudlow ritiene che vi sia un 60% di possibilita’ che l’economia americana entri in una fase di recessione, e vede un parallelo con quello che successe nel 1990, quando la Fed si accorse troppo tardi della crisi economica in cui gli Stati Uniti si erano venuti a trovare.

Per Kudlow i tagli di gennaio della Fed sono giunti in netto ritardo, dato che sarebbero dovuti arrivare tutti assieme nel settembre 2000, ai primi segnali di rallentamento dell’economia statunitense.

La banca d’affari Merrill Lynch, in una nota alla clientela, ritiene il taglio oggi non sia sufficiente ad accontentare i mercati, ma rileva anche come la riduzione dei tassi di 1,5 punti percentuali effettuata da gennaio ad oggi risulti la manovra piu’ aggressiva della Fed negli ultimi 16 anni.

Merrill Lynch si aspetta comunque altri tagli a breve, per un totale di un punto percentuale entro agosto, e ritiene che l’economia non beneficiera’ appieno di questi interventi sino al quarto trimestre dell’anno in corso.