TASSI USA:
BRACCIO DI FERRO
TRA MR. G & SOCI

14 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.

I due principali dati macro Usa in pubblicazione oggi hanno evidenziato, per il mese di dicembre, segnali di crescita dei prezzi alla produzione più moderati delle attese e un incremento della produzione industriale maggiore delle stime.

Tra i due dati, quello probabilmente più rilevante per gli sviluppi di politica monetaria è rappresentato dai prezzi alla produzione, visto il forte richiamo della Fed proprio sulle potenziali pressioni sui prezzi contenuto nelle minute del fomc del 14 dicembre.

Partiamo da un’analisi più generale tenendo conto degli indici tendenziali medi annui. Da tale punto di vista il 2004 si è chiuso con una variazione del 3,6% in termini generali e dell’1,5% in termini core. Nel primo caso si tratta del più alto livello dal 2000 e nel secondo del maggiore valore dal ’99.

Su base mensile le variazioni sono state più contenute rispetto alle attese grazie ad un andamento favorevole soprattutto della componente petrolio (-11,1%) e di quella energetica (-4%).

Il 2004, pertanto, ha evidenziato un generale incremento dei prezzi alla produzione che però solo in parte è stato trasmesso ai prezzi finali, a causa del basso potere sui prezzi da parte delle aziende. Queste sono riuscite comunque ad incrementare notevolmente i margini di profitto grazie soprattutto al contenimento del costo del lavoro, effettuato sfruttando la continuazione del trend al rialzo della produttività. I dati sugli indici tendenziali annui del Cpi sono infatti sì in rialzo, ma a ritmo più contenuto rispetto a quanto espresso dal Ppi.

L’ultimo dato di dicembre evidenzia però un andamento più contenuto del PPI rispetto alle attese. Questa indicazione riferita all’ultimo dato a disposizione assume una rilevanza maggiore visto che è sempre più evidente all’interno del board un atteggiamento diviso tra chi manifesta maggiori preoccupazioni sull’andamento dei prezzi in futuro (sembra per ora essere la maggioranza del Fomc, stando al tenore delle ultime minute; nella categoria è da ascrivere ad esempio Guynn) e chi invece sembra propendere per un andamento meno preoccupante degli stessi (fra questi ultimi annoveriamo ad esempio Geithner e Gramlich).

Tale differente view all’interno del board probabilmente è destinata a permanere almeno fino alla prossima riunione del 2 febbraio, dove il vero punto di discussione sarà non tanto il rialzo dei tassi (che dovrebbe essere di 25bps) quanto piuttosto l’eliminazione del neutral bias sui prezzi.

Con riferimento alla produzione industriale il dato è risultato maggiore delle attese su base mensile: in termini tendenziali medi annui il 2004 è risultato il migliore dal 2000, con un crescita pari al 4,1%. Rileviamo però che soprattutto nella seconda parte dell’anno l’indice tendenziale ha seguito un trend discendente, in linea con quanto segnalato in chiave anticipatoria dai leading indicators.

Il tasso di utilizzo impianti di dicembre ha invece segnato un netto rialzo, superando per la prima volta dagli inizi del 2001 il livello minimo (78,7%) raggiunto nella precedente fase recessiva di inizio degli anni ’90. Il calo del sottoindice del settore dei semiconduttori si è arrestato dopo un trend calante ininterrotto iniziato a metà del 2004.

Il dato pertanto risulta in linea con il buon andamento della crescita registrato nel 2004. Confrontando il forte incremento del tasso di utilizzo impianti rispetto al più moderato incremento dei non farm payrolls di dicembre, emerge ancora più evidente come la crescita occupazionale è subottimale rispetto all’economia nel suo complesso.

Analizzando l’andamento delle scorte si nota ancora come il rapporto scorte vendite a novembre rimanga piuttosto contenuto. Il lieve incremento del rapporto complessivo (da 1,30 a 1,31) è stato reso possibile solo dall’incremento del settore retail (da 1,52 a 1,53) mentre sono rimasti invariati i sottoindici manufacturers e wholesalers. In sintesi, perdura la prudenza da parte dei produttori.

Sul fronte corporate segnaliamo che Standard & Poor’s ha riconfermato il rating e soprattutto l’outlook (a stabile) sul debito a lungo termine di General Motors.