TASSI USA: ARIA DI TAGLI QUESTO VENERDI’

6 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

E’ interamente possibile che il prossimo rapporto sull’occupazione in febbraio previsto per venerdi’ sia abbastanza debole da spingere la Federal Reserve a tagliare immediatamente i tassi d’interesse. Infatti c’e’ un precedente che rafforza questa idea.

Nel 1991, nel mezzo dell’ultima recessione, la Fed di Greenspan ha abbassato i tassi d’interesse tre volte di venerdi’ in risposta ai dati sull’occupazione.

In due istanze i tagli dei tassi sono giunti quando l’incontro del FOMC era a 11 giorni o meno di distanza, proprio come nel caso in cui i dati sui libri paga verranno resi noti il 9 marzo (l’incontro del FOMC e’ fissato per il 20 marzo).

Nella terza occasione nel 1991 la Fed ha agito 16 giorni prima dell’incontro del FOMC.
In una delle due istanze in cui la Fed ha tagliato i tassi a 11 giorni o meno dall’incontro, l’azione e’ giunta 4 giorni prima del meeting – hanno ridotto i tassi venerdi’ primo febbraio e si sono riuniti il 5 febbraio.

Il rapporto sull’occupazione apparentemente contiene abbastanza informazioni per suscitare una risposta da Greenspan quando ci sono sviluppi straordinari.

Mentre Greenspan senza dubbio preferirebbe evitare di creare un precedente di azione su rapporti economici, nel timore che i mercati chiederebbero ulteriori azioni con i rapporti successivi, la Fed in questo caso potrebbe avere poca scelta poiche’ ci sarebbe un gran bisogno di neutralizzare gli effetti nocivi che un debole rapporto sull’occupazione potrebbe avere sulla fiducia dei consumatori.

La debolezza del prossimo rapporto non e’ certamente una sicurezza, ma ci sono un sacco di ragioni per credere che i rischi favoriscono un rapporto debole.

Eccone una lista:

1) La fiducia dei consumatori si e’ allentata considerevolmente. Nel passato, un rapido declino della fiducia dei consumatori e’ stata associata con un ampio declino nei libri paga. Le perdite nei libri paga hanno ammontato mediamente tra 100000 e 200000 al mese in tali periodi. Inoltre, la percezione dei consumatori del mercato del lavoro e’ stata un’accurata misura della situazione dell’occupazione e questa percezone e’ andata erodendosi. Per esempio, nell’ultimo sondaggio della Conference Board la percentuale di chi pensa che i posti di lavoro siano abbondanti e’ caduta a 42,4% in febbraio da 49% in gennaio e dai massimi di 55,8% del 2000. Questa componente e’ stata storicamente strettamente correlata conil tasso di disoccupazione.

2) Anche un altro indice della Conference Board, quello degli annunci di lavoro, e’ sceso considerevolmente. Quando questo indice cade in tandem con l’indice della Conference Board sulla fiducia dei consumatori, tipicamente coincide con statistiche deboli sull’occupazione. A gennaio l’indice degli annunci di lavoro e’ calato a 76 da 79 di dicembre e da 90 dell’anno scorso.

3) Nell’ultimo rapporto NAPM (National Association of Purchasing Managers) la componente sull’occupazione e’ scesa al livello minimo dall’ultima recessione e l’ammontare dell’ultimo calo e’ stata generalmente vista solo con il declino nei libri paga.

4) La recente conta dei licenziamenti per novembre e dicembre da parte di Challenger Grey & Christmas ha registrato il maggiore calo in due mesi.

5) Nelle statistiche sull’occupazione di gennaio, sebbene i libri paga abbiano guadagnato 268.000 unita’, l’occupazione per famiglia e’ scesa di circa 300.000 (il rapporto sui libri paga e’ un sondaggio di 300.000 aziende, ma i dati delle famiglie, che producono dati sull’occupazione per famiglia e il tasso di disoccupazione, e’ un sondaggio di 50.000 famiglie). Con il tempo sia il sondaggio delle famiglie che quello delle aziende tende a convergere, suggerendo che i dati sull’occupazione per famiglia si rafforzeranno o che quelli del sondaggio tra le aziende si indebolira’. A voi la scelta.

6) Dal punto di vista tecnico, lo straordinario aumento del mese scorso nelle posizioni di lavoro nel settore delle costruzioni (in crescita di 145.000 unita’- il massimo dall’aprile 1978).

7) La disponibilita’ di lavoratori (occupazione temporanea), uno dei maggiori indicatori dell’occupazione, e’ calata di 73.000 unita’ a dicembre e di 39.000 unita’ a gennaio. Le aziende di solito licenziano i dipendenti temporanei prima di iniziare a tagliare le posizioni permanenti.

8) Le ore lavorate, un altro dei principali indicatori sull’occupazione, sono diminuite considerevolmente nei mesi scorsi. Come per l’occupazione temporanea, le aziende tendono a ridurre le ore di lavoro prima di iniziare i licenziamenti.

Sebbene richiederebbe una straordinaria debolezza nei prossimi dati per spingere la Fed ad agire contrariamente alla norma, e’ almeno concepibile che un tale scenario possa accadere.

Comunque, cercate di non innervosirvi troppo con tutto l’eccitamento del mercato sui tagli dei tassi. L’ammontare e il momento dei futuri tagli non possono sempre essere noti con certezza. Quindi la mia risposta a chi chiede “quanto?” e “quando?” e’ che la Fed fara’ quanto e’ necessario. Per gli investitori e’ quello che conta.

*Anthony Crescenzi e’ amministratore delegato del sito Bondtalk.com