TASSI AI MINIMI E FED CON LE SPALLE AL MURO

4 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia

La Federal Reserve conclude oggi una due giorni di incontri al termine dei quali tutti si aspettano che i tassi di interesse sui fed funds negli Stati Uniti saranno mantenuti ai minimi storici. Lo stesso è previsto per i vari programmi di emergenza attuati per arginare la crisi, un segno che la ripresa è ritenuta molto fragile dai funzionari della Banca Centrale americana. Il Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio di politica monetaria della Fed, manterrà quindi la sua linea accomodante con l’obiettivo di continuare a favorire il credito, la linfa vitale dell’economia. L’inflazione d’altra parte rimane molto debole, e questo da ampio spazio alle attuali politiche della Fed.

Gli economisti e gli investitori staranno quindi attenti soprattutto alle dichiarazioni che seguiranno la decisione del Fomc. Dallo scorso dicembre il Fomc ha ancorato il tasso di interesse sui fed funds per il prestito interbancario, ad un margine di oscillazione dallo 0 allo 0,25%, una mossa senza precedenti nella fase più difficile della crisi finanziaria peggiore dalla Grande Depressione.

Il Federal Open Market Committee comincerà a gettare le fondamenta per la futura uscita della Banca Centrale dai mercati finanziari nella sua dichiarazione dopo il meeting di questa settimana”, ha detto Joseph Brusuelas, analsita di Moody’s. Secondo l’analista solamente nel tardo 2010 si avrà un aumento dei fed funds. “Non prevediamo che il comitato aumenterà i tassi prima che la disoccupazione si sia stabilizzata e la ripresa sia ritenuta sostenibile”, ha detto.

Molti economisti hanno sottolineato che nonostante le politiche straordinarie della Fed i cordoni del credito rimangono ancora piuttosto stretti. “L’unica espansione che le banche stanno adottando adesso è il prestito privo di rischi. Fino a quando non avremo cambiamenti, la performance economica resterà sottotono e i tassi resteranno bassi per molto”, ha detto Patrick O’Hare di Briefing.com.

Nel terzo trimestre l’economia statunitense è cresciuta per la prima volta in un anno, ma l’aumento del 3,5% del Pil è il risultato soprattutto del massiccio piano di stimoli del governo. Bernanke ha detto recentemente di non avere fretta di adottare una politica monetaria più restrittiva. Decisioni diverse, ha detto, verranno prese “quando l’outlook economico sarà migliorato a sufficienza”.

Il problema è che con un tasso di disoccupazione quasi al 10% la spesa per consumi, il principale motore dell’economia americana, ha una grave fardello da sopportare. In settembre la disoccupazione ha toccato il livello più alto in 26 anni, al 9,8 per cento. La maggior parte degli analisti prevede un valore al 9,9% in ottobre. “L’implicazione più importante di una lenta ripresa è che l’economia non vedrà una piena occupazione per molti anni”, ha detto Karen Dynan di Brookings Instiution. Una proiezione della Fed utilizzata nella riunione del Fomc del 22-23 settembre ha stimato che il tasso di disoccupazione si manterrà elevato anche fino al 9,25% alla fine del 2010, per poi scendere circa all’8% entro la fine del 2011.