TASSE E SPECULAZIONE FINANZIARIA, DIVISA LA CDL

22 Agosto 2005, di Redazione Wall Street Italia

Primo giro di motori domani al ministero dell’Economia in vista della Finanziaria. Archiviate le vacanze estive il ministro Domenico Siniscalco effettuerà proprio domani una prima ricognizione con la Ragioneria generale dello Stato sulla cifre necessarie per la manovra di bilancio: si parla di 17,5 miliardi di euro complessivi, di cui 11,5 necessari per portare il deficit dal 4,6% tendenziale al 3,8% del Pil, e circa 6 da spendere per il rilancio dell’economia e del sistema produttivo.

Incassata con soddisfazione la correzione del Fondo Monetario Internazionale alle stime di crescita per il 2005, che si allineano così a quelle del Dpef, Siniscalco dovrà infatti verificare quante risorse rimangono per gli sgravi alle famiglie, il rilancio degli investimenti pubblici e il sostegno alle imprese. A cominciare dal taglio dell’Irap, che dovrebbe prevedere 5 miliardi di sgravi già nel 2006, di cui quattro per le imprese e uno per i professionisti.

La manovra ha incassato subito il no dei sindacati – poche le risorse hanno detto i segretari generali di Cisl e Uil Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, mentre la questione dell’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie per reperire più risorse divide la Casa delle Libertà. Un nodo, quello delle coperture, che difficilmente potrà essere sciolto solo attraverso il contenimento della spesa, l’intensificazione della lotta all’evasione e l’allargamento della base imponibile.

Per questo, nelle stanze di via XX settembre, tutti i fascicoli rimangono ancora aperti, a partire da quello sull’inasprimento fiscale sulle rendite finanziarie ed immobiliari. L’obiettivo – ha spiegato Siniscalco – non sono i guadagni dei Bot-people, ma i capital gain realizzati attraverso investimenti mordi e fuggi da parte degli speculatori di borsa. Un’ipotesi, quella di tassare i capital gain, che piace al ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno: “I conti – ha detto – parlano chiaro: noi potremo cominciare a smantellare l’Irap soltanto trovando altre forme di gettito fiscale, e l’unica entrata è quella della rendita finanziaria. Credo che questo sia il grande segnale che il Governo deve dare nella prossima Finanziaria, in un paese come l’Italia che ha la più alta tassazione sulle imprese e la più bassa sulle rendite finanziarie.

Ritengo questa una scelta necessaria”. Ma il dibattito sul tema – che trova d’accordo alcuni sindacati e partiti dell’opposizione – è tutto aperto all’interno della maggioranza, con voci autorevoli che si legano contro un inasprimento fiscale che colpisce comunque gli investimenti in borsa. Secondo il vice-presidente del Consiglio Giulio Tremonti “Forza Italia e il presidente del Consiglio si sono già espressi e si sono detti contrari”. “Il sistema fiscale italiano – precisa Tremonti – in merito alle plusvalenze realizzate dalle società finanziarie è giusto. E’ quello europeo”.

Contrario anche il ministro del Welfare Roberto Maroni, secondo cui “non si può diminuire la pressione fiscale da una parte, così come vogliamo fare con l’Irap, finanziando il taglio con un aumento della pressione fiscale su un altro settore. Non sarebbe una politica condivisibile. La riduzione della pressione fiscale si fa tagliando delle spese, punto e basta”. Ma Alemanno ha replicato affermando di non accettare “anatemi” sulla questione.