TANGOBOND: ALLARME TRUFFA, L’OFFERTA VA RIFIUTATA

12 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

“Con la pubblicazione del prospetto sui bond l’Argentina ha realizzato l’imbroglio più importante della storia”. Non usa mezzi termini Nicola Stock copresidente del Gcab, associazione che tutela molti detentori di bond argentini finiti in default, e presidente della Task force argentina, l’associazione costituita in seno all’ABI per la tutela degli investitori italiani titolari di tango-bond. L’offerta, secondo Stock, che è stato sentito oggi in audizione dalla commissione Finanze della Camera, è “iniqua, inammissibile e inaccettabile per le condizioni economiche”. Il comitato consiglia di non aderire e ritiene che l’Argentina possa migliorare nettamente l’offerta dall’attuale valore netto di mercato valutato in circa il 27 per cento “ad almeno il doppio”.

“La posizione della TFA è chiara ed è quella di raccomandare gli investitori a non aderire all’offerta del governo argentino che è unilaterale perchè non negoziata con i maggiori creditori nonostante questa fosse una richiesta del fondo monetario internazionale. Questa offerta – ha detto Stock – è iniqua ed inammissibile e il nostro obiettivo è quello di convincere i bond holders a non consentire il successo dell’offerta”.

Secondo la Tfa, il governo argentino è finanziariamente in grado di migliorare l’offerta riducendo il periodo per il pagamento del capitale attraverso i nuovi bond, dai 35 anni previsti dal prospetto attuale a 10-15 anni. In questo modo si alzerebbe la percentuale di rimborso al 55 per cento circa, spiega Stock, con tassi di interesse “del 2-2,5 per cento”.

Perchè l’offerta attuale sia valida occorre l’adesione dell’80 per cento dei titolari delle obbligazioni. Una percentuale molto alta che Stock si dice certo che non verrà raggiunta. “Il numero di investitori italiani che intendono aderire – ha pronosticato il presidente della Tfa – è limitatissimo”. Secondo le stime del copresidente del Gcab “l’Argentina oggi può contare su adesioni per circa il 25 per cento del debito in default da parte di banche, fondi pensione e società di assicurazione argentini”. In caso di mancata accettazione, il governo argentino dovrebbe sedersi di nuovo al tavolo delle trattative con i rappresentanti dei detentori di titoli.

Nell’eventualità, invece, che l’offerta venga accettata (le adesioni possono arrivare a partire da venerdì, il termine scade il 25 febbraio), Stock ha preannunciato “azioni legali molto forti da parte degli investitori. Ci sono già negli Usa – ha detto – due class action molto forti” mentre altre 14 azioni collettive attendono la certificazione. “Noi – ha aggiunto – cercheremo di non fare cause al governo argentino, ma se continuiamo a prendere calci nel sedere…”.

Comunque, ha ricordato, “sulla base di quanto indicato nel prospetto informativo, le obbligazioni che non parteciperanno all’offerta di scambio manterranno intatti i diritti originari”. Se l’offerta venisse accettata, ha detto ancora Stock, si creerebbero problemi per la stabilità dei mercati.

Al termine dell’audizione, il presidente della commissione Finanze Giorgio La Malfa ha definito “del tutto convincenti” le valutazioni di Stock e ha sottolineato che spetta al governo italiano esercitare
“tutte le pressioni” necessarie sull’Argentina contro l’offerta di rimborso dei tango-bond.

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BOND ARGENTINA: L’ADUC PROMUOVE LE CLASS ACTION NEGLI USA COME ALTERNATIVA ALL’ADESIONE ALL’OPSV

Nei prossimi giorni partira’ l’Offerta Pubblica di Scambio Volontaria (OPSV) promossa dal Governo argentino. La scelta se aderire all’OPSV e’ complessa. La convenienza dipende da molti fattori personali (ad esempio, la percentuale del patrimonio investita in queste obbligazioni). Sul piano generale, questa scelta, per come e’ stata proposta dal Governo argentino, e’ una sorta di “dilemma del prigioniero” (da Merrill Flood e Melvin Dresher): la convenienza della propria scelta dipende infatti anche dalle scelte di tutti gli altri.

Attualmente i titoli argentini hanno un valore sul mercato di circa il 30% del valore nominale, in linea quindi, con la proposta dell’OPSV. Nel caso in cui la maggioranza degli obbligazionisti aderisse all’offerta e’ altamente probabile che il valore di questi titoli scenda drasticamente. L’eventuale minoranza non aderente, quindi, subirebbe una notevole perdita che potra’ essere recuperata solo attraverso le vie legali (con i tempi ed i rischi connessi). Nel caso in cui la maggioranza degli obbligazionisti non aderisse, e’ evidente che l’Argentina sara’ costretta a proporre a questa maggioranza diverse soluzioni, piu’ favorevoli. Il valore di mercato dei vecchi titoli, quindi, riflettera’ queste aspettative e l’eventuale maggioranza non aderente non avra’ subito danni dalla scelta di non aderire.

Collettivamente, quindi, e’ conveniente non aderire. Ma se la maggioranza agisse contro l’interesse collettivo, la minoranza potrebbe perdere anche quel 30% che valgono i titoli attualmente. Ribadito che la scelta su questa adesione e’ un fatto personale, l’Aduc, per tutti coloro che non intendono accettare la proposta dell’Argentina, ha deciso di supportare e promuovere il maggior numero di Class Action negli USA. Questo al fine di convincere l’Argentina ad una transazione con i possessori di bond che parta da basi piu’ solide di quelle attuali.

La battaglia legale contro il Governo argentino che abbiamo avviato, utilizza esclusivamente gli strumenti del sistema giudiziario degli Usa, e si concentra, quindi, solo sui 28 titoli che hanno giurisdizione americana (l’elenco completo e’ disponibile a questo indirizzo web). Il sistema giudiziario americano, oltre ad essere piu’ efficiente di quello italiano, consente il cosiddetto patto di quota lite (che in Italia e’ tanto osteggiato dagli avvocati): il rischio dell’azione legale ricade sui legali stessi.

Il primo titolo per il quale siamo gia’ attivati con la presentazione della class action (attraverso risparmiatori che si sono a noi rivolti) e l’obbligazione con codice ISIN XS0086333472 (Argentina 98/08 8.125% denomina in EURO e scadente il 21/04/2008). La domanda e’ stata presentata con l’assistenza dello Studio Legale Murray, Frank & Sailer LLP ( 275 Madison Avenue New York, New York 10016 – www.murrayfrank.com ). Il legale che segue l’azione e’ l’Avv. Eric j. Belfi e puo’ essere contattato alla seguente e-mail:

[email protected]

Attualmente esistono altre class action presentate, ma non ancora certificate, per i titoli con i seguenti codici ISIN: US040114FB19, US040114GA27, US040114GD65, US040114GF14, US040114GG96, US040114AN02, US040114AV28, US040114AZ32. Come sempre, informeremo sugli esiti di queste class action attraverso il sito Aduc-Investire Informati.

Gli unici due titoli per i quali esiste una class action certificata sono: US040114AR16 e US040114BE93 (denominate in dollari e scadenti nel 2009 e 2017). La definizione di classe comprende tutti coloro che abbiano acquistato prima del 22/07/2002 e detengano ininterrottamente i titoli sino alla (futura sentenza). Il lead plaintiff (rappresentante di classe) e’ una società tedesca (URBAN GMBH).
Per tutti gli altri titoli (US040114AH34, XS0043118172, XS0043119147, XS0043120236, XS0043120582, XS0015229908, XS0130278467, US040114FC91, US040114BL37, US040114GB00, US040114GH79, US040114AW01, US040114AX83, US040114BD11, US040114BC38, US040114BK53, USP8055KGV19) promuoveremo specifiche class action come gia’ fatto con il titolo XS0086333472.

Ricordiamo, infine, che e’ pendente domanda di class action avviata dallo studio americano Hagens-Berman (http://www.hagens-berman.com) anche per i bond che hanno giurisdizione diversa da quella americana. Non sappiamo ne’ possiamo prevedere se avra’ successo (vi sono parecchi dubbi, legati sia alla possibile carenza di giurisdizione che al fatto che presumibilmente il candidato lead flaintiff non detiene tutti i titoli che chiede di rappresentare), ma chi fosse in possesso di titoli non compresi nelle liste di cui sopra e volesse notizie piu’ approfondite sull’azione, puo’ contattare lo studio che segue l’azione all’email: [email protected]

Chi intendesse aderire ad una class action gia’ avviata, oggi non deve fare nulla a parte attendere e non aderire all’offerta di scambio. Chi aderisce all’OPSV si esclude automaticamente dalla possibilità di aderire/proporre qualunque azione giudiziale, sia essa individuale o attraverso una class action, verso la Repubblica Argentina.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio