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TANGO BOND, RISPARMIATORI CORNUTI E MAZZIATI

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(WSI) – La Task force promossa dalle banche italiane per la negoziazione del debito argentino si è trasformata in un clamoroso autogol. Le banche, invece di accollarsi singolarmente la responsabilità di consigliare i propri clienti e individuare soluzioni concrete, si sono collettivamente parate dietro il velo di un Comitato per la tutela degli interessi dei risparmiatori, costituito sotto l´egida dell´associazione di categoria e presieduto da Nicola Stock. Il Comitato, poi, ha sbagliato strategia di negoziazione, ha illuso inutilmente i risparmiatori e, alla fine, ha consigliato di non aderire all´offerta di scambio, commettendo l´ultimo, decisivo errore. E persevera, non ammettendolo, e continuando a illudere i risparmiatori su vie di uscita tanto vantaggiose, quanto poco probabili.

Così, nella peggiore delle ipotesi, 270.000 italiani hanno perso tutto. Nella migliore, possono sperare che l´Argentina riapra l´offerta di conversione (probabile), per accettare quella che per il Comitato rimane una “proposta indecente”. E il Comitato? Non ha alcuna responsabilità giuridica nei confronti dei risparmiatori: esprime solo pareri. Visti i risultati, le banche, cautamente, si stanno dissociando da un Comitato che non le rappresenta legalmente, né le impegna. E il risparmiatore? Come sempre, cornuto e mazziato.

La strategia del Comitato era sbagliata per tre ragioni. Primo, ha insistito su criteri di equità; mentre in una trattativa come questa bisognava optare per la soluzione economicamente più vantaggiosa, tra quelle realistiche, anche se sembrava ingiusta. Secondo, la valutazione del debito sostenibile dall´Argentina era sbagliata. Il taglio del 70% al valore del debito non è eccessivo. Anzi, forse è ancora troppo poco. Nonostante il taglio, il debito rimarrà pari al 75% del Pil: anche ipotizzando che l´onere del debito scenda al 4%, e che il prestito del Fondo Monetario (Fmi) venga rimborsato in 15 anni, l´Argentina dovrà mantenere un avanzo primario di almeno 3,6% del Pil per i prossimi 30 anni, solo per pagare gli interessi.

Uno sforzo formidabile anche per un paese che non avesse subito gli enormi costi sociali ed economici dell´Argentina (ci sono voluti sei anni perché il Pil tornasse al livello del 1999). Un´offerta più vantaggiosa non sarebbe stata credibile, perché avrebbe esposto il Paese a un ulteriore default.

Terzo, non esiste un diritto che regoli i default degli Stati. L´Economist ricorda che quando il Venezuela ripudiò il proprio debito nel 1902, Germania, Italia e Inghilterra mandarono le cannoniere a bloccarne i porti. Oggi, il Fmi approva il piano macroeconomico di un paese e, di fatto, sancisce la sua capacità di ripagare il debito, e quindi la ristrutturazione offerta ai creditori, senza negoziati e tribunali. Sarebbe illogico sperare che il Fmi voglia, e possa, imporre all´Argentina un avanzo primario superiore al 4%, implicito nella ristrutturazione.

Era quindi ragionevole opporre un netto rifiuto all´offerta durante la negoziazione, ma alla fine aderirvi. Meglio ancora, vendere a un fondo specializzato: li chiamano “avvoltoi”, ma offrono un servizio utilissimo, permettendo agli investitori di smobilizzare titoli rischiosi e poco liquidi, naturalmente in cambio di un profitto.

In un´intervista al Sole-24 Ore, il presidente Stock dice di puntare sull´arbitrato internazionale: se l´Argentina lo rinnegasse cosa potremmo fare? Mandare le cannoniere? Stock sostiene che una battaglia giuridica ad oltranza nelle ristrutturazioni è sempre vincente. Questo è vero, ma solo per i piccolissimi creditori, che il debitore, con poca spesa, è disposto a liquidare pur di toglierseli di torno; non per chi detiene ancora 20 miliardi di Tango bond, non avendo aderito all´offerta. Sostiene inoltre che i nuovi titoli argentini saliranno di prezzo quando saranno quotati, a riprova che il Paese può pagare di più. Probabilmente saliranno, ma perché la ristrutturazione si è chiusa con successo.

È ora che le banche mandino in pensione Comitati e Task force, smettano di illudere i risparmiatori, e si accollino la responsabilità di consigliare la migliore via di uscita da un incubo che dura da troppi anni. La migliore è che le banche costituiscano dei veicoli finanziari per riacquistare, a prezzi di mercato o con un leggero premio, i bond argentini ancora in mano ai propri clienti. Sono in tutto 8 miliardi. I veicoli potrebbero essere finanziati facilmente, e magari anche collocati presso gli investitori istituzionali. Basta illusioni e facili promesse; i risparmiatori si meritano proposte concrete.

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