TANGO-BOND: L’ITALIA BOCCIA LA PROPOSTA ARGENTINA

1 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

ROMA, 1 mar – L’Italia boccia l’offerta Argentina: tre italiani su quattro, infatti, ha detto no alla proposta di swap avanzata da Buenos Aires per la ristrutturazione del debito.
Complessivamente, quindi, rimangono in mano ai risparmiatori italiani tango-bond per oltre 8 miliardi di dollari: in totale hanno aderito all’offerta solo il 27,8% dei 450.000 detentori di obbligazione argentine.

Le cifre arrivano dalla Task Force Argentina e contrastano con le parole pronunciate dal presidente Nestor Kirchner che proprio oggi, davanti al Parlamento e forte delle previsioni dei mercati che stimano un’adesione globale fra il 75% e l’80%, ha dichiarato che l’Argentina si è ormai “lasciata alle spalle il default”.

Nel rendere noti i dati sull’adesione, la Tfa ha provveduto immediatamente a rassicurare l’esercito dei quasi 325.000 risparmiatori che hanno bocciato il piano di ristrutturazione del debito argentino. L’associazione guidata da Nicola Stock, infatti, continuerà ad assistere i risparmiatori in modo gratuito “portando avanti le azioni necessarie” per tutelarli, “incluse quelle legali”.

Chi è rimasto con i vecchi tango-bond in mano – rassicura Stock – non deve temere anche per un’altra ragione: “I vecchi titoli non sono carta straccia: ancora in queste ore, infatti, le obbligazioni in default della Repubblica Argentina – sottolinea Stock – continuano ad essere scambiate sui mercati valutari”.

E anche chi non ha dato la delega alla Tfa nei mesi scorsi “può ancora farlo attraverso la propria banca”. Un messaggio rassicurante per coloro che hanno rifiutato di aderire alla proposta di Buenos Aires, che si va ad aggiungere alle diverse vie d’uscita individuate nei giorni e nei mesi scorsi sia dalla Tfa sia dai consumatori.

A tutela dei risparmiatori, Stock ha annunciato una battaglia legale e, se necessario, anche un ricorso all’Icsid, (International centre for settlement disputes), l’organismo internazionale costituito da 154 Paesi che risolve le controversie tra governi nazionali ed investitori privati. Con il ricorso all’Icsid, le cui sentenze sono inappellabili e vincolanti, la Tfa mira al recupero degli investimenti, più gli interessi per i risparmiatori.

Azioni di lotta a tutela di chi non ha aderito saranno messe in campo anche dalle associazioni dei consumatori, che per il momento hanno assistito già 12 cause (tutte vinte) intentate dai risparmiatori contro le banche italiane. Un sit-in dopo domani ed una manifestazione di piazza probabilmente il prossimo 26 marzo sono le altre iniziative dei consumatori, che così vogliono spingere il Governo ad “essere più presente” e a avviare un negoziato con l’Argentina affinché migliori l’offerta.

Ma le possibilità che questo possa accadere sono ormai remote, con Buenos Aires che già canta vittoria e che ha blindato l’offerta con una legge che ne impedisce ogni eventuale modifica, nei modi e nei tempi. “L’Argentina si è lasciata alle spalle il default – ha detto Kirchner -.

Nell’ambito del più gigantesco concambio di un debito in default della storia mondiale, siamo riusciti ad ottenere la riduzione di capitale più grande della storia”, ha precisato il presidente, mettendo in evidenza come “per la prima volta si potrà dire non si pagherà il debito a costo della fame e della sete degli argentini”.

Il tutto mentre le cifre ufficiose parlano di adesioni globali intorno al 70-80%, e quindi con soli 20 miliardi di dollari rimasti fuori dalla mega ristrutturazione del debito (pari a più di 80 miliardi). All’appello, però, manca anche il via libera del Fondo Monetario Internazionale, che molto probabilmente farà pressioni affinché l’Argentina pensi anche agli ‘holdouts’. Una questione, questa, che rischia di diventare prettamente politica con il G7, ed in particolare l’Italia, decisi ad affrontare la situazione in cui si sono venuti a trovare gli obbligazionisti che non hanno aderito.